La lettera dal carcere di Brescia a Vecchi: il sindaco ammesso come parte civile al processo per minacce
Scrisse: “Quali mani hai stretto al Centro Insieme?”

28/12/2016 – Nel troncone del processo “Aemilia” che si aperto ieri a Bologna e che si riferisce a persone in parte già interessate dal processo in corso di svolgimento a Reggio, il gup Alberto Gamberini ha ammesso il sindaco di Reggio Luca Vecchi quale parte civile per le minacce aggravate dal metodo mafioso che avrebbe subito da Pasquale Brescia, imputato nel processo di ‘ndrangheta “Aemilia”, e dal suo avvocato di fiducia, Luigi Antonio Comberiati che aveva recapitato la lettera a mano alla redazione del resto del Carlino, a Bologna.
La Dda ritiene che Brescia, attraverso la lettera, abbia posto in essere ai danni del sindaco una “grave e larvata minaccia”, anche evocando la propria appartenenza ad un gruppo di cutresi “discriminati” e “criminalizzati” riferendosi, per i Pm, ai calabresi arrestati nell’ambito dell’inchiesta come Brescia stesso, a gennaio 2015.

Sull’effettiva esistenza delle minacce, contenute in una lettera scritta dal carcere, si pronuncerà il giudice. Di certo Brescia ha rinfacciato al sindaco Vecchi di non aver difeso la comunità cutrese di Reggio, nonostante sua moglie sia di Cutro. Inoltre gli ha ricordato di aver stretto molte mani nel corso di un incontro elettorale al Centro Insieme di Reggio Emilia.
Sia Brescia sia l’avvocato Comberiati hanno scelto il rito abbreviato, che sarà discusso in aprile davanti al Gup di Bologna.
Il sindaco Vecchi dopo essere venuto a conoscenza della lettera presentò denuncia considerandola alla stregua della minaccia; ora gli è stato riconosciuta la condizione di presunto danneggiato, con  l’ammissione nel processo come parte civile.
Oltre al sindaco, parte civile con il professor Vittorio Manes in riferimento alle minacce contenute nella lettera indirizzata a lui e recapitata il primo febbraio all’edizione reggiana del Resto del Carlino, in udienza si sono costituite anche la Regione Emilia-Romagna e l’associazione Libera, su tutti i capi di imputazione.
Diversi imputati in questo filone sono già stati coinvolti in quello principale, concluso con 57 condanne davanti al Gup di Bologna e con oltre 150 persone attualmente a dibattimento a Reggio Emilia.

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