Il no delle banche inguaia Unieco
Sul tavolo l’ipotesi liquidazione coatta

di Pierluigi Ghiggini

6/12/2016 – Ancora ore difficili per Unieco. Ieri il consiglio di amministrazione dell’ex colosso cooperativo ha preso atto dello stop imposto dalle banche creditrici al piano di ristrutturazione del debito, oltre 300 milioni di euro che pesano come un macigno sul futuro del gruppo di via Ruini.
Di conseguenza sono state avviate le procedure, in via prudenziale, sia per un bilancio in grado di garantire la continuità aziendale, sia per la liquidazione della società.
Diverse opzioni sono sul tavolo, e c’è ancora la possibilità di  positiva nella crisi, tuttavia il cda non può sottrarsi a valutazioni realistiche della situazione.
A quanto si è appreso, è  Banca Monte Paschi ad aver respinto il piano di ristrutturazione presentato da Oxy, società che si occupa della liquidazione di attività di grandi aziende. Piano che prevede il trasferimento di gran parte del patrimonio immobiliare di Unieco, che Oxy dovrebbe acquistare insieme al fondo  Attestor Capital: oltre al patrimonio dovrebbero acquisire anche il debito di Unieco con le banche, per consentire la ripartenza della società cooperativa (magari con un nome diverso).
Tuttavia, in tale eventualità,  gli istituti di credito dovrebbero rinunciare a parte dei loro crediti, e proprio su questo punto il piano si è arenato con il niet di Montepaschi, ma anche di Cariparma e di Unicredit, che rappresentano il grosso del credito, all’interno di un pool di 13 istituti.
La conseguenza è che verrebbe meno anche la linea di 25 milioni di capitali freschi indispensabili per mandare avanti l’attività aziendale. Da qui l’esame, nel corso di un cda durato parecchie ore, di diversi scenari, compreso quello della liquidazione coatta: scelta possibile e rappresentata ai soci anche nell’ultima assemblea.
Tuttavia le decisioni non sono scontate, perchè risulta che le trattative con Montepaschi – l’istituto più recalcitrante, anche a causa dei suoi notevoli problemi, e che è stato socio di Unieco nella Sansedoni – vanno avanti. Di conseguenza gli amministratori non disperano in una soluzione che possa garantire la continuità aziendale.
E sempre aperta la trattativa per la cessione della divisione Unieco a Iren ambiente, anche se la settimana scorsa è scaduto inutilmente il termine delle sei settimane per la trattativa in esclusiva.
A gestire questa fase,  la più drammatica in 112 anni di attività della cooperativa, un consiglio di amministrazione guidato da Cinzia Viani, insediato dopo la “rivolta” dei soci che nel 2015 ha scongiurato la fusione con Coopsette (finita in crac dopo poche settimane) e ha giubilato Mauro Casoli.

Be Sociable, Share!

6 risposte a Il no delle banche inguaia Unieco
Sul tavolo l’ipotesi liquidazione coatta

  1. Ughetta Rispondi

    06/12/2016 alle 11:03

    I porcellini salavadanéi languono…
    tempo di salsiccia…metà per uno..

  2. pensionato42 Rispondi

    06/12/2016 alle 18:59

    La linea di Unieco degli ultimi due anni non è male , cercano di salvare il salvabile con piani di rientro, il problema che è un po’ troppo tardi ed il debito è molto grande.
    La crisi economica non risparmia i colossi dell’edilizia e neanche le grandi coop rosse di costruzioni ( Coopsette e CRM).

    Pero’ lasciatemi dire una cosa dove erano e chi erano i dirigenti negli anni ’90 e 2000 ai tempi delle amministrazioni di Antonella Spaggiari e Graziano Del Rio ?
    Hanno preso tanti di quei soldi e appalti che avrebbero dovuto avere una grande solidità per decenni invece, alla prima crisi crack falliscono…come mai?
    Perché non si fanni i nomi di quelli che hanno portato a questa situazione ?

    Dispiace per gli onesti lavoratori che rischiano il posto di lavoro ma i loro capi storici hanno la coscienza molto sporca.

    • Cavour Rispondi

      06/12/2016 alle 20:57

      Sì ‘ così. ma purtroppo occorrono i nomi.

      Unieco ha costruito anche all’estero. Poi, amgari, i manager ora lavorano per soc edili private. Non c’e’ il controllo. E i toponi capi coop ballano. Poi il crak divora solo i dipendenti.

      Certo non e’ successo alla Sicim, alla Pizzarotti, alla Trevi, alla Bonatti. Soceita’ che sono il fiore all’occhiello dell’Italia. Le soceita’ statalizzate come la Uneico la Coopsette, risentono del profondo magna magna manageriale.

      E non parliamo della coop concordia……

  3. Cavour Rispondi

    06/12/2016 alle 20:57

    Vedrete che MPS cedera’…………

  4. pippo Rispondi

    07/12/2016 alle 15:53

    Il presidente Casoli è il primo responsabile di tutto.

    • Cavour Rispondi

      11/12/2016 alle 14:25

      Ribadisco: Unieco e’ stata fatta fallire ! Punto e basta.

      Poi essendo politicizzata, risorgera’, i media annunceranno che dopo 3 giorni , Unieco e’ risorta ! A parte la battuta blasfema, le banche come Mps o Unicredit non muovono una foglia perche’ sanno anche loro come si sono svolti i fatti.

      E’ buona l’idea di Unieco di farla fallire, mangiando gli investimenti dei dipendenti Uneico ?

      Secondo lo statuto delle coop, le coop non possono fallire.

      Le leggi ci sono. Meditate, gente, meditate.

Rispondi a pippo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *