I consiglieri rinnovano la Provincia: le liste Il Pd manda a casa Enrico Bini

16/12/2016 – Domani, sabato 17, i consiglieri comunali di tutto il reggiano eleggono il nuovo consiglio provinciale. Dopo la riforma Delrio, che ha tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti, il consiglio viene rinnovato ogni due anni attraverso un meccanismo di voto ponderato. Resta in carica tuttavia il presidente Giammaria Manghi, il cui mandato dura quattro anni.

Si vota nel seggio istituito a palazzo Allende, sede della Provincia.

Dodici i consiglieri provinciali da eleggere anche in questa tornata, ma solo il Pd ha presentato il numero massimo di candidati. La lista Provincia più democratica candida consiglieri a sinistra del Pd.  Esce di scena il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, già presidente antimafia della Camera di commercio, escluso dalla lista Pd. Forza Italia (Terre Reggiane) conferma il capogruppo Giuseppe Pagliani e schiera fra gli altri Daniele Galli di Castelnovo Sotto,  il coordinatore provinciale Gianluca Nicolini di Correggio e Cristina Fantinati di Novellara. Esce dal consiglio Daniele Erbanni non più rieletto in comune.

Questi i candidati delle tre liste.

Provincia più democratica: Arduini Marco, Bertarelli Andrea, Castiglioni Barbara, Iotti Alberto, Lusetti Fabio, Pavarini Roberto e  Zanoni Nicolas.

Terre reggiane: Delsante Paolo, Fantinati Cristina, Galli Daniele, Nicolini Gianluca, Pagliani Giuseppe e Pellini Emanuela.

Partito democratico: Aguzzoli Claudia Dana, Bigi Mauro, Bonura Martina, Casali Paola, Cigni Monica, Guidetti Simona, Malavasi Ilenia, Mammi Alessio, Manari Antonio, Morelli Mariachiara, Moretti Marcello e Saccardi            Pierluigi.

L’elezione del Consiglio provinciale avviene con voto ponderato, ossia l’elettore  (sindaco  o consigliere comunale) che appartiene ad un Comune con un minor numero di abitanti esprime un voto con un valore inferiore rispetto all’elettore (sindaco o consigliere comunale) di un Comune con un numero maggiore di abitanti.

MA DOPO LA VITTORIA DEL NO BISOGNA RIDARE LA PAROLA AL POPOLO SOVRANO

di Giacomo Giovannini*

Uno degli effetti del voto referendario è l’evaporazione della legge Delrio sulle Province.

Una legge scritta “in attesa della riforma” costituzionale che ha conferito la sua forza addirittura ad un auspicio, ossia l’approvazione della riforma.

Un’anomalia frutto della cieca arroganza politica che sta caratterizzando il nostro tempo, dove sembra sempre di più che lo sviluppo del pensiero risulti essere inversamente proporzionale al progresso tecnologico.

Uno degli errori politici del Pd, nella riorganizzazione istituzionale contenuta nella modifica costituzionale respinta da venti milioni di elettori, è la scarsa visione nel proporre un modello organizzativo coerente, efficiente e maggiormente economico.

Da sempre infatti ritengo che non sia eliminando i livelli Istituzionali, o peggio eliminandone l’elezione diretta, che si risponde alla richiesta di contenere i costi della politica ed ancor di più i costi della macchina pubblica.

Piuttosto è il numero complessivo dei parlamentari e degli enti intermedi a fare la differenza, soprattutto se Comuni, Provincie e Regioni mantengono dimensioni troppo piccole e quindi sbagliate rispetto alle competenze che sono chiamate ad assolvere.

Da questo punto di vista una seria proposta politica sarebbe quella, per altro non nuova, di ridurre a poche Macroregioni le attuali Regioni e ad un terzo le attuali 110 Province.

Il cortocircuito generato dal voto referendario si paleserà meglio con l’imminente rinnovo del consiglio provinciale da parte del corpo elettorale figlio della legge Delrio, cioè l’insieme dei consiglieri dei comuni della nostra Provincia.

Qual’è il senso di svolgere questa votazione mentre per effetto del NO referendario andrebbe ridata la parola al popolo sovrano?

*vicepresidente di Alleanza Civica

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