Crac Coopsette: tutti i guai delle banche

di Pierluigi Ghiggini
9/12/2016 – Dalle Alpi (quasi)  alle Piramidi  non si salva nessuno dal crac di Coopsette.
Nei giorni scorsi il commissario liquidatore della cooperativa di Castelnovo Sotto –  in altri tempi nella top ten delle imprese di costruzione italiane, quando poteva permettersi di mandare il suo presidente nel cda di Unicredit – ha depositato in Tribunale uno stato passivo colossale.

L’ammontare dei crediti ammessi è di 790 milioni 364 mila 539,94 euro, una cifra che bisogna essere almeno in due solo per guardarla e che equivale a 1.530 miliardi di vecchie lire. I creditori sono in totale 3 mila 729, tra soci, lavoratori, fornitori, enti locali, fisco, istituti di credito: è praticamente la carta d’Italia, nessuna regione viene risparmiata.
I crediti privilegiati ammontano a 41 milioni 754 mila 391,74 euro, gli ipotecari 26 milioni 228 mila 396 euro e quelli pignoratizi 19 milioni 465 mila 672, più 3 milioni 804 mila euro di crediti in pre-deduzione (cioè che vengono conteggiati prima degli altri). Il grosso, ben 699 milioni 111 mila 705 euro,  è rappresentato dai crediti chirografari, che nel riparto -quando sarà determinata la consistenza dell’attivo – saranno gli ultimi ad essere soddisfatti. Tra essi figurano anche gli oltre dieci milioni di prestito sociale di soci lavoratori e pensionati i quali, se va bene, recupereranno solo le briciole.

La sede (chiusa) di Coopsette a Castelnovo Sotto

La sede (chiusa) di Coopsette a Castelnovo Sotto

Ma i dolori sono soprattutto in capo a 19 banche – fra cui le principali del Paese – che hanno sul groppone la grande maggioranza del debito Coopsette: qualcosa come
562 milioni 835 mila 632 euro, circa il 68% dell’intero stato passivo.
Le più esposte sono Banca Carige, con la somma stratosferica di 181 milioni 331 mila 517 euro, e Monte dei Paschi di Siena, con crediti ammessi dal liquidatore per 128 milioni 557 mila 565 euro. In sostanza ben 309 milioni 889 mila euro, pari al 40% dell’intero debito, figurano  in capo alle due banche più disastrate d’Italia, al punto da far sospettare che una parte non trascurabile dei loro guai abbia proprio a che fare con Coopsette.
Per contro gli istituti meno esposti sono Banca Popolare di Milano con 296 mila 785 euro e  il Credem  con 1 milione 521 mila 090,69 euro,  Carisbo con 2 milioni 409 mila 97,61 euro e Ubi Banca 2 milioni 97 mila 556 euro.
Si difendono discretamente anche il Mediocredito (crediti ipotecari, non chirografari, per 3 milioni 567 mila 554 euro) e Nuova Banca Etruria con 3 milioni 893 mila 134 euro di crediti pignoratizi.
In mezzo ci sono Unicredit con 12 milioni 412 mila 97 euro, Unipol Banca con 39 milioni 599 mila, Banca Bper con 38 milioni 685 mila e Banco di Sardegna (controllata Bper) con 5 milioni 268 mila 882 euro.
Quindi Banco Popolare 7 milioni 259 mila 575 euro di crediti ammessi, Cariparma con 10 milioni 820 mila 507,18.
Altri istituti esposti in modo pesante sono Bnl con crediti ammessi per 43 milioni 902 mila 104 euro,  e Intesa SanPaolo con 40 milioni 165 mila 828,92 euro. A questi infine bisogna aggiunge il Ccfs, che è la centrale creditizia interna di Legacoop con 12 milioni 928 mila 929 euro.

(dalla Voce di Reggio Emilia)

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2 risposte a Crac Coopsette: tutti i guai delle banche

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    09/12/2016 alle 10:37

    Dal 1984 al 1990 sono stato attivo nel settore arredamento. Un piccolo show room e un ufficio progettazione. Diversi i lavori eseguiti per enti pubblici tra i quali l’USL di Castelnovo Monti.
    Ho quindi toccato con mano quali erano i metodi di Coopsette per aggiudicarsi gli appalti più interessanti. Metodi non ortodossi, rapporti “particolari” con economi USL e direttori amministrativi …
    Ho visto prendere appalti a prezzo più alto e con lavori di scarsa qualità, con capitolati disattesi … Pare che l’importante, oltre ai rapporti politici privilegiati con amministrazioni di sinistra e burocrati da loro nominati, fossero le “buste” nelle quali si consegnavano i documenti di gara …
    La mia piccola Snc uscì dal mercato con una forte perdita personale, anche per i ritardi di anni nei pagamenti dell’USL. Tutti i debiti con banche e fornitori liquidati di tasca mia e della mia socia. La grande cooperativa invece i suoi debiti li fa ora scontare a migliaia di piccoli artigiani e indirettamente alla collettività. Questo può essere definito di sinistra?
    Saluti,
    Alessandro Raniero Davoli

    • Cavour Rispondi

      09/12/2016 alle 14:19

      Gentile Davoli, io l’ho sempre letta assiduamente, anche in altri quotidiani on line. Io sono con Lei, perche’ le cose le dice papale papale.

      Ma la coopsette, che gli sottoscrivevano bond al 9 % ? La coopsette, che dalla Sua esperienza si muoveva con le bustarelle. Come del resto coopservice a Modena all’ospedale.

      Vabe’, qui in Italia, funziona tutto con la bustarella. Pero’ gli investitori retail, che inculata !

      Coopsette, coi palazzi che ha costruito al limite del consentito…………….

      Ma che schifo.

      Cosi’ vediamo che razza di amministratori pubblici esistono a Reggio Emilia.

      Bravo Davoli, pero’ se vorra’ operare intensamente per la Sua attivita’ le consiglio di lavorare per l’estero. Qui in Italia, mi sto preparando a nuovi scossoni di magna magna.

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