Processo alla fabbrica dell’amianto: testimonianza-choc di una malata di cancro

di Pierluigi Ghiggini

23/12/2016 – Per molti anni aveva lavato i capi di vestiario del marito, operaio della Cemental di Correggio morto di mesotelioma pleurico. Non aveva mai messo piede nella fabbrica dell’amianto, eppure un anno fa ha scoperto di essere anche lei attaccata dal terribile tumore provocato dall’amianto. La signora Luciana Tomasini,  citata dall’avvocato Ernesto D’Andrea che assiste le vittime, ha testimoniato ieri mattina davanti al giudice Luca Ramponi di Reggio Emilia nella terza udienza del processo Cemental, dove l’ex titolare Franco Ponti è imputato di omicidio colposo e lesioni gravi per la morte di Luciano Nanetti, avvenuta nel 2012, e la malattia di Paolo Montanari.

Il Comitato esposti amianto davanti al TRibunale

Il Comitato esposti amianto davanti al TRibunale

Una testimonianza emblematica – in un’udienza durata quasi sei ore – di come la Cemental, dal 1952 agli anni ottanta abbiamo rappresentato una drammatica fonte di inquinamento ambientale e abbia messo a repentaglio la salute dei cittadini correggesi, e non solo di chi lavorava nello stabilimento.
Del resto è stata prodotta una fotografia aerea del 1976 in cui si vede chiaramente l’area Cemental, a ridosso della piazza di Correggio, completamente imbiancata: non era neve, ma polvere di amianto. I residui, hanno raccontato i testimoni, venivano schiacciati dai trattori sino a costituire la pavimentazione del piazzale, dalla quale si alzavano nubi di polvere.
La signora Tomasini ha raccontato che da bambina con le amichette andava a spiare da un buco nel muro esterno della cementale, e vedeva i camion che scaricavano grossi massi di aminato senza alcuna protezione: quando cadevano a terra producevano, com’è ovvio, una enorme quantità di scorie che si disperdevano nell’ambiente.

Cos’hanno respirato i correggesi per tanti anni?

Secondo il Comitato esposti amianto guidato da Andrea  Nanetti, figlio di Luciano – e che ieri mattina ha portato una trentina di persone all’udienza in Tribunale – nonostante le leggi in vigore sin dal lontano 1957, per molti anni alla Cemental si è lavorato senza protezioni né sistemi di abbattimento delle polveri.
Rilevante anche la testimonianza del dottor Romanelli, responsabile  del registro mesoteliomi, che ha rilevato fra l’altro come alla Cemental si lavorasse l’amianto con un ciclo aperto, quindi con la dispersione continua delle scorie. E’ in provincia di Reggio il maggior numero di mesoteliomi registrati nella regione sino al 996, e tuttora l’incidenza del tumore maligno tra i cittadini maschi è la più alta dell’Emilia-Romagna.
Nell’udienza sono sfilati davanti al giudice diversi ex operai dipendenti della Cemental e anche l’ex sindaco Marzio Iotti, che ha confermato come avesse iniziato a occuparsi della fabbrica sin dagli anni 70, raccogliendo documenti e fotografie, compreso quella depositata agli atti del processo, sulla spaventosa situazione della fabbrica, chiusa nel 1989 anche per l’intervento di un’amministrazione comunale, all’epoca guidata da Maino Marchi, che aveva finalmente smesso di girarsi dall’altra pare. Perché fra i tanti processi per amianto in corso in tutta Italia, solo a Correggio si è costituito un comitato a sostegno di un magnate dell’amianto. Alla prossima udienza, fissata per il 14 febbraio, sfileranno i testi citati dalla difesa: fra gli altri gli ex sindaci Marchi, Giulio Fantuzzi, Renzo Testi e Claudio Ferrari. Ma ci sarà anche un testimone delle parti civili, che  si è sentito male e non è potuto intervenire ieri. Si prepara intanto il maxi processo per disastro ambientali, con un centinaio di parti. Si attende l’ordinanza di fine indagini.

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