Unieco e ditte cutresi
Il vaso di Pandora delle fatture false
Indagati l’ex presidente Casoli e 43 artigiani
Se ne parlò agli Antichi Sapori

18/11/2016 – L’ex presidente di Unieco Mauro Casoli, tuttora presidente del Ccpl, è indagato dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti. Insieme a lui sono sottoposti a indagini 43 imprenditori dell’edilizia reggiana,  calabresi e quasi tutti cutresi: tra questi anche Alfonso Mendicino, Carlo Trento e Antonio Oliviero coinvolti nel processo Aemilia.

Mauro Casoli

Mauro Casoli

L’inchiesta riguarda  un giro di decine di fatture emesse tra il 2008 e il 2010 per un imponibile complessivo di 1,7 milioni, più 240 mila euro di Iva. Nei giorni scorsi sono stati recapitati gli avvisi di fine indagine, che potrebbero preludere a una richiesta di rinvio a giudizio. Mauro Casoli è al centro dell’inchiesta in qualità di legale rappresentante, all’epoca, di Unieco.

Tuttavia, visti i tempi, la prescrizione del precedimento è praticamente alle porte, salvo che non venga contestata l’associazione di tipo mafioso.

Non è la prima volta che Unieco è al centro di indagini per fatture false: nel 2013 aveva ricevuto un avviso di accertamento dell’agenzia delle Entrate per documenti emessi  da ditte artigiane a favore dell’ex colosso cooperativo. Sotto i riflettori i rapporti con il Magno Consorzio, il consorzio Artigiani Muratori (Cam) e la società croata Crotal.

Ma la nuova inchiesta appare particolarmente rilevante per i fili che la legano a Aemilia, e soprattutto perché scoperchia il vaso di Pandora dei rapporti tra Unieco e ditte cutresi. Rilevante il fatto che la famosa cena degli Antichi Sapori del 21 marzo 2012 (che costò l’arresto a Giuseppe Pagliani per il solo fatto di avervi partecipato come politico, poi completamente prosciolto nel rito abbreviato di Aemilia) il tema principale della serata erano proprio i rapporti con Unieco e altre cooperative.

Tra gli altri, un camionista che effettuava trasporti di inerti dalle cave di Unieco ai cantieri raccontò che per lungo tempo ogni mese aveva emesso due fatture a carico di Unieco: una per le prestazioni realmente effettuate e  l’altra, a metà mese, per il medesimo importo ma fasulla. Raccontò che  dopo aver ottenuto il secondo accredito andava di persona a restituire il corrispettivo in denaro liquido, fasciato in carta di giornale. Si sarebbero così formati dei fondi neri. Viene da chiedersi  la Dda, che ha passato al setaccio la famigerata riunione nel ristorante di Pasquale Brescia, abbia acceso un faro anche su quelle dichiarazioni.

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Una risposta a 1

  1. S.M. Rispondi

    18/11/2016 alle 18:37

    Che dire adesso dei recenti accordi tra Unieco e Iren. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei?

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