Scandiano: addio al piccolo Dennis, morto dopo dieci anni di calvario provocato da un errore umano

di Alessandro Bettelli
4/11/2016 – I genitori speravano che il commiato potesse assumere i connotati della festa, di quelle che si fanno a chi passerà, certamente, a miglior vita. Ma la breve e triste storia terrena del piccolo Dennis Hoxha, (nella foto al centro della pagina) alla fine ha avuto il sopravvento rispetto a ogni speranza di riscatto divino, e quando il feretro del bambino , originario dell’Albania di appena 10 anni, è stato adagiato sul carro funebre per il suo ultimo viaggio verso il Camposanto, mentre in cielo salivano palloncini bianchi, nel piazzale antistante la camera mortuaria dell’ospedale Magati di Scandiano gli occhi si facevano gonfi. Quelli dei compagni di classe, tutti presenti, quelli dei genitori che li hanno accompagnati, quelli di Artur e Daniela (mamma e papà di Dennis), quelli degli amici della famiglia e, più in generale, di tutti i presenti alla triste cerimonia. Perché se l’addio a un bambino è sempre più triste, quello a Dennis lo è stato ancora di più.
Una creature condannata sin dal primo vagito a un’esistenza diversa.

Dennis Hoxa

Dennis Hoxa

Immaginate di essere sdraiati su un letto e di non riuscire a muovervi, di vedere e ascoltare le voci dei vostri familiari ma di non poter rispondere a nessuna delle loro parole.  Immaginate di veder passare i giorni sentendo l’affetto di chi vi sta intorno, ma di non essere in grado di contraccambiarlo con un abbraccio o una carezza. Perché questa è stata la vita di Dennis Hoxha, un bambino che dalla nascita ha vissuto in una condizione di grave disabilità, che lo ho reso invalido al 98%.

I funerali di Dennis Hoxa

I funerali di Dennis Hoxa

Ora immaginate che su quel letto ci si sia il vostro bambino e chiedevi quanto sareste disposti a lottare per regalargli un sorriso. Questa è la battaglia che hanno combattuto sino a due giorni fa, quando il cuore di Dennis ha smesso di battere, i suoi genitori: Artur e Daniela Hoxha. Dopo la nascita del figlio entrambi hanno deciso di sacrificare la loro vita per vederlo crescere, standogli accanto giorno dopo giorno.

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La mamma ha scelto di lasciare tutto per lui e da quando è nato lo ha assistito 24 ore al giorno. Il papà, in lotta perenne contro la crisi, ha sempre cercato di lavorare quel tanto che bastasse per permettere alla sua famiglia di vivere con dignità e allo stesso tempo per riuscire ad acquistare i costosissimi presidi medici (ascensore, carrozzina, medicine…) di cui il bambino aveva bisogno.
I tragici fatti che riguardano la nascita del piccolo Dennis risalgono al 4 marzo 2006, quando Daniela Hoxha, allora 24enne, entrò all’ospedale Magati di Scandiano alle 17 con diagnosi di “travaglio di parto”. Il suo bambino, però, venne alla luce solo alle 4.15 del mattino seguente e con gravissimi danni cerebrali «dovuti – avevano detto i tre medici cui era stata demandata la perizia dal Pm – alla tardiva estrazione del feto». Da qui era partita la denuncia penale “per lesioni personali gravissime”. «Il feto si presentava col cordone ombelicale che gli faceva due giri attorno al collo, uno intorno alla vita e uno attorno alla caviglia – aveva detto all’epoca l’avvocato Erica Romani, che rappresenta ancora oggi i coniugi Hoxha – quindi non poteva nascere per via naturale. Una complicazione di cui il personale medico sanitario avrebbe dovuto rendersi conto attraverso “il tracciato del travaglio” e a cui avrebbe potuto rimediare mediante un tempestivo parto cesareo. Ma niente di ciò avvenne: da qui il ritardo nel parto e i danni permanenti al neonato».
Da quel momento in poi per la famiglia è iniziato un lungo e complesso iter di cure con costi altissimi che li ha trascinati in una situazione di grave difficoltà soprattutto psicologia. Per dieci anni i genitori di Dennis hanno vissuto con il senso di colpa di non avere avuto abbastanza mezzi per alleviare le sofferenze del loro bambino.
Dopo un’estenuante battaglia legale, l’assicurazione dell’ospedale ha riconosciuto il danno causato a Dennis al momento del parto e ha risarcito la famiglia.

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Un braccio di ferro, conclusosi qualche anno fa. Con una vittoria importante a livello professionale, per l’avvocato Romani, che, tuttavia, con la voce strozzata dall’emozione “parla di sconfitta umana senza precedenti”. «Perché la vita di Dennis è stata condizionata sin dalla nascita da errori umani che, come tali non
possono non essere accettati, ma altrettanto non possono essere giustificati quando commessi da persone che ricoprono professionalità a tal punto delicate e di responsabilità da poter condizionare la vita altrui, sino alla morte».

(dalla Voce di Reggio Emilia)

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