Reggio anno Mille
Il Castello del Vescovo rivive in un libro di Giovanni Tadolini

1/1/2016 – E’ uscito un nuovo libro di Giovanni Tadolini,  scrittore novantenne di storia e storie reggiane. Nel “Castello del Vescovo“, edito da Terra e Identità, riemerge dai secoli dell’alto medioevo reggiano  la fortificazione del X secolo, costruita per difendersi dalle invasioni barbariche, scomparsa e dimenticata nelle epoche  successive.

A Reggio Emilia si è sempre raccontato, fra la storia e la leggenda, che la città si salvò dalle orde degli Unni di Attila perché avvolta da una provvidenziale nebbia, invocata dal nostro patrono, al tempo Vescovo, San Prospero.

Quando, però, i feroci guerrieri dell’Est si riaffacciarono sulle nostre terre, alla fine del IX secolo, il miracolo non si ripeté:  gli Unni, allora denominati Ungari, trovarono Reggio senza protezione, vi penetrarono distruggendo e massacrando, fino ad uccidere lo stesso Vescovo Azzo.

Giovanni Tadolini

Giovanni Tadolini

Si capì che la nebbia non bastava a difendere la città, e nemmeno erano in grado di farlo i feudatari, nati sotto i domini longobardi e franchi, o le autorità comunali.

Intervenne l’Imperatore del Sacro Romano Impero, Ludovico, che nell’anno 900 diede al Vescovo Pietro il potere di fortificarsi dentro Reggio con mura e fossati come meglio avesse voluto.

Bisogna considerare che in quel X secolo Reggio era ben diversa da quella attuale: la città romana era in rovina, la chiesa di San Prospero non esisteva, il Crostolo scorreva lungo l’attuale corso Garibaldi, la popolazione era molto ridotta.castello-del-vescovo

Il Vescovo fortificò inizialmente un quadrilatero che corrisponde in linea di massima all’attuale Piazza Prampolini, con confini su via Toschi a Sud, la via Emilia a Nord, lo stradone Vescovado ad Est, e via Corridoni ed il confine della piazza ad Ovest. Questo fu il primo Castrum Vescovile, il Castello del Vescovo.

Non andò tutto liscio perché l’Imperatore aveva in pratica conferito il potere sulla città al Vescovo e questo urtava diritti e prerogative comunali e nobiliari. Tant’è che seguirono nei decenni successivi, nel 940 e 962, altri due diplomi imperiali che confermavano ed allargavano il potere del Vescovo.

E’ in questi anni che viene costruita la prima Basilica di San Prospero ed il Castello del Vescovo si allargherà in modo da accoglierla tra le sue mura, portando il suo confine ad est all’attuale via Guidelli.

La stessa via Emilia sarà spostata di qualche decina di metri a Nord, rispetto alla sua originaria sede,  dalle fortificazioni vescovili, che all’altezza dell’attuale Piazza del Monte erano più imponenti, in quanto era il lato dal quale ci si aspettava l’attacco.

Il castello vescovile aveva un’unica uscita a Sud, a fianco dell’attuale Municipio, nella direzione di Porta Castello, che ancora ne porta il nome.

In conclusione, nella sua massima espansione il castrum vescovile corrispondeva all’incirca all’area delle due piazze di Reggio, Piazza San Prospero e del Duomo: conteneva i due edifici sacri e la residenza del Vescovo e del suo clero.

Durò circa duecento anni. Quando vennero costruite le mura intorno alla città, il fortilizio vescovile perse la sua ragion d’essere. Scomparve assorbito da abitazioni e palazzi. Non solo, ricordando il periodo in cui il potere era nelle mani del Vescovo, nelle epoche successive i nuovi poteri reggiani non avevano piacere a ricordare che vi era stata quella possibilità. Venne cancellato dalla storia e specialmente dalla memoria della popolazione.

Rimasero gli antichi diplomi e un pezzo di muro dentro l’attuale Palazzo del Monte.  Giovanni Tadolini rivela che il Castello del Vescovo è ancora al suo posto: è la testimonianza del grande Giancarlo Ambrosetti, direttore dei Civici Musei, raccolta da Nicola Cassone. Ambrosetti vide gli imponenti resti del muro del Castello del Vescovo durante uno scavo di cantiere in Piazza Grande nei decenni scorsi.

Giovanni Tadolini, autore di numerosi libri sulla storia del territorio di Reggio Emilia e dei Reggiani, ha riscostruito il mosaico della storia del Castello del Vescovo, unendo l’analisi degli antichi diplomi alle citazioni e studi di storici reggiani ed emiliani di diverse generazioni: Andrea Balletti, William Montorsi, Girolamo Tiraboschi,  Vittorio Nironi, Odoardo Rombaldi, Gino Badini, Giordana Trovabene, Renata Curina, Luciano Patroncini, Vito Fumagalli, Claudio Mutti, Gisella Cantino Wataghin, Massimo Mussini, Maria Cristina Costa, Mauro Cremaschi, Walter Baricchi.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *