Pusher a contratto precario tra Campania e Reggio: evade dai domiciliari, portato in carcere dai carabinieri

19/11/2016 – Utilizzavano pusher a “contratto”, che venivano sostituiti se calava la produttività finivano nella rete delle forze dell’ordine. Una modalità di azione che non è sfuggita ai Carabinieri di Torre Annunziata (Napoli) e Reggio Emilia che il 6 giugno dello scorso anno diedero esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal GIP su richiesta della Procura di Torre Annunziata.

Dodici le persone indagate, cinque delle quali finite in carcere, altrettante ai domiciliari mentre due vennero raggiunte da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra i coinvolti anche un 20enne napoletano abitante a Reggio Emilia, finito ai domiciliari. Il 5 novembre scorso però i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Reggio Emilia durante un controllo ne hanno verificato l’assenza accertando conseguentemente il reato di evasione. Alla luce della comunicazione giunta dai militari reggiani, la II sezione della Corte di Appello di Napoli emetteva un provvedimento di aggravamento della misura cautelare disponeva che per il 20enne il carcere: l’ordinanza è stata eseguita ieri.

Le indagini sui “pusher” assunti con “contratto” precario permisero di monitorare oltre 400 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) avvenuti attraverso un modus operandi particolarmente articolato, rilevato anche dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Il gruppo criminale, oltre ad utilizzare un linguaggio convenzionale già in uso tra spacciatori e clienti per identificare lo stupefacente, aveva escogitato altre strategie per eludere le investigazioni, individuando dei veri e propri pusher “a contratto” cui venivano forniti appositi kit di servizio che comprendevano anche telefono cellulare di scarso valore e utenza telefonica dedicata avente intestatario fittizio. In tal modo i pusher, sostituiti in caso di controlli o di calo del volume di affari, operavano in maniera sistematica limitando i contatti diretti con i fornitori all’approvvigionamento degli stupefacenti e alla consegna dei proventi, comunicando sempre con utenze intestate a nomi fittizi.

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