Ndrangheta, smantellato il clan Trapasso di San Leonardo di Cutro: arresti anche nel reggiano

30/11/2016 – Un piccolo imprenditore dell’edilizia, che vive a Reggio ma è originario di Cutro, è stato arrestato dalla Squadra Mobile in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta promossa dalla Dda della città calabrese, che ha portato a 48 arresti per l’ipotesi di associazione di stampo mafioso, estorsioni, violazioni in materia di armi, intestazioni fittizie di beni, esercizio abusivo del credito, illecita concorrenza con violenza e minaccia.

Il cutrese di Reggio, che ora si trova nel carcere della Pulce, è Rosario Falsetti di 49 anni: si occupa di noleggio ponteggi per la ditta intestata alla figlia.

Un altro provvedimento cautelare riguarda Giuseppe “Andrea” Richichi, 37 anni, crotonese di Montecchio, già condannato nel processo Aemilia a dieci anni col rito abbreviato.

L’inchiesta di Catanzaro ha disarticolato la cosca di ndrangheta che fa capo alla famiglia Trapasso di San Leonardo di Cutro e la ‘ndrina dei Tropea-Talarico di Cropani Marina (che sarebbe dipendente dalla ndrina di San Leonardo).

La cosca capeggiata da Giovanni Trapsasso, 58 anni, avrebbe operato in stretto contatto con il clan Grande Aracri, i Farao-Marincola, Ferrazzo e Bubbo, non soltanto tra Catanzaro e Crotone, ma anche a Verona, Parma e Reggio Emilia.

Fra gli arrestati figura anche Vincenzo Niutta, 46 anni, residente a Botricello nella costa calabra ionica, accusato di aver aderito alla consorteria Trapasso quale “uomo di riferimento della cosca prima a Reggio Emilia e poi a botricello, fino alla sua marginalizzazione per contrasti intrrni al soldalizio, sino all’arresto avvenutop il 27 maggio 2014”.

Rosario Falsetti invece è ritenuto attualmente “organizzatore dell’attività per conto del clan Trapasso a Reggio Emilia” fornendo “supporto logistico ai vertici dell’organizzazione quando giungono in Emilia Romagna e in Veneto”. Inoltre, sempre secondo le accuse della Dda, “manteneva i rapporti con imprenditori e professionisti vicini alla cosca, operando nella commissione di reati”. Falsetti era in rapporti anche con Roberto §Turrà, condannato a 8 anni e 8 mesi nel rito abbrevito di Aemilia, coinvolto in una sparatoria nel dicembre 2013. Il 6 dicembre Turra chiama Falsetti chiedendopgli di venire a reggio perché c’erano persone che volevano salutarlo, tra cui un pezzo grosso della cosca.

Ma un’ora più tardi lo richiama dicendogli di essere “senza un dito, una mano e una gamba” e chiedendogli di accompagnarlo all’ospedale.

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