Il libro nero del sacco edilizio di Reggio

di Pierluigi Ghiggini
20/11/2016 – E’ stampato in proprio in poche copie, che però sono sulle scrivanie di alcune persone che contano nella politica reggiana. Attende solo di diventare un e-book, perché è una miniera di informazioni e documenti riuniti ini 175 pagine irte di dati, verbali, mappe e immagini.
E’ il libro nero dell’urbanistica d’assalto reggiana, quella fondata sul patto tra grandi cooperative e imprenditori cutresi che ha governato l’edilizia sino a pochi anni fa con la regìa del potere politico e amministrativo. E il titolo non lascia dubbi: «Il sacco di Reggio – Come vendere l’anima al diavolo».
Un atto d’accusa nei confronti della classe politica, imprenditoriale e professionale reggiana, quello scritto da Giacomo Giovannini, ex consigliere comunale e oggi vicepresidente di Alleanza Civica, senza fronzoli ma basato esclusivamente su documenti pubblici. La storia della bolla edilizia che ha travolto Reggio negli anni Duemila.

Il quartiere del parco Ottavi

Il quartiere del parco Ottavi

Giovannini, perché “Il sacco di Reggio”?
L’esperienza maturata in Sala del Tricolore mi ha spinto a mettere nero su bianco la cronistoria delle vicende urbanistiche reggiane, nella sua fase di massima espansione coincisa con l’attuazione del Prg Malagoli, dai primi anni Duemila per arrivare a oggi. E’ un testo basato unicamente su atti pubblici, in modo da offrire un contributo il più oggettivo possibile alla discussione pubblica sulla politica urbanistica, dopo Aemilia e  l’emergere di un quadro impressionante di infiltrazioni, sempre negate a sinistra in nome di inesistenti anticorpi.
Un libro di documentazione o di denuncia?
Entrambe le cose. L’intenzione è offrire un contributo alla crescita di una nuova consapevolezza, perché l’attenzione pubblica sulle politiche urbanistica ancora oggi si manifesta non quando vengono redatti i piani, ma quando i muri sono già costruiti e quindi è praticamente impossibile fare qualcosa.
Cosa c’è dentro il suo libro?

Giacomo Giovannini

Giacomo Giovannini

Le schede di quasi tutti i  piani particolareggiati privati, con le superfici utili, le proprietà, il voto i consiglio comunale e mappe relative. Le delocalizzazioni, cioè gli spostamenti di volumi edificabili da una zona all’altra. E un’appendice con alcune operazioni emblematiche, come la cessione dell’area ex casello A1 e l’acquisizione della palazzina in zona stazione da parte di Fincasa: questioni controverse e di cui si è parlato a lungo.
Sembrerebbe un esercizio accademico…
Proprio no. Posso ammettere che non si tratta di una lettura semplice,
un po’ di pazienza ci vuole, ma da questa massa di dati, mai riuniti in precedenza in una sola pubblicazione, emerge uno spaccato significativo del sistema e delle relazioni di potere.
Anzi, la fotografia che ne esce è chiara: negli anni della lunga stagione urbanistica che ha interessato brevemente l’ultima giunta Spaggiari e per intero le Giunte Delrio sino al 2014, si è assistito a un aumento senza precedenti della popolazione e contestualmente alla diminuzione del reddito pro capite, all’esplosione e poi al crollo delle entrate comunali da oneri urbanistici, un’attuazione costante sia dei piani particolareggiati sia degli interventi diretti che non passano al vaglio del consiglio comunale.

Il parco Ottavi

Il parco Ottavi

In quali dimensioni?
Un milione e mezzo di metri quadrati di superficie utile solo per i piani particolareggiati. Ma va rilevato che mentre i piani franavano a causa della crisi, gli interventi diretti sono rimasti abbastanza rilevanti, sia pure, com’è logico, in dimensione ridotta: parliamo anche in questo caso di 1 milione 400 mila metri quadrati di superficie approvata in circa dieci anni.

Il parco Ottavi

Il parco Ottavi

Quali, a suo parere, gli interventi più emblematici della stagione urbanistica ormai al tramonto, ma che di fatto ha sfregiato in modo indelebile la città?
L’espansione del Manenti sud, le Acque Chiare, soprattutto il disastro di parco Ottavi, ma anche la parcellizzazione del territorio nelle frazioni, con una monotona ripetizione delle tipologie costruttive: maisonnette e mansarde come se piovesse. Non vanno trascurare le delibere sulle localizzazioni, di cui la principale è certamente la compravendita delle volumetrie di Act che, comprate da soggetti diversi, sono poi “atterrate” in zone pregiate della città: Canali, Rivalta, Santa Croce esterna.
Nate da una giusta esigenza pubblica, quella di costruire la Tav, le delocalizzazioni si sono trasformate nel mercato delle vacche, sia pure con tutti i crismi della legalità.
E parco Ottavi?
Un buco nero, al quale sarà difficile mettere rimedio, che ha portato la cooperativa Cmr a un crac rovinoso. Ma qualcosa si dovrà pur fare in quell’area completamente urbanizzata. Certamente non si era mai vista un’amministrazione pubblica supportare con tanta determinazione un progetto privato.

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Nel 2004 il nuovo sindaco Delrio e il vicesindaco Franco Ferretti giurarono solennemente che il sacco edilizio sarebbe finito…

Invece non è andata così. L’andamento delle autorizzazioni non ha  rallentato. Il Psc della giunta Delrio, da questo punto di vista, è significativo.  Se un calo c’è stato, lo si deve  alla congiuntura economica negativa, con le sue migliaia di appartamenti invenduti.
Tuttavia la Giunta Vecchi continua a ridurre le aree edificabili: è diventato un caso nazionale.
Un processo inevitabile perché di fronte a un’imposizione fiscale triplicata i proprietari preferiscono retrocedere le aree da edificabili ad agricole. E’ l’andamento dell’economia, insieme alla fiscalità, a frenare l’espansione, non certo la volontà politica.
La ndrangheta e i suoi uomini hanno avuto un ruolo subalterno, governando la manovalanza, o hanno tirato le fila del gioco?
Bella domanda. Solo la magistratura, forse, potrebbe dare una risposta compiuta. Ma è chiaro che in un terreno così fertile, insediarsi per la ndrangheta è stato un gioco piuttosto semplice. Ed è evidente che qualcuno quei piani li ha approvati, e qualcun altro no. Le responsabilità politiche sono chiare: basta leggere le espressioni di voto in consiglio comunale.

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Che fare ora?
Azzerare tutto per ripartire. Chi doveva vedere non ha visto, nella migliore delle ipotesi ha sottovalutato la situazione, nella peggiore aveva le mani in pasta.
Oggi l’esigenza principale, a cui dovrebbe fare fronte un’amministrazione, è mettere ordine non solo rispetto all’esplosione edilizia, ma anche alla regolarità tecnica di ciò che si è costruito, e dedicarsi a una programmazione seria delle manutenzioni. La città pubblica corre seriamente il rischio di un imbruttimento generale delle strutture e delle infrastrutture.
Ci sarà un prossimo libro?
Si intitolerà «Ci manca solo lo stadio -Un sogno tradito».

(dalla Voce di Reggio Emilia)

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