“Fabbrica” di marijuana a Novellara
Sequestrata droga per 3 milioni di euro

30/11/2016 – Una “fabbrica” di marijuana  di dimensioni colossali, organizzata in reparti produttivi (coltivazione, irradiazione ed essiccazione) in base a un preciso ciclo industriale, è stata scoperta dai carabinieri della compagnia di Guastalla in un casale isolato nelle campagne di Novellara, al numero 38 di via Reatino.

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La fabbrica della marijuana a Novellara

La fabbrica della marijuana a Novellara

Nell’edificio i militari hanno sequestrato  196 chili di droga a diversi stati di essicazione  e oltre 1.600 piante, per un valore al minuto di 3 milioni di euro. Sequestrato anche un avveniristico impianto di areazione, irradiamento e irrigazione grazie al quale i due imprenditori cinesi, finiti in manette  erano riusciti a replicare l’habitat ideale per la crescita delle piante.

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Nel casolare erano ricavate anche le camere dei  2 cinesi arrestati che tramite una rete di telecamere tenevano sotto controllo l’intero ciclo produttivo e al tempo stesso monitoravano l’esterno dell’azienda, per prevenire l’eventuale arrivo di forze di polizia.

Ma la videosorveglianza non è servita  a sottrarre all’arresto i due cinesi, grazie al fatto che lunedì pomeriggio i carabinieri si sono presentati alla porta della “fabbrica” vestiti come ragazzi qualsiasi.

 Così sono finiti in manette Wei Xue LIN di 22 anni e Wen Zhi LIN di 20, entrambi cittadini cinesi senza fissa dimora, e che in apparenza non conoscono ancora l’italiano, ristretti al termine delle formalità di rito a disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, titolare dell’inchiesta. Per svuotare lo stabile, sotto posto a sequestro, ci sono voluti due giorni a causa delvolume impressionante dei materiali e delle attrezzature, che ha pochi precedenti.

L’operzione è stata illustrata oggi al comando carabinieri dal maggiore Luigi Ragni, comandante di Guastalla (i cui uomini hanno scoperto il casolare della droga cinese) presenti il tenente colonnello Alessandro Dimichino – comandante del reparto operativo – e il comandante provinciale Antonino Buda.

I carabinieri sono arrivati in strada Reatino  nell’ambito dei controlli sui casolari in abbandono, a seguito appunto del ritrovamento di piantagioni di marijuana. La casa colonica priva di recinzione aveva gli infissi stranamente coperti con teli di plastica neri.

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La presenza di un sistema di videosorveglianza, anomalo per un casolare solo all’apparenza abbandonato, faceva insospettire i militari che optavano per verificare l’identità degli eventuali occupanti. Ma arrivati in prossimità dell’ingresso, i carabinieri hanno avuto la certezza di trovarsi in una centrale delle droga, a causa dell’odore fortissimo di marijuana che proveniva dall’interno.

Da qui la perquisizione dei locali e il fermo dei due cinesi, col rinvenimento di circa 2 quintali di marjuana e oltre 1.600 piante che al dettaglio avrebbero fruttato oltre 3 milioni di euro.

Sacchi di marijuana pronta

Sacchi di marijuana pronta

Nella camera da letto c’erano anche tre monitor, due dei quali proiettavano le immagini delle telecamere esterne e  l’altro quelle zona di produzione della marjuana. Nei locali adibiti a coltivazione erano state installate centinaia di luci ad incandescenza sistemate in maniera da simulare una serra: la particolarità di questa piantagione è la coltivazione a talea, in pratica il taglio di rami messi a dimora in vaso, tecnica che permette di dimezzare i tempi di accrescimento della pianta sino al livello massimo di principio attivo. A conferma che i due cinesi che gestivano l’impianto sono agricoltori esperti.

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Moltissimi i contenitori di concime disseminati nei corridoi, insieme ad altro materiale per le colture vegetali. Almeno 200 le lampade a incandescenza, molto costose,  utilizzate per l’essicazione della marijuana: l’energia elettrica arrivava da due collegamenti, uno con regolare contratto Enel, l’altro a quanto sempra con un allacciamento abusiva all’illuminazione pubblica.

Dettaglio non trascurabile: i pasti dei due giovani cinesi arrivavano da un ristorante orientale di via Turri.

Le indagini ora per accertare gli esatti canali di destinazione della marjuana prodotta ricompresi tra la bassa lombarda e le province emiliane di Parma, Modena, Reggio Emilia e Piacenza.

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Una risposta a 1

  1. Giovanni Rispondi

    30/11/2016 alle 21:15

    A questo punto forse ci sono analoghe serre di piante di coca.

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