Banche e utenze non pagate: una media di 5 mila euro a debitore
I reggiani sono i più “squattrinati” dell’Emilia Inchiesta della Voce di Reggio

di Alessandro Bettelli
La colpa è sicuramente della terribile crisi economica che sta affondando il nostro Paese. Tuttavia, con un ammontare medio di 5mila e 7 euro di debiti scaduti, i reggiani sono i “peggiori pagatori” dell’Emilia-Romagna. I nostri vicini di casa, infatti, complessivamente si fermano, a livello regionale, a una somma media di 4.590 euro. Sopra tale cifra solo i nostri più stretti cugini, i modenesi con un debito medio non onorato di 4.870 euro.
E’ questa l’istantanea scattata dall’Osservatorio di SiCollection che ha analizzato oltre 800mila posizioni debitorie che hanno un valore complessivo di oltre 3,1 miliardi euro, rielaborando i dati legati a ciascuno dei circa 700mila titolari. Si tratta di un’analisi completa effettuata sul debito scaduto degli italiani, anche alla luce del fatto che, in termini generali, al momento attuale si registrano a livello di sistemico nazionale circa 200 miliardi di euro di sofferenze, 127 miliardi di euro di incagli (denominati anche “inadempienze probabili”) e altri 14 miliardi di euro di debiti scaduti da meno di 120 giorni (questi dati fanno riferimento al Rapporto della Banca d’Italia dell’aprile scorso).

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Già ma quali sono i debiti che i reggiani lasciano scadere?
Principalmente, nel 79,9% dei casi i nostri concittadini contraggono debiti di natura finanziaria, riconducibili principalmente al ricorso al credito al consumo. A seguire, nel 13,79% dei casi si tratta di indebitamento bancario (come, ad esempio, scoperti di conto corrente e crediti bancari), nel 3.03% il debito è connesso al mancato pagamento delle utenze. Infine, una minima parte dell’esposizione debitoria (1.14%) è riconducibile a crediti ottenuti  a fronte di cessioni del quinto dello stipendio e non onorati.

Del Centro-Nord, cinquantenne e con un saldo da versare del valore di circa 4.600 €. E’ questo il profilo standard del cittadino italiano che si trova a dover regolarizzare la propria posizione finanziaria con gli operatori del credito.

I dati nel dettaglio

La geografia: in via generale, l’esposizione del portafoglio scaduto è particolarmente elevata nelle regioni che ospitano le maggiori aree metropolitane, ed è più contenuta nelle regioni più piccole a minore densità della popolazione.

A livello locale, la città che presenta l’importo scaduto più elevato è Milano con un importo di 120 milioni di euro , seguita da Roma; l’importo scaduto medio più elevato, invece, si registra a Genova con circa 6mila euro. Tra le grandi città, l’importo medio più basso si rileva a Roma con 2.756 euro.

Chi sono i debitori: oltre il 90% è di nazionalità italiana, anche se tra i titolari delle posizioni debitorie analizzate si registrano ben 177 nazionalità diverse. Tra i non italiani va notato che l’importo dovuto medio è sostanzialmente identico: 4.500 euro.
La loro età: la fascia di età più esposta è quella che va dai 46 ai 55 anni (27,6%); a seguire, quella dei 36-45enni (27,4%). I millennials (gli under 25) sono coloro i quali risultano meno esposti (0,8%).
Il genere: approfondendo la distinzione tra uomini e donne dei debiti scaduti, emerge che i primi hanno esposizioni creditizie scadute crediti mediamente superiori del 40% rispetto alle seconde: 4.776 € di media contro 3.326 euro. Per quanto riguarda il numero delle posizioni, il 65,2% fa riferimento a uomini, mentre il restante 34,8 è in capo a donne. Da sottolineare che, se normalmente questa differenza risulta simile in tutte le diverse classi di età, in quella tra i 46 e i 55 anni – ovvero quella di maggiore indebitamento – la “distanza” percentuale tra le posizioni aperte da uomini rispetto a quelle aperte da donne risulta la maggiore: 69,46 contro 30,54%.
Per quel che riguarda i singoli prodotti, va segnalato che la differenza tra uomini e donne è massima sul fronte bancario (le posizioni in sofferenza appartengono per il 71,6% agli uomini e per il 28,35% alle donne), mentre in materia di utilities, ossia di utenze non saldate, il delta si accorcia notevolmente: il 58,11% interessa degli uomini contro il 41,89% di donne.
Il tipo di debito: dei 3,1 miliardi in gestione a SiCollection, quasi il 70%, ovvero 2,1 miliardi, fa riferimento a un indebitamento di natura finanziaria, riconducibile principalmente al credito al consumo. A seguire, ci sono 580 milioni di indebitamento bancario (come, ad esempio, scoperti di conto corrente e crediti bancari), e altri 174 milioni di competenza di multiutilities, legati a crediti su utenze. Infine, ci sono circa 78 milioni  di crediti vantati a fronte di cessioni del quinto dello stipendio.
Gli importi: una linea di credito da recuperare su tre fa riferimento a importi che non superano i 500 euro (36%); indicativamente la metà (45%) ha un’entità compresa tra i 500 e i 5000 euro. Meno di 2500 posizioni sulle oltre 800mila esaminate, invece, superano i 50.000 euro.
Con chi ci si indebita: il 96% dei titolari delle posizioni analizzate (670.000 persone circa) risulta insolvente con un solo operatore del credito. Sono 24.300 coloro i quali risultano insolventi con due diversi operatori; mentre sono meno di 2000 quanti hanno contratto un debito con tre, quattro o cinque operatori differenti.
Credito recuperato
Per quanto concerne il credito recuperato, si registra la tendenza a recuperare con maggiori probabilità di successo i debiti in termini inversamente proporzionali rispetto alla loro sedimentazione nel tempo.
Ad esempio, per quanto riguarda i crediti bancari, le posizioni scadute fino ai 120 giorni si recuperano con un’incidenza dell’87%; se si superano però i 12 mesi, il tasso di rientro scende al 25%, per poi scivolare al 14% per le sofferenze vere e proprie, ovvero quelle che risultano scadute da più di 18 mesi.
Sul fronte dei crediti legati alle utenze, le posizioni scadute legate a contratti ancora attivi si recuperano nell’ordine del 75%; quelle, invece, che fanno riferimento a contratti di fornitura cessati, si recuperano per il 35%.
«Alla luce della complessità che la massa dei crediti deteriorati presenta nel suo complesso – spiega Carlo Losco, direttore generale di SiCollection – è fondamentale che il processo di recupero venga affidato a operatori altamente qualificati, capaci di assicurare i migliori standard operativi e gestionali».
«Il quadro che emerge è chiaramente critico – spiega Vieri Bencini, amministratore delegato di SiCollection -. Il primo passo per affrontare questo problema, ed evitare che diventi strutturale, è proprio quello di analizzare i dati, capire nel dettaglio i contorni del fenomeno e individuare delle soluzioni valide sia per i debitori coinvolti, sia per il sistema creditizio nel suo complesso».

 

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