Così hanno ubriacato la città di cemento, di illusioni e di mafie

20/11/2016 – Chi ha ubriacato Reggio Emilia? Chi ha ubriacato la città di cemento, di illusioni e di mafie? E’ la domanda sullo sfondo del lavoro di ricostruzione del sacco edilizio che ha sconvolto Reggio negli anni Duemila, attraverso i piani particolareggiati privati e il mercato delle delocalizzazioni: lavoro compiuto dall’ex consigliere comunale Giacomo Giovannini, che ha riunito in un unico dossier le schede di oltre ottanta piani edilizi e i documenti dei consigli comunali sui trasferimenti di volumetrie. Casi che scottano, come le volumetrie vendute da Act o quelle del palazzo Ducale di Rivalta (comprese quelle dell’ala nobile demolita da due secoli).
Oppure la “cinquina prelettorale” presentata nel marzo 2004 per adottare una ventina di nuove delocalizzazioni. «E quella cinquina – scrive Giovannini – per alcuni fu una tombola». Non manca la rievocazione del grande business di Canali, e neppure l’affaire della vendita dell’area ex casello A1 (dietro la stazione Calatrava) ceduta dal Comune a Immobiliare Nord Est, controllata da Coop Nord Est: caso indagato da un giornalista e da un giornale di Reggio, inseguiti per quattro anni da una causa risarcitoria da un milione di euro intentata dal sindaco Graziano Delrio, poi ritirata dal Comune alla vigilia delle elezioni 2014.

Il parco Ottavi

Il parco Ottavi

Ma il piatto forte del “Sacco di Reggio – Come vendere l’anima al diavolo ” scritto da Giovannini è costituito dalle schede sui piani particolareggiati privati: un piatto colossale da un milione e mezzo di metri quadrati di superficie utile (edificabile) in cui si è fatto lo spezzatino della città e del suo forese: nessun quartiere e nessuna villa si sono salvati.
Per ogni piano una scheda essenziale con mappa a colori, numero di delibera del consiglio comunale, localizzazione, consistenza in metri quadrati, soggetto proponente, passaggi intermedi di proprietà, sottoscritore della convenzione, voto del consiglio comunale. Insomma,  la storia urbanistica recente di Reggio messa a nudo con nomi e cognomi. E’ in quelle pagine che spuntano nomi noti e meno noti, con i costruttori cutresi e le cooperative in posizione privilegiata.
Per comprendere meglio com’è cambiata Reggio anche in conseguenza della valanga di cemento che l’ha investita, Giovannini completa l’affresco con una serie di dati significativi.
In primo luogo, la crescita vertiginosa della popolazione delcomune, che nel 1990 aveva 131 mila 880 residenti e 24 anni dopo, nel 2014 ne vantava 171 mila 655: quarantamila in più,  equivalenti a un terzo della città di un tempo.
Ma la crescita demografica, causa ed effetto al tempo stesso del boom edilizio con le nuove ondate migratorie (dalla Calabria, dalla Campania e poi dai Paesi extraeuropei) ha aggravato gli squiliri provocati dalla crisi. In pochi anni il reddito medio pro capite è passato dai 32 mila 300 euro del 2007 (sembra un secolo fa…) ai 27 mila 357 del 2013.
La bolla edilizia ha continuato a macinare territorio, cemento e soldi: tra il 2001  e il 2005 l’amministrazione e il consiglio comunale hanno approvato 69 piani particolareggiati, per una superficie utile di 579 mila 50 metri quadrati, ma solo nel 2009  – hanno delle elezionio comunale e dell’elezioni di Delrio per il secondo mandato da sindaco – se ne approvano 10 per ben 329 mila 177 metri quadrati. Poi il crollo, che continua in una Reggio resa ormai irriconoscibili da nuovi villaggi, quartieri spalmati a macchia d’olio, fungaie di palazzine e maisonnette che hanno travolto l’assetto urbanistico precedente.

ottavi-165
Ma l’edilizia non si ferma neppure nel cuore della grande depressione: prendono il sopravvento gli “interventi diretti” dei palazzinari, meno dispendiosi e più veloci dei piani particolareggiati. In dieci anni se ne realizzano per quasi un milione mezzo di metri quadrati in concessione, con i picchi massimi, ancora una volta, negli anni elettorali in cui Delrio diventa sindaco: 255 mila 320 metri quadrati nel 2004 e 144 mila 243 nel 2009.
E’ arrivato il momento di contare i danni, e di pretendere pasolinianamente il processo allla classe politica che ha sconciato Reggio.
(Pierluigi Ghiggini)

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    21/11/2016 alle 13:11

    Amministrazione iper politicizzata. Fatta ad occhi chiusi.

    Pero’ in Comune non ne parlano mai.

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