Bomba Castagnetti sul referendum: “Rinviare il voto causa terremoto”

31/10/2016 – L’idea è  rinviare il referendum del 4 dicembre, evitando altre lacerazioni politiche al Paese nel pieno dell’emergenza terremoto. L’ha lanciata Pierluigi Castagnetti, dopo averla anticipata con un tweet, per recuperare il clima unitario necessario ad aiutare le popolazioni stremate dal sisma infinito che colpisce il centro Italia.
Pierluigi Castagnetti

Pierluigi Castagnetti

Il ballon d’essai del politico reggiano, già deputato e vicepresidente della Camera e candidato alla presidenza della Repubblica prima di Mattarella, si è fatto  strada in un battibaleno nella politica italiana, pur scontrandosi con il niet di Renzi: «Si vota il 4 dicembre – ha detto premier – il resto sono boutade giornalistiche». E anche Forza Italia l’ha bollata come “fantapolitica”.
«Ma – ha replicato Castagnetti – non è l’emozione a ispirare la mia proposta di rinviare il referendum. Ci sono tre regioni coinvolte. Decine di migliaia di sfollati. Non riesco a immaginare in quali luoghi si possa votare all’interno delle zone terremotate e con quali scrutatori». E ancora: «Le anagrafi comunali sono operative? Non credo esistano le condizioni per andare alle urne in quei luoghi».
La proposta di Castagnetti è stata rilanciata dal senatore Maurizio Sacconi. «La minaccia sismica che incombe sulla penisola è come pioggia sul pavimento bagnato di una nazione già depressa e insicura. La stessa ripresa della spirale deflazionistica rilevata dall’Istat ne è conferma. Non appare quindi sufficiente una pur doverosa gestione solidale dell’emergenza tra governo e forze politiche tutte – ha dichiarato Sacconi – A questo punto occorre qualcosa di più che inverta le aspettative della società. In particolare potrebbe essere utile una decisione straordinaria come il rinvio del voto referendario non solo per i problemi conseguenti alle migliaia di sfollati ma anche per l’esigenza di evitare in questa fase un ulteriore motivo di lacerazione quale si produrrebbe addirittura sulla Carta fondamentale. Si potrebbe così sostituire subito la campagna elettorale con una stagione di responsabilità repubblicana».
Una cauta apertura è arrivata anche nel Pd: «Non può essere considerata una posizione strumentale. Certo, bisogna vedere se esistono le condizioni normative» ha dichiarato il senatore del Pd, Federico Fornaro.
Ma uno stop netto, dicevamo,  è giunto da Forza Italia: per il capogruppo al Senato, Paolo Romani, è necessario rispettare la scadenza del 4 dicembre.
Evidentemente nello schieramento del No, che vede la vittoria a portata di mano, non vi è nessuna intenzione di assecondare un rinvio. Lo confermano anche le perplessità della minoranza dem.
Né si può trascurare il fatto che ormai è praticamente impossibile fermare la macchina referendaria a comizi elettorali convocati.
Nondimeno gli argomenti di Castagnetti hanno un fondamento reale: una parte del Paese non è in condizioni di andare al voto. E  si attendono con apprensione le decisioni del Tribunale di Milano, che potrebbe rinviare alla Corte Costituzionale il ricorso dell’ex presidente della Consulta Valerio Onida sul quesito referendario. In quel caso il rinvio sarebbe inevitabile.
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