Addio a Gianni Scalia, grande intellettuale del Novecento
A Reggio Emilia fondò “In forma di parole”
Un ricordo di Rolando Gualerzi

8/11/2016Venerdì scorso a Bologna, all’età di 88 anni, è morto Gianni Scalia: critico letterario, studioso, docente di letteratura, esso stesso scrittore e poeta. E’ stato uno dei principali intellettuali italiani del secondo Novecento.

Docente di letteratura all’Università di Siena , partrecipo’ attivamente a riviste e iniziative politico-culturali e letterarie, tra cui Officina, con  Pasolini,  Roberto Roversi, Francesco Leonetti, Angelo Romanò e Franco Fortini, Le Porte, con Roberto Roversi, e In forma di parole, da lui fondata nel 1980 a Reggio Emilia insieme a Rolando Gualerzi. In Forma di Parole è uscita sino al 2014, sempre sotto la direzione di Scalia..

I funerali questa mattina, martedì 11, a Bologna, partendo dall’ospedale Sant’Orsola.

Pubblichiamo di seguito un ricordo scritto di Rolando Gualerzi.

 

GIANNI SCALIA E QUELLE FOTOGRAFIE DI HEIDEGGER: COSì NACQUE “IN FORMA DI PAROLE”. CIAO, MAESTRO

di Rolando Gualerzi

Ho incontrato Gianni Scalia la prima volta nel 1979, negli uffici della società cooperativa di cui ero presidente da alcuni anni. Era una casa d’inizio novecento padronale, con soffitti dipinti, occupata sui tre piani dalle nostre attività creative, fra giovani : designer, comunicatori, direttori creativi e fotografi.

Quando arrivò nella sede della società cooperativa, era accompagnato da Marco Belpoliti , un suo studente reggiano di quegli anni (oggi affermato scrittore e critico letterario) che era anche amico mio e di soli quattro anni più giovane di me.  Scalia aveva cinquantuno anni e io ventotto. Era venuto a Reggio per incontrarmi in quanto Marco Belpoliti gli aveva raccontato, giurando che “era assolutamente la verità”, che aveva visto nel mio ufficio 139 fotografie di ritratti originali e straordinari di Martin Heidegger (1889-1976), forse il più importante filosofo del novecento. Scalia, sul treno che da Bologna lo portava nella nostra città per incontrarmi , ma sopra ogni cosa per verificare se le fotografie fossero davvero esistite, ripeteva a Marco Belpoliti che questo non era assolutamente possibile, poiché di Martin Heidegger si conoscevano solo 5 ritratti e che lui li aveva già tutti e 5 all’interno dei libri della sua portentosa biblioteca.

Un piccolo grande ‘tesoretto’

Quando sedutosi sul divano fine ottocento, nel nostro salone ‘delle feste’, incominciò a prendere fra le dita e ad osservarle una ad una, mi resi conto del valore e della portata di quel piccolo tesoretto che da 2 anni mi ero ritrovato fra le mani. Erano rimaste a me quelle , grazie ad uno scambio di lavoro avvenuto con la fotografa Digne Meller Marcovicz ( Berlino 1934-2014), del settimanale tedesco Der Spiegel, che  aveva realizzato due servizi fotografici a Martin Heidegger ,nella sua casa di montagna della Foresta Nera, fra il 1966 e 1968.

Gianni Scalia (a destra) e Rolando Gualerzi nel 1983

Gianni Scalia (a destra) e Rolando Gualerzi nel 1983

L’incontro con le parole che ci salvano

Passammo insieme tante ore quel giorno, dopo quella visione, con gli amici: Denis Santachiara, Miro Zagnoli, Nanni Scolari , Marco Belpoliti (ovviamente e opportunamente ringraziato da Scalia) Willer Barbieri e altri che non ricordo. Nel pomeriggio andammo tutti insieme alla Biblioteca Panizzi, ricevuti e accompagnati dall’amico direttore Maurizio Festanti, nella parte della raccolte non disponibili per la consultazione libera, per prendere visione della ‘cinquecentina’ contenete la prima edizione del “Canzoniere del Boiardo”. E qui Scalia iniziò la lettura di alcuni sonetti del Boiardo, che ci fecero capire all’istante cose significasse saper portare alla voce i testi di poesia.

Esperienze che per nostra grazia e fortuna vivemmo molte altre volte negli anni successivi per ogni suo frequente ritorno a Reggio. Ed erano poesie di Pasolini, Gatto, Leopardi, Montale,Ungaretti,Luzi,Caproni,Saba, Baudelaire, Marin, ma anche gli autori che mano a mano scoprivamo a partire dal 1980 quando iniziammo a pubblicare la Rivista di Letteratura e Poesia IN FORMA DI PAROLE, sotto la paziente e acuta guida del ‘MAESTRO’ Gianni Scalia, su autori del mondo: Brodskji, Heaneyi, Szymborska (tutte e tre incontrati con Scalia prima del Premio Nobel ricevuti), ma poi Jabès (premio Pasolini), Cortazar, Char, Tarkovsy (padre), ecc..

Il progetto e la nascita di IN FORMA DI PAROLE

Nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso (come si dice oggi) Scalia era stato ideatore e promotore di diverse riviste d’engagement , insieme a intellettuali e studenti della sinistra e dell’ anarchia giovanile di Bologna e oltre.

Lo conoscevo per aver letto suoi scritti che giungevano a Reggio, mediati da studenti universitari ‘pendolari’. Per Scalia erano quegli anni di fine decennio del settanta, un momento di ripensamento e questo aver trovate delle incredibili fotografia inedite di Marting Heidegger l’aveva definitivamente convinto che l’impegno politico più alto era : riportare il linguaggio sotto la luce dell’Esser-ci, ricordando alcuni testi di Heidegger come :”In cammino verso il linguaggio” o “La poesia in Hölderlin ”.

Lasciandoci, quella sera del primo incontro, con la felicità in cuore, mi disse che avremmo dovuto realizzare una cosa insieme;qualcosa che ancora non sapeva.

Passò una settima, mi chiamò al telefono, dicendomi che aveva pensato. Aveva già interpellato gli amici scrittori e traduttori e mi propose di ideare e poi curare insieme le edizioni di una rivista internazionale da dedicare alla “poesia pensante e al pensiero meditante”. Mi chiese di ideare e realizzare il menabò della rivista, che ancora non aveva un nome. Ma intanto bisognava pensare alla veste, al formato, ai caratteri, ai corpi dei caratteri, all’indice, al colophon, ai frontespizi, alla carta e non ultimo ai soci finanziatori della prima edizione. Chiamai l’amico Giulio Bizzarri, il più raffinato art director di allora ( e ancora d’oggi), con il quale collaboravo per produzioni creative , perché progettasse con me la rivista. Partimmo dalla “cinquecentina del Boiardo e così nacque quel “manuale” (perché sta fra le due mani come un breviario) dal titolo, emìstichio dantesco, IN FORMA DI PAROLE.

Dopo diversi mesi di lavoro, vedendoci in modo assiduo riuscimmo a rendere pubblica la prima edizione del Libro Primo della Rivista, alla quale presero parte nella realizzazione dei primi volumi anche Marco Belpoliti, Willer Barbieri, Gianni Carino e poi  Antonella Incerti che né curò diverse composizione tipografiche dei testi; per arrivare infine ad una produzione di decine e decine di volumi e libri e plaquette, nei trentacinque anni di vita !980-2015; modificandosi nel tempo nei formati e con editori diversi, per ritornare nell’alveo dell’Associazione Culturale In Forma di Parole.

La registrazione rimarrà per sempre, dal suo inizio, con il numero di registrazione 455, presso il Tribunale di Reggio Emilia,dove depositammo l’araldica “testata”

Un Maestro

Molti di noi, degli amici che l’anno conosciuto , io e Laila per primi, ancora e sempre lo ringraziamo anche in assenza presente per averci accolti e accompagnati in tante occasioni permettendoci di diventare a nostro modo dei discepoli “ messi in cammino” dalle sue parole, dalle sue letture, dalle sue instancabili sollecitazioni di “tafano” socratico in una frenetica curiosità ; anticipando le nostre inconsapevoli inquietudini e ricerca, con il dono di lasciar scendere le parole imprevedibili e decisive, con le risposte dagli sviluppi sottili e maestrali. Non ci mancherai mai anche ora che la tua voce tace.

Questo ricordo felice e autentico lo possiamo ultimare, senza chiuderlo mai, con le parole che E.M. Cioran ( un altro grande autore incontrato e pubblicato nella rivista In Forma di Parole) ha scritto per un esercizio di ammirazione: “Fa parte di quegli esseri che si rimpiange di incontrare troppo raramente, ma ai quali non si smette di pensare e che si vorrebbe capire o almeno intuire”.

Ciao Gianni, in forma di parole.

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2 risposte a Addio a Gianni Scalia, grande intellettuale del Novecento
A Reggio Emilia fondò “In forma di parole”
Un ricordo di Rolando Gualerzi

  1. cesare mattioli Rispondi

    10/11/2016 alle 16:35

    anche per me, che ho avuto la fortuna di assistere a lezioni magistrali del maestro,rimarrà indelebile il piacere del suo ascolto.
    Grazie Maestro.
    Cesare M.

  2. nadia darco Rispondi

    25/11/2016 alle 19:18

    addio maestro e mentore di tanti ragazzi prima della tua avventura universitaria, hai insegnato a noi studenti di ragioneria a bologna, ad aprire la mente, a vedere la vita e l’arte e la cultura e la politica come parte del se’, un se’ che oggi tanto manca nella crescita e maturita’ dei ragazzi perchè di insegnanti come te nelle scuole non li troviamo piu’. gli anni del cerchio di gesso ci hanno segnato e ci ha resi curiosi della vita e della cultura. poi la vita quotidiana a tanti di noi ha impedito nelle sue necessita’ di lavoro, famiglia e vita di poterti seguire nelle tue esperienze intellettuali come l’ultima bella e grande fatica come in forma di parole. noi della vecchia classe a, oggi ti ricordiamo i piu’ quasi intelligenti come ci chiamavi tu, perchè non dormissimo sugli allori ma studiassimo e leggessimo.
    ciao gianni abbiamo il cuore spezzato e l’anima provata ma sappiamo che sei nella nostra struttura e nel nostro dna di oramai 60 anni che sono e rimangono vivi grazie a te. nadia la quasi intelligente

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