La prima volta del giorno della Libertà
Sit-in Ungheria ’56: i reggiani c’erano, senza il Pd

2/11/2016 – L’hanno ostacolata sino all’ultimo, ma è stata un successo la manifestazione per il giorno della Libertà, ricordata questa mattina per la prima volta a Reggio Emilia con un sit-in  in piazza Prampolini, lato Duomo. Una manifestazione dedicata in particolare al sessantesimo della rivolta ungherese soffocata da quattromila carri armati sovietici (più di quelli mandati da Hitler a invadere la Russia, ha sottolineato Luca Tadolini). Alla fine gli organizzatori l’hanno avuta vinta sui tentativi prima di revocare le autorizzazioni, poi di spostare la manifestazione in piazza Casotti.

La manifestazione per Ungheria 956

La manifestazione per Ungheria 956

La manifestazione è stata indetta da militanti e personalità della destra reggiana, ma in piazza stamani non c’era solo la destra. Molte persone, a spasso per il mercatino nella piazza inondata di sole, si sono fermate e hanno scattato fotografie. Fra gli intervenuti, anche Marco Eboli (ex consigliere comunale) , i consiglieri comunali  di forza Italia Giuseppe Pagliani, Nicolas Caccavo e Claudio Bassi e naturalmente tutti i promotori. Festeggiatissimo Paolo Brunazzi, “Oracle King” consigliere a Cadelbosco Sopra, per la lezione di anticomunismo ai richiedenti asilo pakistani postata su Facebook.

In sostanza, c’erano più di cento persone, rimaste sino alla fine intorno alle 12,30, nell’angolo della piazza davanti al Battistero, dove era esposti a terra  numerosi striscioni. Ma molte dipiù sono state le persone che hanno sostato almeno qualche minuto.

Marco Evoli e Nicolas Caccavo

Marco Evoli e Nicolas Caccavo

Parimenti fanno notizia le assenze, in particolare quelle del Pd e dell’amministrazione comunale, che hanno disertato dopo le invettive (“sono solo fascisti”) lanciate dal consigliere De Lucia. Non si sono fatti vedere neanche i consiglieri di area cattolica o di estrazione liberale, i cui padri politici sostennero il popolo ungherese nella loro rivolta: evidentemente l’impronta ovviamente anticomunista della manifestazione li ha tenuti lontani, ma perchè? Si spera non per calcoli di convenienza.

Paolo Brunazzi col panciotto

Paolo Brunazzi col panciotto

Però  c’erano neppure gli eredi del Psi, che pure ruppero col Pci per i fatti d’Ungheria, e neppure i consiglieri civici nè la Lega Nord.  Assenti anche esponenti di Forza Italia presenti in altre circostanze. E il fatto che sia la destra, e neppure tutta, a tenere alta la bandiera della libertà a Reggio, dovrebbe far riflettere.

In piazza sono circolati volantini di contestazione, firmati da una sedicente Reggio Antifascista, con un’affermazione perentoria: “In Ungheria la rivoluzione l’abbiamo fatta noi” Ma niente di più.

Intorno alle 10, 30 ha preso la parola l’avvocato e storico Luca Tadolini che ha ripercorso le tappe della rivolte contro il sistema comunista: dalla Berlino del 1953, a Budapest 1956, sino a Praga 1968, quindi la legge marziale in Polonia e infine la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989, data che viene appunto ricordata per legge col Giorno della Libertà. Quindi l’Inno di Mameli in versione integrale con tutti gli striscioni alzati e in fila, che prendevano quasi tutta la lunghezza della piazza.

Parla Tadolini

Parla Tadolini

“In questa città – ha dichiarato – ancora oggi non si può parlare del genocidio comunista. Ma la manifestazione, la prima in cui si commemora pubblicamente il Giorno della Libertà, e forse l’unica in Italia per il sessantesimo di Budapest, è comunque un successo anche oltre le nostre aspettative. Abbiamo visto circolare dei buffi volantini con scritto: andate a vedere a vedere i fascisti in piazza. Infatti la gente è venuta, e tanta “.

Marco Eboli ha ricordato a Reggio Report  che “anni fa il consiglio comunale di Reggio , su mia proposta, approvò l’intitolazione di una via ai martiri di Berlino. I giovani del Pd si rassegnino: la città è molto più avanti di loro e delle loro nostalgie mai rinnegate”.

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L’avvocato Bassi ha definito la celebrazione “più che legittima e condivisibile”, mentre il capogruppo azzurro Giuseppe Pagliani ha sottolineato la diserzione della sinistra: “In una città che pure dichiara la democrazia come il valore principale del proprio patrimonio collettivo, abbiamo faticato a tenere una manifestazione che ha al suo centro proprio la democrazia e la libertà. Ci saremmo attesi se non una adesione, almeno che l’iniziativa non fosse ostacolata. Invece hanno cercato addirittura di precludere l’uso della piazza, con la spinta di qualche consigliere sprovveduto. Questa è una ricorrenza per la libertà, quindi per tutti e di tutti, e la partecipazione di questa mattina ci ha dato ragione”.

La fila degli striscioni

La fila degli striscioni

Da parte sua, il cow boy Paolo Brunazzi , questa mattina in giacca e panciotto da saloon, ha ricordato il cow boy  Ronald Reagan: “Fu lui a far cadere il Muro di Berlino. Disse: volevo cambiare l’America e ho cambiato il mondo. Aveva ragione”.

(Pierluigi Ghiggini)

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