Aemilia: ecco le intercettazioni
che coinvolgono uomini del Pd

L’esposto: “Perché Mescolini non ha indagato?”

di Pierluigi Ghiggini

10/10/2016 – Il 21 settembre l’ex assessore al Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini, di Forza Italia,  ha inviato un esposto al Consiglio superiore della Magistratura chiedendo una verifica sul magistrato  della Dda di Bologna Marco Mescolini, titolare delle indagini e pubblico ministero nel processo Aemilia.

Nell’esposto l’esponente politico, rileva come da numerose intercettazioni telefoniche e ambientali “emergano richieste di favori, di denaro, di interessamenti ad appalti, oltre che appoggi elettorali, ad esponenti locali del Partito Democratico da parte di esponenti della cosca della ‘ndrangheta Grande Aracri” ma “nonostante ciò nessun amministratore pubblico del Partito democratico è stato sottoposto ad indagini nè tanto meno oggetto di avviso di garanzia“.

L’esposto entra nei dettagli di alcuni intercettazioni, in particolare tra Alfonso Martino e Romolo Villirillo ( relative a scambi tra voti e richieste di favori a esponenti del Pd in campagna elettorale.

Alfonso Martino  è stato  condannato a9 anni nel rito abbreviato Aemilia e a 8 anni e 2000 euro di multa nel processo Pesci, ramo mantovano dell’inchiesta Aemilia; Romolo Villirillo ha avuto 12 anni e due mesi sempre nel rito abbreviato di Aemilia.

Oggi Reggio Report è in grado di pubblicare le intercettazioni insieme al testo integrale dell’esposto.

Giovanni Paolo Bernini

Giovanni Paolo Bernini

“VERIFICATE IL COMPORTAMENTO DEL PM MESCOLINI”

Bernini, nel rito abbreviato a Bologna è stato prosciolto con formula piena dall’accusa di voto di scambio politico mafioso: ma per lui Mescolini aveva chiesto il carcere preventivo, richiesta respinta prima dal Gip e poi dal tribunale del Riesame. Sottoposto a un linciaggio politico e mediatico “a priori”, paragonabile solo a quello subito da Giuseppe Pagliani (completamente prosciolto),  oggi Bernini chiede al Csm e al Procuratore generale della Cassazione di “verificare la condotta durante l’inchiesta del dott. Marco Mescolini” per accertare se non abbia “volontariamente evitato di indagare nei confronti di esponenti locali e nazionali del Partito Democratico” anche in relazione “ai rapporti intrattenuti durante lo svolgimento dell’incarico politico di governo nazionale con esponenti del Partito Democratico”.

L’INCARICO NEL SECONDO GOVERNO PRODI

Il riferimento è all’incarico di Mescolini durante il secondo governo Prodi, di cui Reggio Report ha già parlato, di capo ufficio a Roma del viceministro all’Economia, il senatore Pinza della Margherita e poi del Pd. Dopo la caduta di Prodi, il magistrato  è rientrato al suo posto alla Dda.

E’ un fatto che nell’inchiesta Aemilia, centrata soprattutto sull’occupazione di una intero settore economico, quello delle costruzioni, a parte del clan Grande Aracri, gli unici politici messi in graticola (ma poi assolti) fossero due esponenti dell’opposizione di Forza Italia, in una terra dove il Pd ha fatto e fa il bello e cattivo tempo con piani regolatori, progetti urbanistici (emblematico il caso dei piani nei quali erano cointeressati parenti della dirigente Maria Sergio, moglie del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi), concessioni e quant’altro.

Di conseguenza, Bernini chiede al Csm di valutare anche “la mancata astensione dello stesso Pubblico Ministero dal condurre le indagini nei confronti di esponenti politici avversi”.  In sostanza l’ex presidente del consiglio comunale di Parma, la cui vita è stata rovinata dall’inchiesta, ritiene che dopo aver assunti incarichi politici a livello governativo, Mescolini non avrebbe dovuto condurre un’inchiesta attraverso la quale ha colpito – mentito dal Tribunale del Riesame e dai giudici – due avversari politici. Secondo Bernini avrebbe dovuto “astenersi” dal procedimento.

Ma nell’esposto c’è di più: ci sono le intercettazioni che mettono in luce rapporti tra personaggi della cosca Grande Aracri, condannati nel rito abbreviato e nel suo ramo mantovano (inchiesta “Pesci”) ed esponenti del Partito Democratico nelle elezioni di Parma del 2012, di Salsomaggiore del 2006 e di Sala Baganza del 2011.

Ci sono riferimenti precisi alla vicenda della casa di Masone del sindaco Luca Vecchi e di sua moglie Maria Sergio, con i lavori fatti dalla ditta di Francesco Macrì, poi imputato in Aemilia, e al dossier fotografico su un viaggio a Cutro del ministro Delrio di cui si parla in una telefonata tra Pastena e Gemelli, ex marito dell’ex ministro Federica Guidi, intercettata nell’ambito dell’inchiesta Tempra rossa.

LE INTERCETTAZIONI: ELEZIONI A PARMA

Nell’aprile 2012 in piena campagna elettorale – si legge nell’esposto –  vengono colloqui dai quali si evince l’interessamento diretto di Alfonso MARTINO E Domenico OLIVO  “nell’indirizzare il flusso elettorale della cosca nei confronti del candidato del Pd, Pierpaolo Scarpino, funzionario della Croce Rossa e inserito nelle liste che appoggiano il candidato sindaco del Pd a Parma,  Vincenzo  Bernazzoli”.

Alfonso Martino è stato condannato a 9 anni nel rito abbreviato di Aemilia e a 8 anni e 2 mila euro di multa nel processo Pesci.

Martino e Olivo sono in macchina, e fanno una stima dei voti che riescono a procurare in favore del candidato prescelto: “… con Claudio, mi ha fatto parlare con i compari suoi… Claudio non vuole esagerare ma dice che intorno gli 80-90 voti li raccoglie di sicuro… Poi sei o sette ce l’ha Vincenzo mio cognato, una decina arrivano da Caterina mia sorella e Rosa mia sorella… Poi altri diciotto voti li vuole?? Gli dico io cosa deve fare…

La madre di Raffaella Staccia che è ricoverata a Parma, l’hanno ricoverata ieri… Lui non è nel pronto soccorso?… Lui è disposto ad andare sopra a vedere e tiene un occhio di riguardo… Tiene 20 voti di quella famiglia… Sono 5 fratelli, con le mogli fanno già 10 voti...”

Ma Alfonso Martino vuole anche una cifra di denaro: “Ci deve entrare qualcosa… Non facciamo niente se no….Non possiamo fargli il prezzo a lui… che a me non interessa che… lavorano tutti in ospedale, non solo lui… Questo vuole una mano? Ci posso parlare libero… Io i voti te li garantisco… Sei disposto a darci 1000 euro? Che dobbiamo girare noi, per raccogliere ancora voti… Se è sì me lo dici adesso, se è no dimmelo…”.

SALSOMAGGIORE, ELEZIONI 2006

Alfonso Martino comunica a Romolo Villirillo che a Salsomaggiore terme si appaltano dei lavori per gli edifici scolastici. E Villirillo gli consiglia di andare subito dal sindaco, Massimo Tedeschi del Pd,  e di presentarsi così: “Io sono il fratello di quello che ti ha fatto avere i cosi… i voti là!!..”.

Romolo Villirillo è stato condannato a 12 anni e 2 mesi nel rito abbreviato di Aemilia.

In una successiva telefonata del 29 giugno 2007, Romolo Villirillo riferisce a Martino: “Ho parlkato io personalmente con il sindaco di Salsomaggiore (Massimo Tedeschi del Pd) … E mi ha detto che le sue segretarie… Non gli hanno mai lasciato detto della tua presenza. Ha detto di andare dalle sue segretarie e dirgli che sei ALFONSO MARTINO l’AMICO DI ROMOLO DI CUTRO… E vedi che subito ti fanno parlare con lui. .. ”

E aggiunge: “Devi andare dalle segretarie… Siccome eh… gli dici… ho un appuntamento con il sindaco, sono ALFONSO MARTINO L’AMICO DI ROMOLO, DA CUTRO, GIU’ DELA CALABRIA… POI TI PRESENTI, gli dici chi è che sei e gli dici, siccome vi siete sentiti telefonicamente con il mio compare Romolo tramite Giovanni Gangi, perché lui in poche parole  ha chiamato Gangi, mi segui? … Questo… il sindaco”… Gli ha chiamato Gangi. Io ero con Gangi… allora quando Gangi me lo ha passato… Dottò sono mortificato perché sta venendo a trovarvi ALFONSO MARTINO PER LAVORO… nel giusto… e non vi fate trovare … Mi ha detto, guarda, mi stai dicendo una cosa che sono allo scuro della situazione… Mi ha detto mi devi credere, che io non so niente… dopo che… O quando sei con lui, mi chiami… Anzi quando sei con lui mi chiami che lo saluto!”. Insomma, il rapporto con tedeschi doveva essere consolidato.

SALA BAGANZA, ELEZIONI 2011

In una telefonata avvenuta il 4 giugno 2011, Romolo Villirillo viene informato da Alfonso Martino del risultato positivo delle elezioni comunali avvenute a Sala Banganza alla metà di maggio. Villirillo dice a Martino di recarsi da Gino (Giuliano Frijo) e di dirgli “Ohi Gi… Abbiamo fatto bella figura?… ti ho portato un bel risultato… Mah… Ma questo… dico io… Un lavoretto… una cosa… io ho la ditta… Un po’ di lavoro non me lo deve dare? Ho la ditta…”.

E ancora: “… Ma tu gli dici: siccome mi sono sentito con Romolo, mio fratello… E mi ha detto di venire direttamente da te, ti dico la verità… Ora gli abbiamo dato un bel risultato… Ma… qua siamo fermi senza lavoro… Sappi che siamo fermi… Se esce del lavoro me lo deve dare… Anche se te lo fa conoscere…”.

(Prima puntata – continua)

IL TESTO INTEGRALE DELL’ESPOSTO DI GIOVANNI PAOLO BERNINI

Al Consiglio Superiore della Magistratura

Alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione

Lo scrivente Giovanni Paolo Bernini, nato a Parma il 6/4/1963, ivi residente in via Aosta 8,

PREMESSO CHE

è stato sottoposto a indagini dalla Procura della Repubblica di Bologna nell’ambito del procedimento penale N. 8338/15 (in chiesta denominata “Mafia Aemilia).

In tale indagine il Pubblico Ministero dott. Marco Mescolini, richiedeva per lo scrivente, senza peraltro mai essere stato precedentemente ascoltato dai magistrati in tale inchiesta, la misura cautelare della custodia in carcere per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso, asseritamente commessi in prossimità della campagna elettorale per le elezioni amministrative del comune di Parma, anno 2007.

Lo scrivente era presidente del consiglio comunale uscente e poi fu rieletto consigliere comunale nel 2007 nella lista di Forza Italia.
La richiesta della misura cautelare venne respinta dal giudice per le indagini preliminari.

Contro tale diniego, il citato Pubblico Ministero propose appello che venne nuovamente respinto dal Tribunale del Riesame.

Sia il Gip che il Tribunale della Libertà respingendo la richiesta di misura cautelare sostennero la non perseguibilità del sottoscritto rispetto ai due reati contestati.

Processato con il rito abbreviato, il Giudice dell udienza preliminare, in datga 22 aprile 2016, proscioglieva il sottoscritto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafioso e voto di scambio politico mafioso.

CONSIDERATO CHE

in tale inchieste vennero indagati esclusivamente due esponenti del partito politico di Forza Italia: il sottoscritto e il capogruppo di opposizione in consiglio comunale a Reggio Emilia, avvocato Giuseppe Pagliani. Quest’ultimo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, venne arrestato in via cautelare la mattina del 28 gennaio 2016 e, dopo 28 giorni di detenzione in carcere, venne liberato a seguito di sentenza del Tribunale del Riesame e giudicato, con rito abbreviato dal Giudice perl’udienza preliminare, assoltoper non aver commesso il fatto in datta 22 aprile 2016.

CONSIDERATO INOLTRE CHE NELLA CITATA INCHIESTA E IN PARTICOLARE NELLA RELAZIONE DEGLI INQUIRENTI NEL CAPITOLO ELEZIONI (PARMA 2012, SALSOMAGGIORE 2006, SALA BAGANZA 2006, BRESCELLO ECC.) COMPAIONO NUMEROSE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE ED AMBIENTALI CON RELATIVE VALUTAZIONI DELLE FORZE DELL’ORDINE IN CUI EMERGONO RICHIESTE DI FAVORI, DI DENARO DI INTERESSAMENTI AD APPALTI DI LAVORI PUBBLICI, OLTRE CHE APPOGGI ELETTORALI, AD ESPONENTI LOCALI DEL PARTITO DEMOCRATICO DA PARTE DI ESPONENTI DELLA COSCA DELLA ‘NDRANGHETA GRANDE ARACRI.

NONOSTANTE CIO’, NESSUN AMMINISTRATORE PUBBLICO DEL PARTITO DEMOCRATICO DEL PARTITO DEMOCRATICO E’ STATO SOTTOPOSTO AD INDAGINI NE’ TANTO MENO DI AVVISO DI GARANZIA.

Di seguito si riportano integralmente le intercettazioni telefoniche ed ambientali svolte nella sola provincia di Parma con relative valutazioni delle forze dell’ordine.

(PARMA ELEZIONI 2012)

Nel capitolo 9 del volume V dal titolo “Politica e elezioni”, a pag. 2.214, gli inquirenti dedicano le seguenti valutazioni ed allegano le seguenti intercettazioni sulle elezioni a Parma nel 2012.

….Nell’aprile 2012 in piena campagna elettorale, si registrano una serie di captazioni telefoniche ed ambientali, in cui si evince l’interessamento diretto di MARTINO ALFONSO E OLIVO DOMENICO nell’indirizzare il flusso elettorale della cosca nei confronti del candidato del Pd, SCARPINO PIERPAOLO, funzionario della Croce Rossa e inserito nelle liste che appoggiano il candidato sindaco VINCENZO BERNAZZOLI.

In particolare, in una conversazione all’interno della Seat Altea in uso a MARTINO ALFONSO, i due fanno una stima dei voti che riescono a precurare in favore del candidato prescelto: “… con Claudio, mi ha fatto parlare con i compari suoi… Claudio non vuole esagerare ma dice che intorno gli 80-90voti li raccoglie di sicuro… Poi sei o sette ce l’ha Vincenzo mio cognato, una decina arrivano da Caterina mia sorella e Rosa mia sorella… Poi altri diciotto voti li vuole?? Gli dico io cosa deve fare…

La madre di Raffaella Staccia che è ricoverata a Parma, l’hanno ricoverata ieri… Lui non è nel pronto soccorso?… Lui è disposto ad andare sopra a vedere e tiene un occhio di riguardo… Tiene 20 voti di quella famiglia… Sono 5 fratelli, con le mogli fanno già 10 voti…”

Ma ALFONSO pretende da parte del politico il pagamento di una cifra di denaro: “Ci deve entrare qualcosa… Non facciamo niente se no….Non possiamo fargli il prezzo a lui… che a me non interessa che… lavorano tutti in ospedale, non solo lui… Questo vuole una mano? Ci posso parlare libero… Io i voti te li garantisco… Sei disposto a darci 1000 euro? Che dobbiamo girare noi, per raccogliere ancora voti… Se è sì me lo dici adesso, se è no dimmelo…”.

__________________

(SALSOMAGGIORE ELEZIONI 2006)

A pagina 2.123 gli inquirenti scrivono…

In una conversazione dell’8.2.2007 MARTINO ALFONSO comunica a VILLIRILLO ROMOLO che su Salsomaggiore Terme vi sono degli appalti comunali per la ristrutturazione delle scuole pubbliche. Romolo consiglia ad alfonso di recarsi direttamente dal sindaco e di presentarsi:

“Io sono il fratello di quello che ti ha fatto avere i cosi… i voti là!!…”

In una conversazione successiva del 29.05.2007, VILLIRILLO ROMOLO RIFERISCE A MARTINO ALFONSO: “…Allora…eh…vedi che io ho parlato… Io personalmente… con il sindaco di Salsomaggiore (Massimo Tedeschi del Pd) … E mi ha detto che le sue segretarie… Non gli hanno mai lasciato detto della tua presenza. Ha detto di andare dalle sue segretarie e dirgli che sei ALFONSO MARTINO l’AMICO DI ROMOLO DI CUTRO… E vedi che subito ti fanno parlare con lui. .. Devi andare dalle segretarie… Siccome eh… gli dici… ho un appuntamento con il sindaco, sono ALFONSO MARTINO L’AMICO DI ROMOLO, DA CUTRO, GIU’ DELA CALABRIA… POI TI PRESENTI, gli dici chi è che sei e gli dici, siccome vi siete sentiti telefonicamente con il mio compare Romolo tramite Giovanni Gangi, perché lui in poche parole  ha chiamato Gangi, mi segui? … Questo… il sindaco”… Gli ha chiamato Gangi. Io ero con Gangi… allora quando Gangi me lo ha passato… Dottò sono mortificato perché sta venendo a trovarvi ALFONSO MARTINO PER LAVORO… nel giusto… e non vi fate trovare … Mi ha detto, guarda, mi stai dicendo una cosa che sono allo scuro della situazione… Mi ha detto mi devi credere, che io non so niente… dopo che… O quando sei con lui, mi chiami… Anzi quando sei con lui mi chiami che lo saluto!…” DIMOSTRANDO CHE UN LEGAME ERA PRESENTE E DURAVA NEL TEMPO.

(SALA BAGANZA 2011)

A pagina 2.124, gli inquirenti scrivono: “…Nella prima fase delle investigazioni relative al presente procedimento penale si è accertato l’interessamento della cosca emiliana alle elezioni del comune di Sala Baganza avvenute il 15 e 16 maggio 2011.

In particolare si evidenzia la conversazione n. 4.089 del 4.6.2011 tra Villirillo Romolo e Martino Alfonso.

romolo che viene informato del risoltato positivo delle elezioni comunali di Sala Baganza, invita Martino Alfonso a recarsi da Gino (Giuliano Frijo) e di dirgli “Ohi Gi… Abbiamo fatto bella figura?… ti ho portato un bel risultato… Mah… Ma questo… dico io… Un lavoretto… una cosa… io ho la ditta… Un po’ di lavoro non me lo deve dare? Ho la ditta…”. E ancora: “… Ma tu gli dici: siccome mi sono sentito con Romolo, mio fratello… E mi ha detto di venire direttamente da te, ti dico la verità… Ora gli abbiamo dato un bel risultato… Ma… qua siamo fermi senza lavoro… Sappi che siamo fermi… Se esce del lavoro me lo deve dare… Anche se te lo fa conoscere…

CONSIDERATO INFINE CHE

Oltre alle intercettazioni ambientali e telefoniche di sopra riportate ed agli atti delle indagini delle forze dell’ordine, sono emersi elementi che delineano un quadro di rapporti con la cosca della ‘ndrangheta in Emilia Romagna, meritevoli di indagini appropriate, da parti di esponenti locali e nazionale del Partito Democratico che, come è a tutti ben noto, governano la quasi totalità delle istituzioni in Regione Emilia-Romagna:

  • Innanzi tutto il riscontro investigativo che l’attuale sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, con la compagna ec dirigente del settore urbanistico di Reggio Emilia hanno comprato casa da Francesco Macrì arrestato nell’inchiesta Aemilia perchè accusato di essere “prestanome delle ‘ndrine”.
    • Il colloquio intercettato il 13 marzo 2015 nella Casa Circondariale di Parma tra Domenico curcio, poi condannato a quattro anni con rito abbreviato nel processo Aemilia er l’ex giornalista Marco Gibertini poi condannato a nove anni nell’ambito del processo Aemilia in cui il detenuto Curcio dichiara che òl’ex sindaco Delrio, oggi ministro della Repubblica, aveva stretto la mano al boss Nicolino GRande Aracri durante uno dei suoi viaggi aCutro.
    • Il dossier fotografico nelle mani del consigliere ministeriale Pastena, consegnatogli da “uno dei miei migliori amici è colui che ha svolto le indagini” (dichiara Pastena a Gemelli, ex compagno del ministro Guidi in una telefonata accertata nell’ambito dell’inchiesta Tempra Rossa) in cui appare ritratto l’ex sindaco di Reggio Emilia Delrio nei suoi viaggi a Cutro e che sarebbe servito al due Pastena-Gemelli per ricattare e/o screditare il ministro Delrio.
    • Il comune di Brescello governato dal Partito Democratico sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta.

APPURATO CHE

Il Pubblico Ministero dott. Marco Mescolini ha svolto nel 2006 nell’ambito del governo a guida di Romano Prodi (Partito Democratico) il ruolo di Capo ufficio del vice ministro sen. Pinza (Partito Democratico) al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

SI CHIEDE

di verificare la condotta durante l’inchiesta del dott. Marco Mescolini e cioè se, pur a fronte dei riscontri probatori citati (elezioni comunali a Parma 2012, elezioni a Salsomaggiore Terme e Sala Baganza 2006, etc.) egli abbia volontariamente evitato di indagare nei confronti di esponenti locali e nazionali del Partito Democratico in considerazione dei rapporti intrattenuti durante lo svolgimento dell’incarico politico di governo nazionale con esponenti del Partito Democratico.

Di Valutare la mancata astensione dello stesso Pubblico Ministero dal condurre le indagini nei confronti di esponenti politici avversi.

ROMA, 21 SETTEMBRE 2016                                      Dott. Giovanni Paolo BERNINI  

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5 risposte a Aemilia: ecco le intercettazioni
che coinvolgono uomini del Pd

L’esposto: “Perché Mescolini non ha indagato?”

  1. fausto poli Rispondi

    10/10/2016 alle 21:41

    Un meritato plauso per questo articolo.

  2. evi Rispondi

    11/10/2016 alle 11:51

    Direttore!
    Verrà sicuramente biasimato e denunciato per aver scritto: prima puntata – continua.
    Diranno che la sua è una minaccia mafiosa, come la famosa lettera di Pasquale Brescia a Vecchi!

    • Pierluigi Rispondi

      11/10/2016 alle 14:22

      Per la verità sono io ad aver subito minacce più o meno velate, anche con una richiesta risarcitoria milionaria da parte dell’ex sindaco Delrio (ritirata sotto elezioni dopo 4 o 5 anni)per un’inchiesta giornalistica.
      Ma il suo post mi dà l’occasione di precisare,a scanso dispiacevoli equivoci, che il “continua” si è reso necessario unicamente perché la materia è vasta e un unico articolo, già molto lungo, sarebbe stato TROPPO lungo, e anzichè svegliare i lettori li avrebbe fatti addormentare.

  3. evi Rispondi

    11/10/2016 alle 16:58

    Direttore mi permetta… un tempo, fino a qualche mese fa, lei era in compagnia del Carlino, della Gazzetta, dei 5 Stelle, della Rubertelli…. oggi è rimasto solo e la ringrazio per la sua perseveranza… ma gli altri che fine hanno fatto? La Pignedoli e Cagnan mandati fuori Reggio… loro non han detto niente? E gli altri non han reagito? Ma è possibile che sia stata oscurata l’informazione a Reggio e tutto tace?

    • Pierluigi Rispondi

      11/10/2016 alle 17:23

      Ma noi abbiamo letto Elias Canetti: “sino a quando resterà un uomo a guardare in faccia il potere, il potere avrà paura di lui”. e poi, in due siamo già un esercito.

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