Per la Cei L’Emilia accoglie pochi profughi ed è la maglia nera d’Italia: ma le cifre di Migrantes sono sbagliate
La Regione furiosa con l’estremismo di monsignor Perego

20/10/2016 Secondo la Chiesa l’Emilia-Romagna accoglie pochi richiedenti asilo. Anzi è la maglia nera a livello nazionale. Lo ha sostenuto monsignor Giancarlo Perego direttore di Cei Migrantes, alla presentazione a Bologna del rapporto Caritas sull’accoglienza, presente l’arcivescovo metropolita Matteo Zuppi.

Secondo monsignor Perego in Emilia-Romagna solo 30 comuni hanno attivato il progetto Sprar per un totale di mille profughi. A questi vanno aggiunti i 500 del Cara di Modena e circa 8 mila nei vari Cas (centri accoglienza straordinaria). I conti non tornano, perché solo nel comune di Reggio Emilia hanno trovato accoglienza organizzata, a spese della Stato, circa 1.500 richiedenti asilo. Ma tant’è.
L’Emilia-Romagna – afferma il prelato – è la regione col più basso rapporto fra accoglienza e popolazione: l’Abruzzo, per esempio, è a 7, il Molise a 11″.

Migranti su un gommone alla deriva tratti in salvo nel Canale di Sicilia. I profughi, una volta giunti a Lampedusa dopo essere stati trasbordati su una motovedetta della Guardia di Finanza, hanno raccontato che tre donne sarebbero morte durante la traversata. Lampedusa 04 Agosto 2013. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Migranti su un gommone alla deriva tratti in salvo nel Canale di Sicilia. I profughi, una volta giunti a Lampedusa dopo essere stati trasbordati su una motovedetta della Guardia di Finanza, hanno raccontato che tre donne sarebbero morte durante la traversata. Lampedusa 04 Agosto 2013. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Le conclusioni sono malevoli:  “Questo stride con il fatto che l’Emilia-Romagna è la Regione con la più alta percentuale di stranieri sulla popolazione. Questo significa che gli immigrati vanno bene solo quando portano ricchezza e non quando si deve accogliere chi scappa dalle guerre? Forse c’è bisogno, in una regione come l’Emilia-Romagna, di rileggere la propria storia e dare un segno nuovo di accoglienza”. Sino ad oggi l’Emilia-Romagna, a quanto può vedere qualsiasi persona dotata di un minimo di discernimento, ha accolto migranti in cerca di lavoro e di tranquillità, non gente che “porta ricchezza”. In quanto ai richiedenti asilo, la Caritas continua a equivocare tra chi scappa davvero dalle guerre e chi invece vuole entrare nel nostro Paese violando le leggi che regolano l’immigrazione.
Ma tant’è. Quella dell’accoglienza dei profughi , secondo l’arcivescovo Zuppi,  “è una domanda grande che chiede risposte grandi, la voce del papa è troppo poco seguita, troppo poco accolta, di fronte a una domanda di dimensioni così epocali dobbiamo indubbiamente fare qualcosa di più e non pensare nell’ordinario”. Il prelato  ha esortato anche a lavorare “giorno e notte” per trovare soluzioni. “Ognuno – ha detto – deve fare la propria parte”.

Ma ha aggiunto, con buon senso e correggendo l’estremismo di monsignor Perego,  “c’è il problema di leggere l’emergenza e trovare risposte certe, altrimenti prevale la paura e una percezione di paura che è più alta di quello che i dati ci dicono. Ma l’accoglienza richiede strumenti”.

INCIDENTE DIPLOMATICO CON LA REGIONE

Il rapporto Caritas-Migrantes ha mandato su tutte le furie la Giunta Regionale dell’Emilia-romagna. Siamo al limite dell’incidente diplomatico con la Cei.

La vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini, ieri pomeriggio, ha spedito una replica al vetriolo a monsignor Perego, smentendo i dati della ricerca:  “Nessuno può dire che l’Emilia-Romagna non sia una regione che non accoglie migranti, essendo da sempre protagonista su temi che sono per noi di assoluta rilevanza quali l’accoglienza e l’integrazione, e che fanno parte del dna di questa regione: tanto è vero che sia per i cittadini stranieri residenti sia per i richiedenti asilo siamo una delle regioni che accoglie di più”.

“Rimango molto perplessa di fronte all’interpretazione fornita dalla Fondazione Migrantes dei dati relativi agli arrivi – afferma Gelmini – Non ha molto senso paragonare i cittadini stranieri residenti nella nostra regione da oltre 30 anni con i richiedenti asilo arrivati in Italia negli ultimi 4 anni.

E’ chiaro che i primi, cittadini residenti di seconda e terza generazione, sono in numero molto maggiore rispetto a coloro che fuggono dalle guerre e che sbarcano dalle nostre coste dalla fine del 2011 in avanti, dall’emergenza Nord Africa. Paragonare due fenomeni che hanno radici così diverse non mi pare adeguato”.

Ma “il bello- prosegue- è che sia per il primo gruppo che per il secondo gruppo siamo una delle regioni che accoglie di più. Per quanto riguarda i cittadini stranieri, abbiamo il record assoluto di presenze, oltre il 12%, come regione Emilia-Romagna rispetto alle altre e il primato nelle scuole degli studenti stranieri, l’8%. E anche per quanto riguarda i richiedenti asilo siamo arrivati a circa 11mila profughi in regione, accolti sempre con una collaborazione costante con la prefettura e i comuni. E penso che i sindaci siano testimoni eccellenti di questo, anche perché in Emilia-Romagna oltre il 50% dei Comuni accolgono richiedenti asilo, a fronte di una media nazionale che non supera il 32%. Non va dimenticato che il nostro modello di accoglienza ha ispirato quello che è diventato poi il modello nazionale così come definito dal decreto legislativo 142/2015.”

“E’ poi vero – prosegue la vicepresidente- che non si può più agire secondo una logica di emergenza e che occorre strutturare un modello di accoglienza che sia dignitoso per tutti (sia per chi arriva che per chi accoglie). Non ci sembra davvero di esserci tirati indietro rispetto alle richieste di ospitalità di bambine e bambini, donne e adulti, sia per quanto riguarda l’accesso ai sevizi della sanità pubblica, sia con i progetti di integrazione messi in atto da associazioni, enti locali, cooperative, e strutture del ministero dell’interno. Solo quest’anni. infatti, sono stati impegnati oltre 1000 profughi impegnati in attività di pubblica utilità”.

I dati dell’immigrazione in Emilia-Romagna confermano un trend stabile, se non di leggera flessione. Dal 2015 al 2016 gli stranieri sono passati da 536mila a 533mila, numero sul quale però incidono gli stranieri che diventano italiani ottenendo la cittadinanza. Sono 95 mila, in Regione, gli iscritti alle scuole con cittadinanza straniera. La maggioranza di loro, tuttavia, (il 57%, con punte di 86% alla materna e 72% alle elementari) sono nati in Italia. Quella rumena è la comunità più consistente (15,4% di tutti gli stranieri), seguita da quella marocchina (12,6%), albanese (11,7%), moldava (5,9%) e ucraina (5,8%). Le donne sono più degli uomini, il 53% del totale.

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