Nasce il Banco Bpm: quanti tagli a Reggio?
Il San Geminiano San Prospero inglobato nel terzo polo bancario italiano

16/10/2016 – Un tempo esisteva il Banco dei Santi, con le radici nelle Curie di Reggio e di Modena. In fin dei conti non molti anni fa, ma sembra passata un’era geologica. Oggi il Banco San Geminiano San Prospero, istituto di credito tradizionale della città, è inglobato in una megastruttura. Ne resterà l’insegna, forse, ma la sua sorte è di essere risucchiato nel nuovo Banco Bpm, il mega istituto che nasce tra Banco Popolare (dov’è incastonato, appunto, il San Geminiano San Prospero) e Banca Popolare di Milano: sarà il terzo polo bancario italiano dopo Banca Intesa e Unicredit. Vedremo quanto costerà ai reggiani, in termini di ristrutturazioni e di costi, oppure se ne riceveranno dei vantaggi. Intanto è prevista la chiusura di 335 filiali e l’uscita di 1.800 dipendenti, ma solo su base volontaria per realizzare risparmi dalle sinergie per 460 milioni. Certamente il nuovo colosso bancario avrà di fronte a se un lungo cammino di risanamento, con l’obiettivo di dare un colpo notevole allo stock di 32 miliardi di crediti deteriorati, per ridurlo a 23.

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Le assemblee degli azionisti hanno dato ieri il via libera alla fusione. Plebescito a Verona (dove hanno votato anche i soci reggiani in proprio o per delega) con 23 mila 683 voti favorevoli, solo 18 contrari e 11 astenuti. Ben maggiori le resistenze a Milano con 7 mila 314 favorevoli e 2 mila 731 contrari. All’annuncio del risultato, nella sala di  FieraMilano a Rho è scattato un applauso. Alla chiusura di Boprsa di ieri Bpm ha guadagnato il 6,08% e Banco Popolare il 6,25.

Il nuovo colosso bancario avrà 4 milioni di clienti, 2 mila 467 sportelli e una quota di mercato dell’8,2%. Si tratta della prima aggregazione scaturita dalla legge che ha imposto la trasformazione delle popolari in società per azioni.

Il processo che ha portato alla nascita di Banco Bpm – questo il nome del nuovo istituto – è stato costellato dalle rigorose richieste della Bce, che ha imposto al Banco un aumento di capitale da 1 miliardo a fronte del corposo stock di crediti deteriorati, mentre ha ridimensionato le richieste della Bpm su governance e autonomia della sua banca, che dopo un triennio dovrà essere incorporata nella capogruppo.

Alberto Castagna e Francesco Saviotti

Alberto Castagna e Francesco Saviotti

Come in altre fusioni bancarie, si è dovuti ricorrere ad equilibri da manuale Cencelli nella distribuzione degli incarichi, delle sedi e nella turnazione delle assemblee tra Verona, Milano, Lodi e Novara, in modo da rappresentare tutte le anime del variegato mondo delle due banche. Il Cda di Banco Bpm, che avrà sede legale a Milano e amministrativa a Verona, sarà composto da 19 membri, con Giuseppe Castagna amministratore delegato e Carlo Fratta Pasini presidente mentre il comitato esecutivo sarà presieduto da Francesco Saviotti. Direttore generale sarà Maurizio Faroni.
Sulla base del concambio gli azionisti del Banco rappresenteranno il 54,6% del capitale e quelli della Bpm il 45,4%.

L’obiettivo del nuovo gruppo è di conseguire 1,1 miliardi di utili al 2019, portare la redditività del capitale (rote) dal 5,5% al 9% e il Cet1, principale indicatore di solidità patrimoniale, dal 12,3% al 12,9%, spingendo al contempo su una forte riduzione dello stock di crediti deteriorati, destinati a ridursi da 31,5 a 23,9 miliardi. Prevista l’uscita di 1.800 dipendenti, solo su base volontaria, e la chiusura di 335 filiali, che contribuiranno a raggiungere sinergie a regime per 460 milioni di euro.
La banca, nella tradizione delle cooperative, potrà destinare fino al 2,5% dell’utile per iniziative sociali a favore dei territori di riferimento.

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