Maneggio di Cella sequestrato
Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi di Brescia e dà ragione al Comune

18/10/2016 – Nuova vittoria, definitiva, del Comune di Reggio Emilia nel contenzioso sul maneggio – tre piste per allenamento dei cavalli, con relative pertinenze, ricoveri attrezzi e foraggio e strutture di ospitalità degli animali – sorto abusivamente a Villa Cella, in via Croci a ridosso della ferrovia Milano-Bologna,  su iniziativa della ditta Brecogen srl.

Il maneggio, entrato di gran carriera nel processo Aemilia con l’arresto di Pasquale Brescia era  stato sequestrato dal Comune di Reggio perchè ritenuto abusivo

 Il costruttore cutrese, già proprietario degli Antichi Sapori e contitolare della Bre.Co.Gen, è tuttora in carcere in attesa di giudizio per concorso in associazione mafiosa: Brescvia è anche l’autore della lettera aperta al Vecchi per la quale è indagato per minacce con l’aggravante della finalità mafiosa.

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Confermando la validità degli atti del Comune (rappresentato in giudizio dal dirigente dell’Avvocatura comunale  Santo Gnoni) e del Tribunale amministrativo regionale, il Consiglio di Stato ha riunito i tre appelli presentati dalla società sullo stesso tema – appelli con i quali si mirava in sostanza alla sospensione dell’efficacia delle sentenze dello stesso Tar – e li ha respinti in toto.

Gli appelli, scrivono i giudici della suprema corte amministativa, motivando l’ordinanza, “non risultano assistiti da elementi di fondatezza, tenuto conto che le opere sanzionate hanno determinato una rilevante alterazione di un suolo a destinazione agricola in assenza di qualsiasi titolo abilitativo”.

Accertato l’illecito edilizio, nel 2012 il Comune di Reggio Emilia aveva ordinando il blocco dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi, attraverso la demolizione delle opere edilizie. L’ordinanza non era stata rispettata, di conseguenza il Comune aveva disposto l’acquisizione – di diritto e non onerosa per l’Amministrazione – dell’area lottizzata abusivamente al patrimonio disponibile pubblico.

Strascichi del contenzioso sono giunti sino ad oggi e sono stati conclusi dall’ordinanza del Consiglio di Stato. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali che, complessivamente, assommano a circa 20.000 euro.

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