Lavoro nero, i carabinieri chiudono 6 aziende cinesi
In 12 ditte il 40% della manodopera irregolare: scovati tre clandestini
Multe per 50 mila euro, telecamere abusive per sorvegliare i lavoratori

8/10/2016 – I carabinieri del Gruppo per la tutela del lavoro di Roma, congiuntamente ai colleghi del nucleo ispettorato lavoro e del comando Provinciale  di Reggio Emilia hanno eseguito controlli su una dozzina di aziende ubicate a Reggio e provincia con il fine di contrastare il lavoro nero e l’occupazione di manodopera clandestina.

Allarmanti i risultati: il 40% (con punte anche del 75% in alcune aziende) della forza lavoro della maggior parte delle aziende controllate è risultata essere in nero (20 dipendenti su 49 di cui 3 clandestini). Contestate sanzioni amministrative per circa 50.000 euro e accertate omissioni contributive per svariate migliaia di euro, ancora in fase di quantificazione.

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Sei i provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriale nei confronti di altrettante aziende, 2 imprenditori denunciati alla Procura reggiana per occupazione di manodopera clandestina e altri 3 denunciati  per aver installato impianti di videosorveglianza dei lavoratori senza la prescritta autorizzazione, in spregio alle norme dello Statuto dei lavoratori.

Le aziende sono 4 laboratori tessili, 2 stirerie, 4 attività commerciali e una di  lavorazione marmi) sono tutte gestite da lavoratori cinesi.

Nel dettaglio, il titolare di un azienda tessile di Reggio Emilia e 2 commercianti sono stati denunciati per l’installazione di telecamere non autorizzate che riprendevano i dipendenti al lavoro. Un altro titolare di azienda tessile e il proprietario di una stireria sono stati denunciati per occupazione di manodopera clandestina: due in un’azienda e uno nell’altra.

Ecco il bilancio dell’operazione:

–          un’azienda tessile 9 lavoratori in nero su 12 (pari al 75% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);

–          due attività commerciali rispettivamente un lavoratore in nero su 2 ( pari al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);

–          un’azienda tesile 2 lavoratori in nero su 3 (pari al 67% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);

–          una stireria 4 lavoratori in nero su 8 ( pari al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);

–          un’azienda che lavora marmi  2 lavoratori in nero su 9 (pari al 23% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro).

Ai sensi delle attuali norme di legge nei confronti di queste 6 attività aziendali venivano emessi i provvedimenti di sospensione dell’attività, con sanzioni per circa 50.000 euro. Ora la ripresa delle attività dipenderà dai titolari che dovranno regolarizzare i dipendenti impiegati in nero e pagare la maxi multa.

 

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2 risposte a Lavoro nero, i carabinieri chiudono 6 aziende cinesi
In 12 ditte il 40% della manodopera irregolare: scovati tre clandestini
Multe per 50 mila euro, telecamere abusive per sorvegliare i lavoratori

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    08/10/2016 alle 15:01

    Magistrati, ispettori del lavoro, Polizia municipale, Guardia di Finanza … dice:

    Corrotti o semplicemente incapaci? Già all’inizio del 2000 oltre 400 erano i laboratori del tessile a proprietà cinese, nella provincia di Reggio Emilia. Diverse migliaia i posti di lavoro persi, soprattutto per le nostre donne; questo quanto segnalava il sindacato Filtea – Filctem Cgil. Ebbi occasione di parlare con un ispettore del lavoro, Roberto C., il quale mi confermò che dai loro controlli emergeva sempre lavoro nero e cinesi clandestini. L’ispettorato di Reggio Emilia metteva i sigilli ai capannoni e alle macchine, ma dopo pochi giorni la società proprietaria veniva rimpiazzata da altra, i sigilli rotti e insomma tutto ricominciava come prima. “Abbiamo le mani legate”, mi disse, “non sappiamo come bloccarli”.
    “Ho io la soluzione”, gli risposi. “E quale?” “Obbligate l’Enel a rispettare la legge: niente allacciamenti elettrici (tutti di decine di kilowatt) niente contatori. Le macchine taglia e cuci, quelle per la maglieria, i ferri da stiro ecc, sanza elettricità non funzionano ! ” Fui guardato come un alieno … nessuno ci aveva pensato ! Bene, come ogni artigiano e come ogni piccolo imprenditore sa, per aprire una attività, oltre a una serie incredibile di permessi, ausl, camera di commercio, polizia municipale, comune ecc, occorre che l’enel o altro gestore, conceda la potenza elettrica necessaria. Per avere l’allacciamento serve tutta una serie di permessi e autorizzazioni … solo per gli italiani, e gli altri fanno come vogliono? No, anche per loro, ma quasi sempre, (con bustarelle ben piazzate?) ottengono di non presentare permessi, documenti, certificazioni ecc.
    E la Magistratura locale, e la polizia municipale, e la Guardia di Finanza…? Tutti pesci in barile, sino a quando non arriva una strage? “Imbambi e leder !” ecco da chi siamo governati e tutelati, a tutti ilivelli. Un saluto, demoralizzato, da un italiano onesto (specie ormai in via d’estinzione …),
    Alessandro Raniero Davoli

  2. Ughetta Rispondi

    09/10/2016 alle 09:50

    Come sempre ha ragione il Signor Raniero Davoli (Signor con la lettera maiuscola).
    Sottoscrivo pienamente.
    La differenza è che non mi stupisco più di certe dinamiche asistemiche.
    Non credo infatti che si possa più parlare, e ormai da anni.., di società funzionale.
    I miei rispetti alle rare Persone, oneste anche intellettualmente, che non sono mai scese a compromessi con lo sterco dilagante.

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