La Borsa di Milano? Non è un grande affare
E’ crollata al ventesimo posto nel mondo

di Alessandro Bettelli
28/10/2016 – Piazza Affari? Non un grande affare per chi, a fine 2005, avesse deciso di investire i propri risparmi in titoli quotati sul listino di Milano. Anzi, sarebbe il caso di parlare di doppia beffa: in primis perché il rendimento complessivo, considerato nell’arco temporale del decennio, segna una performance negativa pari al 51,7%, il che equivale a una minusvalenza media annua del 6,5%. In più, se il medesimo risparmiatore avesse investito, anziché sulla Borsa italiana, in quella di un Paese emergente, oggi si starebbe leccando i baffi, arricchito da una performance a doppia cifra.
La Borsa di Milano, nella giornata di esordio del titolo Ferrari Mezzanotte.

La Borsa di Milano, nella giornata di esordio del titolo Ferrari Mezzanotte.

In altre parole: Piazza Affari risulta in fondo alla classifica tra le principali borse mondiali, con un rendimento complessivo dal 2005 ad oggi più che dimezzato a fronte degli alti rendimenti delle borse emergenti.
E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto “Indici e dati” di Mediobanca che esamina le principali piazze finanziarie al mondo.
A livello medio annuo, ‘l’investimento in borsa italiana dal 2005 evidenzia un rendimento negativo del 6,5% che si raffronta con i numeri positivi a doppia cifra della borsa indonesiana (+13%) e di Shanghai (+12%), le piazze che hanno registrato le migliori performance.
Tra le borse più rilevanti per capitalizzazione e scambi, il Nasdaq segna un +9% medio annuo (+153,8%complessivo).
Piazza Affari perde posizioni in classifica anche in termini di capitalizzazione e numero di società quotate, oltre che per incidenza sul totale complessivo mondiale.
Se a fine 2005 era tredicesima al mondo con 676 miliardi di capitalizzazione, ad agosto scorso Borsa Italiana scende in ventesima posizione con 434 miliardi a causa del forte dinamismo delle piazze emergenti, non solamente “Brics” e Hong Kong ma anche Corea e Taiwan.
Brasile e Russia, dopo le forti flessioni dal 2010, tornano nel 2016 davanti a Piazza Affari.
In un contesto di ascesa delle borse delle economie emergenti e di riduzione del peso di quelle mature, l’incidenza della Borsa italiana sul totale, che già nel 2005 era solo pari al 2%, scende ulteriormente nel 2016 allo 0,8%, minimo mai osservato.
Il peso della Borsa Italiana sul Pil ad agosto 2016 (26%) è il quarto più basso dal 1998 e ben distante dai livelli del decennio 1998-2007, che presentavano una media del 48% e un massimo del 2000 quando si toccò il 70%.
Su questo fronte Borsa italiana è la meno rappresentativa tra i principali 23 mercati internazionali sotto il Messico e Russia (40% su Pil), Brasile (41%), Germania e Indonesia (49%).
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Una risposta a 1

  1. mario Rispondi

    28/10/2016 alle 17:32

    La decadenza in atto del nostro Paese, malgrado i bla -bla, si ha anche da questi dati. Continuando in questi termini faremo la fine di Merida in Messico: un ammasso di immobili di pregio vuoti e fatiscenti e la popolazione ridotta del 70%, a causa della crisi per obsolescenza delle fibre di agave sisalana( Sisal).

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