Italia, vent’anni senza andare mai a tempo
Andrea Scanzi all’Herberia per il Grade

24/10/2016 – Il 29 ottobre Andrea Scanzi sarà al Teatro Herberia di Rubiera, per “Il sogno di un’Italia – 1984-2004 Vent’anni senza andare mai a tempo”, spettacolo teatrale creato e rappresentato dal celebre  giornalista insieme a Giulio Casale, per la regia di Angelo Generali. Appuntamento alle ore 21 per una serata all’insegna della beneficenza: il ricavato della serata verrà infatti devoluto alla Fondazione GRADE Onlus di Reggio Emilia, per finanziare le attività e la ricerca del reparto di Ematologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova – IRCCS e del CORE, il nuovo Centro Oncoematologico inaugurato di recente.

Perché spesso in Italia la norma è eccezione e l’anomalia è regola? È quanto si chiedono Giulio Casale e Andrea Scanzi nel loro spettacolo. 1984-2004: due decenni che potevano cambiare l’Italia e non l’hanno cambiata. O forse l’hanno addirittura peggiorata. Un restauro piuttosto che un rinnovamento. Un nuovo spettacolo di Teatro Canzone per Casale e Scanzi, parzialmente ispirato al libro “Non è tempo per noi” del giornalista aretino.

Andrea Scanzi

Andrea Scanzi

“Il sogno di un’Italia” è il ritratto di un paese attraverso storie, istantanee e canzoni da Bennato a Fossati, da Gaber a Battiato, da De Gregori a Jeff Buckley. Sul palco sfilano miti e maestri, figure indelebili ed eroi quasi loro malgrado. Dal sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino alle parole disilluse di Mario Monicelli (“La speranza è una trappola”), dalla promessa fatta e non mantenuta ad Antonino Caponnetto fino al pantheon di fratelli maggiori che se ne sono andati troppo presto: Massimo Troisi, Ayrton Senna, Marco Pantani.

In questo “Il sogno di un’Italia”, dal sottotitolo  jannacciano (“Vent’anni senza andare mai a tempo”), ci sono la politica che non riesce più a generare appartenenza e l’arte – musica, cinema, letteratura, giornalismo – che diventa fatalmente politica e dunque forse militanza.

Uno spettacolo che racconta l’Italia con spirito critico, conservando però il desiderio di una vera ripartenza. I quarantenni di oggi volevano la rivoluzione, ma solo nelle t-shirt. Cercavano un nuovo centro di gravità permanente, ma – per ignavia o quieto vivere – rischiano di avere inguaiato l’Italia.

Ingresso: 15 euro.

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