En.cor: il mistero dell’ordinanza-lumaca
Tre giorni per arrivare dal protocollo all’ufficio del sindaco di Correggio

di Pierluigi Ghiggini

26/10/2016  – Questa mattina, mercoledì, il sindaco di Correggio Ilenia Malavasi  e l’assessore al bilancio Luca Dittamo   vanno in pellegrinaggio a Bologna non alla Madonna di San Luca, bensì  alla Corte dei Conti regionale nel disperato tentativo di ottenere qualche mitigazione dell’ordinanza che impone al comune di rifare entro Santa Lucia il bilancio di previsione, al fine di assorbire nelle spese correnti il buco di 29 milioni spalancato dalla lettere di patronage sottoscritte a garanzia dei debiti En.cor. L’incontro è in vista del consiglio comunale di venerdì sera, dove si prevedono scintille e incendi politici.

Lo stabilimento En.cor di Correggio, chiuso per fallimento

Lo stabilimento En.cor di Correggio, chiuso per fallimento (ph. Sergio Volo)

E’ appena il caso di rilevare che non più tardi di domenica il sindaco Malavasi, pur  a conoscenza dei contenuti dell’ordinanza, aveva bollato le rivelazioni della Voce di Reggio come notizie infondate. Le brutte figure sono sempre dietro l’angolo.
Tutti ritengono che il Comune abbia un solo modo per rimediare al disastro: la dichiarazione di pre-dissesto che permette di aumentare le tasse. E visto che Correggio ha l’addizionale Irpef più bassa in tutta la provincia, lo spazio di manovra sarebbe ampio: portandola al livello massimo il Comune potrebbe introitare 2,5 milioni all’anno. Un salasso, naturalmente a carico dei cittadini.

Il municipio di Correggio

Il municipio di Correggio

L’altra sera,  intanto, il comune si è deciso a consegnare ai consiglieri comunali il testo della pronuncia della Corte dei Conti, con oltre dieci giorni di ritardo. E per questo  in una riunione della commissione Affari Generali convocata d’urgenza, si è sfiorata la rissa tra l’assessore Dittamo e il mite consigliere Gianluca Nicolini, del centro-destra.
Per giustificare l’occultamento dell’ordinanza sino a quando non l’ha pubblicata la Voce, la giunta ha sostenuto che il documento è stato recapitato il 12 e poi avrebbe impiegato ben tre giorni per coprire la siderale distanza che divide l’ufficio protocollo dalla scrivania del sindaco. Naturalmente, con tutto il rispetto per la buona fede delle persone, non ci crede nessuno. Per questo Nicolini ha ironizzato sull’assessore («E pensare che è pure avvocato») e ha detto senza giri di parole che l’aver nascosto per dieci giorni un documento di quella portata indirizzato ai consiglieri tutti, di maggioranza e di opposizione, è da «denuncia penale».
Intanto, come prevedibile, la bufera politica è diventata un ciclone. Del caso si parlerà anche in Consiglio provinciale (per quello che conta): il capogruppo di Forza Italia-Terre Reggiane Giuseppe Pagliani ha presentato un’interpellanza, rilevando, fra l’altro che «la comunicazione della Corte dei Conti è pervenuta al comune di Correggio in data il 12 ottobre ultimo scorso a mezzo posta certificata, e solo il 24 ottobre è stata data comunicazione ai consiglieri comunali con giustificazioni del ritardo prive di senso alcuno. Si è configurato così un illecito amministrativo di forte rilievo.
Da qui la chiesta al presidente Manghi su «quali iniziative intenda prendere per evitare le gravissime conseguenze derivanti da questa condizione di pre dissesto del comune di Correggio» e «quali ricadute si avranno sui servizi erogati ai cittadini di Correggio da parte dell’amministrazione comunale, e come la Provincia può intervenire per garantire gli stessi».
Si registra anche una presa di posizione dell’ex consigliere Andrea Nanetti: “Finalmente dopo anni, la corte dei conti ha evidenziato  che quelle lettere di patronage non dovevano essere approvate dalla giunta, ma dal Consiglio comunale, invece tutto avvenne persino a nostra insaputa.
Ora il PD non può rifare ancora lo scarica barile sull’ex Sindaco, perché Iotti non ha deciso da solo, ma congiuntamente ad assessori ed amministratore Encor, e questi sette amministratori hanno agito insieme e su mandato del Pd”.
Il debito di 29 milioni, ricorda Nanetti, equivale a 1.100 euro da pagare ogni cittadino, compresi vegliardi e neonati.

(dalla Voce di Reggio)

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