Crac En.cor, maledizione di Correggio
I cittadini pagheranno i 28 milioni alle banche
Bilancio da rifare, consiglio comunale a rischio scioglimento
Legnata della Corte dei conti, dossier alla Procura

23/10/2016 – Il crac della En.cor, la società di energie rinnovabili costituita dal comune sotto controllo del Pd, poi ceduta ai privati e fallita rovinosamente quasi tre anni fa,   è diventato una maledizione per Correggio.

Saranno le famiglie e le imprese a pagare con aumenti di tasse, tagli ai servizi e introiti comunali vari come gli utili Iren, quei 28 milioni che il comune deve alle banche (San Felice, Banco Popolare e Bnl) a causa delle famigerate lettere di patronage firmate dall’amministrazione Iotti con le quali l’ente locale aveva garantito in prima istanza  i mutui concessi alla società energetica fallita nel gennaio 2014, obbligandosi a fornire adeguate garanzie o comunque a saldare il conto in caso di inadempienza della En.Cor.

La sede della En.cor di Correggio

La sede della En.cor di Correggio, in fallimento

Il colpo finale è arrivato con un’ordinanza della Corte dei conti regionale, pubblicata questa mattina dalla Voce di Reggio Emilia, il nuovo quotidiano locale in edicola abbinato a Il Giornale. Il comune di Correggio dovrà rifare il bilancio per tappare il buco di 28 milioni. La Corte dei conti  ha distrutto la variazione con cui il consiglio comunale a fine luglio aveva riconosciuto i debiti fuori bilancio, trattandoli però come una posta in conto capitale e prevedendo di ripianarli con vendite di immobili e delle azioni Iren. Per la Corte dei Conti invece si tratta di una”grave irregolarità” da sanare immediatamente, rifacendo ilbilancio e trattando i debiti come una partita corrente. Ciò significa che per soddisfare le banche dovrà essere acceso un maxi mutuo da pagare che le risorse correnti: tasse, tagli alle spese, affitti e utili Iren. Insomma, il crac della En.cor lo pagheranno i cittadini.

iotti correggio

Marzio Iotti ex sindaco di Correggio

Ilenia Malavasi, attuale sindacodiCorreggio, nel momento della sua elezione.

Ilenia Malavasi, attuale sindaco di Correggio, nel momento della sua elezione.

E non c’è scampo, perché la Corte dei conti è perentoria: se il bilancio non sarà rifatto entro 60 giorni, scatterà lo scioglimento del consiglio comunale con il commissariamento e nuove elezioni. Una bella gatta da pelare per la Giunta di Ilenia Malavasi. Non solo: la Corte dei conti ha inviato il dossier alla Procura contabile – sezione delle autonomie locali – per “la valutazione del anno”. Guai in vista per l’ex sindaco Iotti, gli ex assessori, il dirigente finanziario del comune e il collegio sindacale, che tuttavia aveva ammonito l’amministrazione per iscritto sulla situazione.

L’ordinanza inoltre rivela che è già in corso un’indagine della Procura sulle lettere di patronage. Inoltre rileva che la decisione sulle lettere spettava al consiglio comunale e non alla Giunta, come invece è avvenuto. Da qui i guai per gli ex amministratori

L’ARTICOLO DELLAVOCE DI REGGIO

di Pierluigi Ghiggini
Il consiglio comunale di Correggio viaggia dritto sulla strada dello scioglimento, che sarà  evitato solo se imporrà grossi sacrifici pecuniari ai cittadini e alle imprese per ripianare i 28 milioni di euro dovuti alle banche causa le  famigerate lettere di patronage del crac En.cor.
L’11 ottobre la Corte dei Conti dell’Emilia Romagna (presidente Greco, magistrato relatore Patumi) ha emesso un’ordinanza che apre il vaso di Pandora del fallimento En.cor e della folle esposizione del comune di Correggio.
Le notizie desunte dalla lettura dell’ordinanza sono di quelle che scottano.
 La prima è che le lettere di “patronage forte” che obbligano il comune a far fronte in prima battuta ai debiti di En.cor (fallita nel 2013) nei confronti della Popolare San Felice, del Banco Popolare e della Bnl, dovevano essere approvate dal Consiglio comunale e non dalla Giunta, come invece è avvenuto.
Di conseguenza  il sindaco dell’epoca, la Giunta, il dirigente finanziario del Comune e probabilmente i membri del  collegio sindacale potrebbero essere chiamati a rispondere personalmente, ben oltre l’azione di responsabilità promossa a fine luglio dal Consiglio comunale. 
Infatti, questa è la seconda novità, la Procura della Corte dei Conti ha già aperto un’indagine sulle lettere di patronage e i conferimenti patrimoniali avvenuti nel tempo a favore di En.cor: in particolare il trasferimento dei beni dal comune alla società di energie rinnovabili per 3 milioni 690 mila euro avvenuto nel 2012 «con conseguente depauperamento del patrimonio dell’ente locale, stante la cessione avvenuta nel giugno 2013 alprezzo simbolico di 202 mila euro».
La terza notizia è che la Corte dei Conti ha inviato la sua ordinanza alla Procura contabile «per la valutazione del danno derivante dalle lettere di patronage e dai conferimenti patrimoniali a En.cor». Altri guai in vista per gli amminsitratori.
La quarta notizia, di gran lunga la più importante per le drammatiche conseguenze sui portafogli dei cittadini  correggesi, è che l’ordinanza stronca completamente la variazione approvata a fine luglio dal consiglio comunale, e impone di rifare il bilancio.
Perché? Il comune guidato da Ilenia Malavasi, dopo le due sentenze del Tribunale di Reggio Emilia che lo obbligano a pagare 10 milioni 816 mila euro a Banca San Felice e 4 milioni 6 mila euro al Banco Popolare (è ancora pendente la causa con Bnl per altri 3 milioni, ma l’esito appare scontato) ha riconosciuto l’esistenza dei debiti fuori bilancio  deliberando di trattarli come poste in conto capitale, da sanare con la vendita di immobili e delle azioni Iren.
Invece la Corte dei Conti, sulla base di una giurisprudenza consolidata, ha preso a schiaffi l’amministrazione di Correggio: si tratta di una “grave irregolarità” perché il debito derivante dalle lettere di patronage è una partita corrente, quindi non può essere sanato in conto capitale.  Può sembrare una sottigliezza da legulei, invece le conseguenze, come detto, saranno  drammatiche. Significa che il debito dovrà essere pagato con il bilancio corrente, quindi con l’accensione di un mega mutuo per i debiti fuori bilancio e la dichiarazione di pre-dissesto. Mutuo da pagare con le risorse ordinarie, quindi aumentando imposte e tasse, tagliando i costi dei servizi e dirottando su di esso i 350 mila euro di dividendi annuali Iren.
Non solo: il magistrato contabile ha ordinato che il comune di Correggio assuma entro sessanta giorni (dall’11 ottobre)  i necessari “provvedimenti di riequilibrio necessari a ripristinare il pareggio di bilancio”. Una eventuale mancata adozione “è equiparata a ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione”, che comporterebbe lo scioglimento del consiglio comunale, il commissariamento e nuove elezioni.
Il consiglio comunale è convocato il 28 ottobre; l’ordine del giorno non fa cenno alla legnata della Corte dei conti, tuttavia sono annunciate comunicazioni del sindaco. Si prevede tempesta, e non è necessario essere degli astrologi.

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