La chiesa della luce: riapre oggi il Duomo di Guastalla dopo cinque anni di restauri

2/10/2016 – Oggi è la grande Domenica del Duomo di Guastalla. La chiesa Concattedrale viene riaperta al culto, dopo 5 anni di restauri e di radicali lavori antisismici, con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo Massimo Camisasca, che dedica la sua omelia due santi riformatori: a San Francesco ( di cui si celebra la solennità anticipata) e a San Carlo Borromeo, il vescovo di Milano che consacrò il duomo di Guastalla nel 1575.  E’ il santo al quale il vescovo Camisasca, teologo di Comunione e Liberazione, è particolarmente devoto al punto da dedicargli la comunità sacerdotale da lui fondata.

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Il duomo di Guastalla

La Concattedrale si presenta oggi piena di luce, con significative scoperte come gli affreschi cinquecenteschi, e un assetto liturgico completamente diverso ma che – ha sottolineato don Alberto Nicelli – che in realtà recupera l’antico.

Il programma di oggi prevede alle 15,30 i saluti delle autorità e a seguire l’apertura della Porta della Misericordia da parte del vescovo Massimo Camisasca, quindi la Messa solenne. Al termine della celebrazione, nel piazzale del Duomo, rinfresco aperto a tutta la cittadinanza.

Gli eventi per la riapertura della Concattedrale hanno preso il via ieri sera a Guastalla con un musical dedicato al restauro del Duomo e al suo nuovo aspetto.

Ecco il programma completo

Martedì 4 Ottobre in Duomo Solennità di San Francesco

Ore 10.00: Concelebrazione nella solennità di San Francesco

Ore 21.00: Concerto per coro e orchestra diretto dal maestro Enrico Becchi. Musiche di Vivaldi e Pergolesi

Domenica 9 / 16 / 23 / 30 Ottobre in Duomo

Ore 16.00 e ore 17: Visite guidate alla Concattedrale a cura dell’Associazione Giovani Maldottiani

Ore 18.30: Messa vespertina

Giovedì 3 Novembre in Duomo Festa di San Carlo Borromeo

Ore 18.30: Concelebrazione nella Festa di S. Carlo Borromeo presieduta dal vescovo Massimo Camisasca

Ore 21.00: Concerto in occasione del 70° compleanno del vescovo Massimo Camisasca.

Coro e orchestra diretti dal maestro Roberto Fabiano. Musica di W.A. Mozart

La concattedrale di Guastalla in corso di restauro

La concattedrale di Guastalla in corso di restauro

Domenica 13 Novembre in Duomo

Ore 10.30: Santa Messa in occasione della Festa provinciale del Ringraziamento e Giubileo del mondo agricolo.

Chiusura della porta Santa

Giovedì 24 novembre in Duomo

Ore 21: conferenza “ La Chiesa secondo Gesù”

Relatore Paolo Curtaz

IL RESTAURO DEL DUOMO DI GUASTALLA

 

Il filo conduttore del restauro non è stato quello di ricercare o ricreare una (vera o presunta) situazione “originale” della chiesa, alterata dalle molte trasformazioni che l’edificio ha subito e della quale sono emerse a tratti alcune testimonianze molto significative, ma piuttosto di restituire, in tutta la sua completezza formale, l’edificio così come ce lo ha consegnato l’ultima grande ristrutturazione, quella del 1841 eseguita su progetto dell’architetto parmigiano Giuseppe Rizzardi Pollini, al quale si aggiunge lo splendore degli stucchi e degli affreschi della seicentesca cappella del SS. Sacramento, vera e propria chiesa all’interno della concattedrale guastallese.

Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

I lavori, progettati e diretti dall’arch. Mauro Severi con l’arch. Giancarlo Grassi, dovevano essere in un primo tempo limitati solo all’interno della chiesa ma l’evento sismico del 2012, quando già erano stati restaurati i paramenti murari dell’abside, ha spinto i progettisti e il Comitato a riconsiderare il progetto estendendolo anche agli aspetti strutturali e in modo particolare rivolgendolo al consolidamento delle strutture di copertura e delle volte, per i quali ci si è avvalsi della consulenza progettuale del prof. Claudio Modena dell’Università di Padova.

Mentre i restauri artistici all’interno continuavano sui decori, gli stucchi e i marmi, è stato messo a punto un progetto generale di miglioramento sismico dell’edificio, che ha ottenuto l’approvazione e il finanziamento della Regione e della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio. Terminate le fasi di appalto, nell’ultimo anno e mezzo i lavori di consolidamento si sono sovrapposti e hanno proceduto di pari passo con quelli di restauro fino ad arrivare al completamento.

San Carlo Borromeo: consacrò il Duomo di Guastalla nel 1575

San Carlo Borromeo: consacrò il Duomo di Guastalla nel 1575

Gli interventi di restauro, seguiti dall’Ufficio diocesano Beni Culturali e dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, hanno permesso di indagare e valorizzare nel dettaglio tutti gli apparati decorativi, con la scoperta di importanti testimonianze artistiche, celate dalle successive trasformazioni della chiesa. Fra queste particolarmente importante è il rinvenimento, sotto una parete di tamponamento delle nicchie, con due statue in stucco raffiguranti profeti, appartenenti all’antico altare della famiglia Gonzaga, disegnate dal celebre artista cremonese Bernardino Campi. Ancora più stupefacente per l’ottimo stato di conservazione è la lunetta con il Dio Padre, dipinta dal bolognese G.B. Bolognini, allievo di Guido Reni, nella cappella del SS. Sacramento, scoperta sotto una finta finestra dipinta. Altrettanto significativo è infine il fregio affrescato di fine ‘500 ritrovato in uno dei vari ambienti accessori recuperati sul lato ovest del complesso.

Ultimi in ordine di tempo, terminati proprio in questi giorni, sono il restauro della Madonna di Castello, statuetta lignea di epoca medievale, particolarmente cara ai guastallesi e il restauro della cappella del Cristo Morto, singolare esempio di arte decorativa neogotica di fine ottocento. La cappella ospita la statua del Cristo deposto, che sotto innumerevoli strati di gesso si è rivelata una splendida scultura in cotto cinquecentesca.

Infine particolare importanza ha anche il nuovo presbiterio della chiesa, che riprende il disegno di quello cinquecentesco e si arricchisce dei nuovi arredi liturgici.

Grande attenzione è stata riservata anche alla dotazione impiantistica dell’edificio, con una nuova illuminazione e il riscaldamento a pavimento, elemento fondamentale sia per la tutela delle opere d’arte che per il confort e la funzionalità di quello che deve essere prima di tutto un edificio accogliente.

PARLA MAURO SEVERI, ARCHITETTO DEI RESTAURI

Quando le hanno chiesto di restaurare il duomo di Guastalla, quali sono state le sue reazioni?

Una prima reazione di soddisfazione quando il vescovo Caprioli e l’ausiliare Ghizzoni mi hanno chiesto di restaurare il Duomo di Guastalla, che era una piazza che conoscevo bene. L’altra reazione era dovuta al fatto che le condizioni della chiesa erano tali che avevo un po’ di dubbi sulle aspettative del restauro. La missione era di restituire un edificio di culto importante come la Concattedrale alla sua funzione di luogo di preghiera che avvicina a Dio. Il Duomo era un edificio pieno di umidità, sporco, con tanti interventi lasciati a metà, zoccolature in marmo, un inizio di interventi di restauro già in parte fatti: tutti questi elementi facevano temere per la buona riuscita del restauro. Iniziati i lavori e imparando a conoscere meglio l’edificio, tutto ha preso una luce diversa, anche gli ultimi interventi di restauro degli anni ’50, come i finti marmi e le dorature, il ritrovamento delle decorazioni settecentesche in chiaroscuro, che sono state trasformate nel tempo in altorilievi in stucco e gesso. C’è stata una serie di stratificazioni che rende l’edificio interessante dal punto di vista storico e soprattutto permette all’architetto di restituire alla comunità un luogo nel quale chi entra si senta bene con Dio e possa avvicinarsi alla preghiera e all’ascolto della Parola.

Quali i problemi più importanti del restauro?

Avevamo un problema di infiltrazioni d’acqua e del sistema di copertura che era drammatico. Dovevamo risanare il pavimento in marmo, realizzato nell’Ottocento su strati di terra, sotto i quali abbiamo trovato un pavimento in cotto, del quale abbiamo riutilizzato alcune mattonelle nella sagrestia del Santissimo. Proprio per questi motivi, insieme al Comitato per il restauro, abbiamo deciso di realizzare il riscaldamento a pavimento, perché qualsiasi altra alternativa non avrebbe permesso ai fedeli di stare in chiesa in inverno in modo agevole. La prospettiva è proprio quella di avere un luogo sempre aperto, sempre celebrato, con una presenza costante di un sacerdote per le confessioni. Il riscaldamento a pavimento è, anche per la conservazione delle opere d’arte, la soluzione migliore.

La grande discussione, in fase di restauro, è stata quella se conservare tutto l’apparato decorativo che è arrivato fino agli anni ’50 o se alleggerirlo. La decisione è stata quella di conservarlo tutto, addirittura di riscoprire alcune decorazioni in chiaroscuro che sono rimaste, e che fanno parte dell’impianto originale fatto sia nel ‘700 che nel ‘800. I rilievi e gli stucchi delle volte sono stati appoggiati su questa decorazione, che prima era dipinta e poi è stata fatta a rilievo, perché hanno cercato nel tempo di renderla sempre più bella secondo il gusto dell’epoca. Abbiamo ripristinato tutti i basamenti che, negli anni, per l’umidità erano stati rotti o coperti da marmi nell’illusione di fermare la risalita dell’umidità. Le dorature, che abbiamo restaurato, sono lontane dal gusto di oggi, ma fanno parte della storia del monumento. Mentre negli anni ’50, in fase di restauro, si demolivano gli apparati barocchi per privilegiare quelli romanici, oggi siamo più propensi a conservare anche le testimonianze di gusto liberty, che troviamo per esempio nella cappella del Santissimo, per rispetto della storia dell’edificio e anche, in questo caso, per rispetto di una città come Guastalla dove c’è sempre stata una tradizione di grandi pittori e di grandi decoratori. Devo dire che nel corso del restauro abbiamo potuto avvalerci di maestranze capaci di integrare e di restaurare con grande competenza..

In accordo con la Soprintendenza per i beni Architettonici la scelta di fondo è stata quella di ripristinare le cose danneggiate o mancanti, trattandosi di elementi decorativi. Non facciamo questa operazione di ripristino per le due statue settecentesche di Bernardino Campi nell’altare dei Gonzaga dove sono usciti questi stucchi con queste figure di profeti dove interveniamo con un restauro scientifico che non integra le parti mancanti.

Quali sono state le scoperte più significative?

Sicuramente la scoperta più inattesa è stata quella delle due nicchie con gli stucchi dei profeti nell’altare della Madonna del Rosario, che facevano parte dell’antico altare dei Gonzaga disegnato da Bernardino Campi, l’affresco del Bolognini sull’altare della cappella del santissimo, gli affreschi cinquecenteschi nella cappella del Santissimo alla destra del presbiterio. Poi la riscoperta, arrivata con il restauro, della bellezza delle due statue di Pietro e Paolo di fianco al Cristo, posizionato nell’impianto settecentesco che domina in posizione centrale il presbiterio della navata centrale.. Le due statue, che sono in stucco lucido marmorino, ripulite dagli strati di stucco e di gesso che si erano sovrapposti, hanno restituito le pieghe del vestito, i peli della barba, la fisionomia del volto ritrovando quella bellezza che era stata appiattita dai vari interventi susseguitisi. Una scoperta eccezionale è poi la restituzione del Cristo morto nella Cappella laterale del Santissimo che, sotto strati di gesso che ne avevano offuscato la forma del corpo, sta offrendo una figura di Cristo deposto databile tra fine Quattrocento e primi Cinquecento davvero eccezionale. Non conosciamo l’autore né se provenga da altre chiese soppresse, ma sarà compito degli storici approfondire l’origine di questo Compianto. La soddisfazione è poi nell’insieme del restauro che dà una sensazione di piacevolezza che è un po’ l’obiettivo che ci eravamo proposti. Toccherà ai guastallesi dire se questo restauro restituisce loro un luogo che aiuta la preghiera e l’incontro con Dio.

Il terremoto

Il terremoto ha riaperto una serie di lesioni che pensavamo non dovevano riaprirsi. Eravamo all’inizio dei lavori e quindi abbiamo avuto solo alcune lesioni sulla parete del presbiterio che avevamo appena restaurato. Sono uscite , invece, delle lesioni molto preoccupanti su tutto il sistema di copertura e delle volte. La chiesa di Guastalla è forse l’unica che ha un sistema di copertura che poggia direttamente sulle muratura delle volte, senza l’intercapedine dei sottotetti che si trova normalmente nelle chiese. Con la consulenza del dott. Modena, dell’Università di Padova, abbiamo messo a punto un progetto per il consolidamento della Chiesa. E’ stato previsto sia l’inserimento di catene visibili all’interno che di altre che non si vedono, tra la facciata e l’interno della chiesa. Poi siamo intervenuti su tutto il sistema di copertura della cupole, del lanternino e del sistema dei tetti, mettendo così in sicurezza la chiesa sia rispetto ai rischi del terremoto sia al pericolo di infiltrazioni d’acqua. Alcune di queste infiltrazioni, che si sono prolungate per anni, hanno bisogno forse di decenni per asciugarsi completamente.

Adeguamento liturgico

La cattedrale di Guastalla aveva un presbiterio realizzato negli anni ’50 con una soluzione di recinto presbiteriale in vetro e pilastrini di marmo, con l’uso di marmi che non erano quelli della tradizione locale. Si era usato il verde alpi e altri colori di marmi di brecce che non fanno parte della tradizione locale. Abbiamo in questa chiesa tutti marmi veronesi e il pavimento di marmo di Carrara in grigio e bianco. Era stato tolto il recinto presbiterale ma era rimasto un salto, corrispondente a quattro gradini, tra presbiterio e navata, che era pericoloso per i chierici e i celebranti. Era stato posizionato un altare provvisorio che utilizzava un vecchio paliotto in bronzo che prima veniva utilizzato solo per le feste solenni. D’accordo con il vescovo si è deciso di sistemare il presbiterio con i gradini di salita da ogni parte per evitare pericoli e di ridurre l’avanzamento del vecchio presbiterio verso la navata e creare solo una zona centrale di avancorpo dove sistemare il nuovo altare. Abbiamo fatto un nuovo altare provvisorio in legno, in attesa dei fondi per allestire quello definitivo. Così come in legno sono l’ambone, la cattedra e le panche. Verranno dipinti in modo neutro, così da poter valutare se sono funzionali al momento liturgico. L’altare, seguendo i dettami del Concilio Vaticano II, con l’avancorpo acquista una centralità importante che deve reggere il confronto con il meraviglioso altare settecentesco che campeggia come sfondo sul presbiterio, sicuramente uno degli altari più belli presenti in diocesi. Il nuovo altare sarà semplice ma contemporaneo per essere distinguibile, in modo che sia percepito come il luogo principale sul quale viene celebrata la messa.

Un restauro leggero

Il restauro non deve essere invasivo, eccessivamente visibile. Restaurare non vuol dire riportare la chiesa ad un dato momento: la chiesa del ‘500 vista da san Carlo Borromeo non esiste più, se non per i volumi spaziali o l’idea di avere un grande vaso unico, secondo le regole che lo stesso san Carlo aveva dettato per la costruzione delle chiese. Vediamo ad esempio il portico davanti alla chiesa, come raccomandava san Carlo per riparare dalla pioggia, e osserviamo che quasi tutte le chiese della bassa hanno un porticato. Rimanendo l’invaso originario, la chiesa porta in sé i segni dell’amore dei guastallesi per la loro chiesa che hanno sempre aggiornato secondo i gusti e le necessità dell’epoca. Credo che i guastallesi ritroveranno il loro Duomo ma più bello, quasi si fosse sottoposto ad un lifting per ridare giovinezza agli arredi e agli apparati murari. Io che vivo in un piccolo paese, San Martino in Rio, ho notato quale sia l’attenzione dei guastallesi per la loro chiesa. Quando andavo al bar o, alla fine di un sopralluogo, mi fermavo in un forno o una bottega, le persone erano a chiedermi: “ come va? A che punto siamo? La nostra chiesa, mi raccomando, trattala bene”. Si percepiva una attenzione alla Chiesa come casa di tutti, che non ho percepito in maniera così forte a Reggio Emilia durante il restauro del Duomo. Questa partecipazione della comunità si vede anche dalla generosità dei contributi che i guastallesi hanno messo in campo per il restauro della loro chiesa.

Ogni restauro richiede delle motivazioni diverse che devono adeguarsi alle esigenze del luogo. Sono molto soddisfatto del risultato e delle scelte ideologiche che hanno guidato il lavoro di restauro, in piena sintonia con il Comitato che ha gestito tutte le fasi di questa operazione. Siamo partiti con l’idea di fare solo una pulitura e non avremmo mai immaginato di pulire tutti gli altari e di fare restauri che ci hanno portato a scoprire pezzi di affresco, stucchi e altre testimonianze pregevoli. I fondi del terremoto sono stati necessari per completare in modo importante un intervento che non saremmo riusciti a completare con le sole nostre forze. Rimangono aperte le situazioni degli edifici adiacenti il Duomo, ovvero l’edificio della ex-libreria e la canonica che sono inagibili

LA STORIA DEL DUOMO DI GUASTALLA

La realizzazione della Chiesa Maggiore di Guastalla prese avvio nel maggio 1569 in base al progetto che Cesare Gonzaga aveva affidato a Francesco Capriani da Volterra. Questi aveva scelto di realizzare la nuova chiesa sulla piazza maggiore, modificando l’assetto urbano ideato anni prima da Domenico Giunti che, nel dare a Guastalla un assetto a struttura centrale, aveva previsto la futura chiesa all’incrocio dei suoi assi viari principali. La nuova ubicazione dell’edificio religioso era destinata a modificare l’impianto della città, fino a fare della Chiesa Maggiore l’elemento cardine della forma urbana della capitale gonzaghesca.
Il modello architettonico utilizzato fu quello della chiesa a navata unica con cappelle passanti e copertura a botte, che diverrà l’impianto più diffuso nell’età della Controriforma.
Il 20 febbraio 1575, prima domenica di Quaresima, il cardinale Carlo Borromeo, cognato di Cesare Gonzaga, consacrò la chiesa a cui fece dono delle reliquie dei santi Pietro e Paolo. Ma in quella stessa occasione si svolsero le esequie di Cesare, scomparso appena tre giorni prima.
Le opere di completamento si protrassero tuttavia per alcuni anni sotto la direzione di Pompeo Pedemonte, ma la facciata giunse a compimento solo nel 1619 allorchè venne posto in opera, nella nicchia centrale, il gruppo scultoreo della Beata Vergine del Popolo.
Nel 1653 l’apertura di un arco di collegamento tra la navata centrale e l’antico Oratorio di San Carlo diede avvio alla realizzazione della Cappella del Santissimo Sacramento, opera barocca di grande pregio, progettata dall’architetto Antonio Vasconi. Gli spicchi della cupola vennero poi decorate dagli affreschi realizzati da Giovanni Battista Bolognini, allievo di Guido Reni. I lavori terminarono il 31 luglio 1671.
Ma fu nel corso del Settecento che la chiesa cambiò il proprio aspetto, assumendo un’immagine più vicina a quella odierna: nel 1716 vennero progettate e realizzate le nuove torri campanarie. Due anni più tardi venne invece demolito il coro per renderlo “più lungo e più largo”, secondo il disegno dell’ingegnere Abondio Bolla, parmigiano.
Il 24 dicembre 1784 fu consacrato il nuovo altare maggiore, di gusto raffinatissimo nelle forme e nella decorazione; era stato ideato da Giovan Battista Fattori, realizzato dal tagliapietre Giovanni Rossi e decorato dall’indoratore Angelo Bondenari.

 

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