Pagliani assolto, ecco perchè
“Non ha mai favorito la consorteria”

Il politico azzurro: “Mai conosciuto Sarcone, io mi sono defilato subito”

14/10/2016 – Giuseppe Pagliani non diede alcun contributo al progetto di difesa politica architettato dalla consorteria di ndrangheta che ruotava intorno a Nicolino Sarcone. Non solo non esistono prove in questo senso, ma dopo i primi approcci, avvenuti su sollecitazione di Alfonso Paolini, simpatizzante del centro destra, Pagliani interruppe i rapporti e scappò a gambe levate “per difendere se stesso”. Questa, in poche righe, la sostanza delle motivazioni dell’assoluzione perché il fatto non sussiste pronunciata dal Gup Francesca Zavaglia  nei confronti di Pagliani. Le motivazioni della sentenza del rito abbreviato del processo  Aemilia, in tutto 1.390 pagine, sono state depositate il 7 ottobre e rese pubbliche in questi giorni. La presa di distanza cominciò subito dopo la famigerata cena del 21 marzo 2012 agli Antichi Sapori, quando Pagliani fu messo sull’avviso da amici avvocati, e secondo il Gup diventò evidente dopo i provvedimenti della prefettura nei confronti dei partecipanti alla cena (revoca dei porti d’arma).

Giuseppe Pagliani e Maurizio Gasparri a Giovinazzo

Giuseppe Pagliani e
Maurizio Gasparri a Giovinazzo

La sentenza è chiara: Pagliani non diede alcun contributo fattivo alla consorteria, tanto che Nicolino Sarcone se ne lamentò in alcune telefonate a Paolini: “Questi chiacchierano, chiacchierano e non fanno niente”. Da qui l’assoluzione con formula piena.

Nondimeno le motivazioni hanno lascito l’amaro in bocca a Pagliani, specialmente dove il giudice afferma che l’esponente azzurro sapeva chi fosse Nicolino  Sarcone e che in prima battuta avrebbe aderito al “patto” proposto dalla consorteria.

Per la verità,  la lettura delle motivazioni in cui il giudice ha ricostruito la vicenda dimostrano che Pagliani si telefonò solo con Paolini (che fra l’altro aveva relazioni in Questura, come pure il proprietario degli Antichi Sapori Pasquale Brescia) che non sapeva neppure dove fosse lo studio di Sarcone, e che Sarcone non si ricordava nemmeno il nome dell’avvocato di Arceto. E sulla vicenda degli attacchi come consigliere di opposizione alla ex presidente della Provincia Masini, il giudice liquida la faccenda (significativa di un atteggiamento politico della Dda) rifacendosi alla limpida sentenza del Tribunale del Riesame.

Ma, com’era prevedibile, i media hanno concentrato la loro attenzione non sulle ragioni dell’assoluzione, bensì sulle affermazioni di Zavaglia su un iniziale presunto “cedimento” di Pagliani, come se avesse più peso della sentenza. E il segnale d’inizio di un nuovo attacco politico, al di là del diritto-dovere dei giornali di riferire i contenuti della sentenza?

E’ la ragione per cui il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, con una nota inviata al Carlino Reggio, a Reggio Report e pubblicata su Facebook, vuole chiarire “alcuni passaggi  della sentenza di assoluzione piena depositata ieri dal GUP di Bologna dott.ssa Zavaglia.”

“Innanzitutto occorre precisare che , tra il novero degli indagati ,  il sottoscritto ha avuto conversazioni telefoniche esclusivamente  con Paolini e al momento di tali conversazioni , come implicitamente riconosciuto dal giudice ,  non potevo avere elementi per collegare la sua figura ad alcuna consorteria mafiosa”, scrive Pagliani.

E aggiunge: “Io conoscevo Paolini come un simpatizzante del centro destra, e  in tale veste  lo contatto alla fine di marzo ( insieme a molti altri simpatizzanti) per le firme a Campegine  in quanto aveva lavorato in quelle zone.  Sapevo della sua amicizia con l’ex Questore di Reggio Gallo poi trasferito a Parma,  e questo aspetto mi rassicurava . Come già affermato in quel momento   non avevo alcuna consapevolezza di un suo legame con la criminalità organizzata e comunque questo ha  rappresentato  l’ultimo contatto avuto con  questa persona”.

Inoltre conferma di non aver mai conosciuto Sarcone: “Non si è mai presentato  a me direttamente  e non mi ha mai rivolto  parola . Ho appreso della sua presenza alla cena degli Antichi Sapori successivamente dall’avvocato Sarzi Amadè , fino ad allora io non conoscevo  nulla di questa persona”.

E continua: “Si è ipotizzato che alla cena l’argomento principale fossero le interdittive antimafia e relative contromisure mediatiche da adottare  , inoltre  la mia persona viene indicata dall’accusa come mezzo per avviare tali contromisure”.

Ma “nella sentenza non esiste alcun passaggio relativo ad un mio coinvolgimento in tale ipotetico piano , il GUP non evidenzia alcun mio attacco all’operato del prefetto , né diretto né indiretto , non esiste alcun riferimento nella sentenza ad un’eventuale offensiva mediatica da me orchestrata in appoggio del sodalizio”.

Dunque “di che patto politico – mafioso si puo’ parlare se , fin dall’immediato ,  io non mi metto a disposizione di alcuno? In realtà non esiste alcun  evento spartiacque oltre al quale mi sarei defilato: io mi sono defilato da subito, in quanto non esistono prove di una mia collaborazione fornita  all’organizzazione e soprattutto perché non ho mai avuto  la consapevolezza di essere stato avvicinato da membri di un sodalizio mafioso”.

La verità è che alla cena si parla  di altri argomenti , la verità è che io sono presente alla stessa perché  non potevo  immaginare che alcuni presenti erano in realtà malavitosi.

Non mi viene chiesta alcuna collaborazione e ovviamente , come giustamente evidenziato dal giudice , io non presto mai  alcuna collaborazione a questi personaggi.

Quando nel settembre successivo escono articoli di stampa riguardanti i provvedimenti prefettizi a carico di alcuni partecipanti alla cena Antichi Sapori, io mi  sono preoccupato   solo di contrastare   le strumentalizzazioni politiche seguite alla notizia e mi sono difeso esclusivamente in questo ambito. Lo stesso Gup scrive che non ho tenuto alcun rapporto con altri indagati dopo l’episodio della cena di Marzo.

La sentenza inoltre afferma che la mia condotta non è mai stata determinata dalla volontà di favorire la mafia. Secondo il giudice il sottoscritto non ha mai neanche tentato  di apportare benefici  alla cosca , questo semplicemente  perché , aggiungo io , non né ha mai avuto l’intenzione”.

Conclude Pagliani: “Ricordo inoltre a tutti i commentatori , politici e non , che si parla di una sentenza di assoluzione piena per non aver commesso il fatto , sono soddisfatto di averla ottenuta perché insieme a quella del Riesame rappresenta l’inattaccabile prova della mia totale innocenza. Questa è la conclusione positiva di un vergognosa ingiustizia da me subita”.

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