Tutto o niente Marco Tardelli a FestaReggio racconta la sua storia

6/9/2016 – A più di 30 anni dall’urlo di Madrid, Marco Tardelli stasera martedì 6 settembre arrivas a FestaReggio (ore 21, Piazza Grande) per raccontare la sua storia insieme alla figlia Sara, autrice del libro a quattro mani “Tutto o niente” (Mondadori), che ricostruisce il percorso sportivo e personale di uno dei più grandi campioni di sempre.

Tardelli, «nato alla buona», di natura ribelle e con un «cromosoma contadino», racconterà delle sue molte e diverse amicizie, degli indimenticabili incontri con campioni e colleghi ma anche con ristoratori e taxisti, e dei turbolenti ma inossidabili rapporti con i figli, Sara e Nicola, e con le donne della sua vita. E di quell’indimenticabile Italia-Germania del 1982 che ha segnato la storia del calcio:Il mio urlo è durato 7 secondi – si legge nel libro dell’ex calciatore – Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l’ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone. E io ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall’adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio”.

Marco Tardelli

La seconda serata di martedì sarà invece tutta da ridere: sul palco di Piazza Grande arriva l’esilarante Pucci. Il comico milanese, noto al grande pubblico per le apparizioni televisive a Colorado, dalle 22.30 porterà in scena il meglio del suo repertorio, forte di una comicità semplice e diretta, incalzante e al vetriolo. Lo spettacolo è a ingresso libero.

MARCO TARDELLI

Nel suo libro “Tutto o niente”, scritto a quattro mani con la figlia Sara, Marco Tardelli racconta l’infanzia trascorsa tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all’oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato invece dai genitori. E poi i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: «È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore». Finché, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un’impressionante serie di vittorie: 5 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni (la tragica notte dell’Heysel), una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell’entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986). E quando l’avventura con il calcio «giocato» sembrava finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, un’inattesa carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell’Inter e le stimolanti esperienze all’estero, prima come commissario tecnico dell’Egitto e poi come vice di Giovanni Trapattoni alla guida dell’Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010).

 

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