Preti e carabinieri contro le truffe agli anziani
Il vescovo e il comandante provinciale concordano piano d’azione

13/9/2016 – Nei giorni scorsi il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Antonino BUDA ha incontrato il vescovo  di Reggio Emilia Massimo CAMISASCA, con il quale ha concordato ” l’avvio di un’intensa e capillare attività di prevenzione” contro le truffe agli anziani “finalizzata a far giungere le preziose informazioni nelle case dei più deboli”.

Lo ha annunciato il comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia, che ha anche diffuso  un comunicato del comandante interregionale, generale Carmine Adinolfi. Comunicato dai toni particolarmente drammatici – che pubblichiamo integralmente qui sotto –  sul dilagare dei delinquenti, in prevalenza napoletani, che in squadre organizzate battono le regioni del Nord praticando ogni genere di truffe e raggiri ai danni delle persone più indifese.

Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

Adinolfi  avverte che la situazione già grave “è destinata a peggiorare”. Per questo chiede la collaborazione dei sindaci, dei parroci, dei carabinieri in congedo e  dei famigliari degli anziani, avvertendo che gli strumenti legislativi attuali “non consentono di intervenire con la necessaria efficacia”. Di conseguenza la prevenzione e la sensibilizzazione delle possibili vittime si presentano in questo momento come lo strumento più efficace.

Ma torniamo a a quanto concordato tra il comandante Buda e il vescovo Camisasca: “Tutti i sacerdoti in forza alla diocesi reggiana unitamente a tutti i comandanti delle stazioni carabinieri della Provincia saranno uniti nel diramare il messaggio di allerta a tutti gli anziani affinché l’informazione preventiva giunga in tutte le case.

L’omelia, ad esempio,  sarà l’occasione “per partecipare i fedeli dei rischi che si corrono ad aprire la porta agli sconosciuti che con qualsiasi vile comportamento cercano di carpire la fiducia degli anziani per spogliarli dei loro averi”.

Il colonnello Antonino Buda

Il colonnello Antonino Buda

Arma e Chiesa quindi in campo contro i “vigliacchi” che non esitano a esercitare vere e proprie aggressioni psicologiche nei confronti degli anziani pur di sottrarre i pochi risparmi di una vita spesso condotta in solitudine. Una prima intesa, quella tra Chiesa e Carabinieri,  che presto nel reggiano – come chiesto dal generale  Adinolfi- vedrà chiamare in causa anche i Sindaci e dei carabinieri in congedo. Hanno fatto da battistrada le esperienze dell’anno scorso, quando in diverse chiese del reggiano,  alla fine delle messe domenicali, i marescialli hanno preso la parola per spiegare come comportarsi quando qualche sconosciuto bussa alla porta, o si ricevono telefonate allarmanti.

Il fine è “costruire un fronte preventivo senza precedenti per cercare di arginare con effetto immediato questo vile reato”. Fermo restando che i carabinieri continuano a indagare  “per assicurare alla giustizia questi ignobili criminali”.

IL COMUNICATO DEL GENERALE ADINOLFI

Le truffe a danno degli anziani  
È ormai da tempo che gli organi di informazione riportano sempre più frequentemente notizie concernenti l’odioso fenomeno delle truffe agli anziani. Il vile comportamento dei “truffatori”, in prevalenza provenienti dall’area napoletana, si concretizza, di solito:

– nell’individuare preventivamente le potenziali vittime, generalmente persone anziane sole, deboli dal punto di vista psicologico e, pertanto, non in condizioni di difendersi;

– nel raccogliere, allo scopo, notizie sul loro conto nei luoghi di interesse, per poi utilizzarle nel condurre l’approccio truffaldino;

– nel presentarsi come “appartenenti” alIe Forze di Polizia o anche ad altri Enti (tecnici del gas, dell’Enel, delle Poste, delle Agenzie delle entrale, etc … ) e, in alcuni casi, come Avvocati e Funzionari di Enti Pubblici;

– simulando “emergenze” con coinvolgimento di congiunti degli anziani (es. incidenti stradali), per le quali assicurano interventi risolutivi previa consegna di adeguate somme di denaro, asseritamente necessario per le relative spese.

I soggetti in questione, abilissimi nel proporsi e bene organizzati dal punto di vista operativo, spesso riescono con tali ignobili comportamenti a sottrarre, alle povere vittime, non in grado di valutare o di reagire, diverse migliaia di euro, o anche preziosi in oro, con un danno incalcolabile non tanto e non solo sul piano patrimoniale, quanto su quello morale, affettivo e psicologico.

Si tratta infatti di “vigliacchi” che non esitano a esercitare vere aggressioni psicologiche nei confronti di soggetti deboli, di fare leva sui loro affetti e sentimenti, o di violarne la privacy in casa, di incutere timori e usare talvolta violenze pur di sottrarre i pochi risparmi di una vita, spesso condotta in solitudine.

Il generale dei Carmine Adinolfi

Il generale dei Carmine Adinolfi

La tecnica è, in sintesi, quella dell’uso di “artifizi e raggiri” utilizzata con la consapevole certezza che il povero anziano scelto come vittima non avrà nessuna capacità, né possibilità di evitare di cadere nella trappola, né di reagire.
A fronte del rilevante danno sociale prodotto dal reato in questione, l’art. 640 c.p., che disciplina la “truffa”, prevede sanzioni che, seppure in presenza di aggravanti previste dall’art. 61 n.5 C.p. non consentono alle Forze di Polizia ed ai Magistrati di intervenire con la necessaria efficacia.

L’Emilia Romagna è una delle regioni più esposte con un’evidente azione di pendolarismo dei malviventi in questione che, peraltro con intelligenza deviata, hanno scelto non a caso un ‘attività criminosa che, con minimo rischio, consente loro di realizzare facili proventi illeciti. Neppure l’eventuale configurazione di un “‘associazione”, tutta da dimostrare, garantisce l’adozione di provvedimenti più incisivi sul piano penale.

A fronte di tale gravissima situazione, destinata a peggiorare, i Carabinieri del Comando Interregionale “Vittorio Veneto” hanno avviato un’intensa e capillare attività di prevenzione, con la collaborazione dei Sindaci, dei Parroci e dei colleghi in congedo.

L’importante iniziativa, particolarmente curata nelle Regioni più colpite (nel Centro – Nord Italia), sta dando buoni risultati. Ma essa resta non sufficiente, poiché non sempre la preziosa informazione de Il’ Arma giunge nelle case delle persone più deboli e spesso gli interessati non sono in grado di recepirne il messaggio. Ci domandiamo allora cosa fare. Certamente è utile parlare sempre più del fenomeno – anche con i ragazzi nelle scuole – o con la collaborazione degli organi di informazione.

È evidente che i Familiari devono fare la loro parte dando il necessario sostegno ai congiunti esposti ed evitando che tengano denaro in casa. Per comprendere meglio il delicato problema occorre immaginare che ad essere colpito da così vili aggressioni possa essere prima o poi anche un nostro congiunto.

Allora, forse, tutti capiremo che c’è un grave fenomeno da risolvere subito e con provvedimenti più incisivi sul piano penale. Alla solitudine di tanti anziani non si può unire l’amarezza del raggiro!

Gen. C. A Carmine Adinolfi

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