Grande Aracri ha troppi amici a Reggio
Minacce all’on. Spadoni, tre mesi a Lerose

21/9/2016 – -“Lei Grande Aracri non lo deve neanche nominare”. In questo modo Domenico Lerose, 59 anni, originario di Cutro, due anni fa apostrofò la deputata dei 5 Stelle Maria Edera Spadoni, deputata del Movimento 5 Stelle, il 18 ottobre 2014 al termine di un comizio in piazza Martiri del 7 Luglio, a Reggio Emilia.  Oggi Lerose, difeso dall’avvocato Francesca Frontera,  è  stato condannato dal tribunale di Reggio Emilia a tre mesi di reclusione, con pena sospesa, oltre al pagamento dei danni (500 euro simboliche che andranno in beneficenza), oltre alle spese processuali, per minaccia aggravata a pubblico ufficiale. E’  caduta l’aggravante del metodo mafioso, chiesta dal pm della Dda Francesco Caleca e respinta dal collegio giudicante reggiano (presidente Dario De Luca, a latere Alessandra ardarelli e Luca Ramponi). Il pm voleva una condanna a 2 anni e 3 mesi per Lerose, ma la sentenza ha notevolmente ridimensionato l’inchiesta della direzione antimafia.

Un comizio dell'on. Maria Edera Spadoni

Un comizio dell’on. Maria Edera Spadoni

Il commento dell’onorevole Spadoni, a margine della sentenza, è lapidario: “La ‘ndrangheta è una montagna di merda!”. “Mi ritengo soddisfatta della sentenza – afferma la parlamentare – che fa giustizia di un episodio inqualificabile che non deve mai più accadere in un territorio che vogliamo libero dalle mafie e in una città che, tra l’altro,  è Medaglia d’oro alla Resistenza”

Domenico Lerose – ricorda Spadoni – “mi ha intimato di non nominare Grande Aracri, un condannato per mafia in via definitiva, è stato condannato per minaccia aggravata a pubblico ufficiale.  Fare nomi e cognomi di condannati per mafia non deve più fare paura. La ‘ndrangheta è una montagna di merda!”.

C’è da augurarsi che tanto vigore sia messo dall’on. Spadoni anche dell’esercitare i propri poteri ispettivi a proposito del reticolo di amicizie e parentele del boss Nicolino Grande Aracri che aleggia su Reggio Emilia. Le vicende di Casina, dove nipoti e parenti di “Mano di gomma” agiscono in prima linea in politica, sono emblematiche di una situazione in cui l’influenza del clan non solo nella comunità cutrese ma nei poteri locali, è indiscutibilmente forte.  Possibile che nessuno abbia niente da dire sulla situazione di Casina, denunciata da un cittadino della montagna con una lettera al prefetto Ruberto?

 

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. Potrei ma non posso Rispondi

    22/09/2016 alle 06:44

    Gent. Direttore,
    Vorrei farle notare, nel caso non se ne fosse accorto, che è rimasto l’unico a parlare in questa città dall’omertà di ferro. Carlino e gazzetta sono stati epurati, Fangareggi ormai detta lui le linee comunicative del comitato di potere, i 5 stelle risultano “non pervenuti” da prima dell’estate.
    Il signore della montagna è un GIovanni Battista che grida nel deserto e lei è l’unico che ancora ogni tanto ci prova.
    Il potere a Reggio funziona bene, è compatto e non ha nemici.
    Buonanotte Reggio.

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