“Giù le mani dal tesoretto della Camera di commercio”
Confcooperative contro il sindaco Vecchi, che vuole i soldi per il parco della musica

8/9/2016 – Giù le mani dal tesoretto della Camera di commercio. E’ un attacco frontale quello sferrato, pur senza citarlo, nei confronti del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi dal presidente di Confcooperative Reggio Emilia Matteo Caramaschi, dopo le indiscrezioni sul pressing del sindaco sul presidente camerale Stefano Landi, perché l’ente dia fondo alle sue risorse finanziando i progetti comunali, prima della fusione prevista dalle recente decreto del governo Renzi. Fusione con Modena o con Parma? ancora non si sa, come non è chiara quale sarà la sorte dei servizi assicurati dalla Camera di commercio alle imprese.

Matteo Caramaschi

Matteo Caramaschi

L’unica certezza, relativa, arriva dalle voci ufficiose secondo cui Vecchi ha già messo le mani avanti, e avrebbe avviato una trattativa informale e al riparo da orecchi indiscrete col presidente Landi: il sindaco, in particolare vorrebbe che l’ente mettesse i suoi fondi nel progetto parco della musica al Campovolo (che interessa tanto il Pd, concessionario dell’area non operativa dell’aeroporto) . Ma, altre considerazioni a parte, se proprio la camera di commercio dovesse presentarsi nuda e cruda alla fusione, prima del parco della musica sarebbero doverosi altri interventi: in primo luogo sulle Fiere (la Camera di commercio è corresponsabile insieme a Comune, Provincia e banche di un fallimento targato Pd) e sull’area ex Reggiane, la cui proprietà data in pegno alle banche è ancora dell’immobiliare Fantuzzi.

In ogni casa, Caramaschi non ne vuole proprio sapere di saccheggio del tesoretto camerale.

“Il futuro della Camera di Commercio non è questione semplicemente riconducibile al come usare il suo “tesoretto” prima che vada in porto una qualsiasi delle ipotesi di fusione in campo dopo la riforma e l’ultimo decreto del Governo”, afferma il presidente di Confcoop Reggio in una dichiarazione diffusa ai media con riferimento a “affermazioni e scambi di battute che possono indurre a pensare  che la prima preoccupazione delle amministrazioni e della politica sia quella di utilizzare ogni risorsa accumulata dall’Ente camerale, consegnando poi una scatola vuota ai futuri partner”.

Il sindaco Luca Vecchi e Stefano Landi

Il sindaco Luca Vecchi e Stefano Landi

“Un’opzione – sostiene Caramaschi – che non solo determinerebbe un ruolo del tutto subordinato della nostra città nel confronto con gli Enti camerali delle altre province potenzialmente interessate, ma significherebbe l’abbandono, in prospettiva, di enti come il Crpa o Ifoa che rappresentano un patrimonio per il nostro territorio e sono sempre stati fortemente sostenuti dalla Camera di Commercio”.

“Le amministrazioni locali, la politica e le associazioni d’impresa – prosegue il presidente di Confcooperative – hanno tanto altro di cui discutere e su cui confrontarsi, a partire dalle funzioni assegnate dall’ultimo atto del Governo, per arrivare alla sede (e all’indotto che genera, ad esempio, con le sue attività di incoming), ai contributi che verranno a mancare alle imprese, al futuro dei dipendenti, all’impatto complessivo che sul territorio, sul tessuto economico e anche su tante realtà culturali determinerà una riforma per molti versi incomprensibile”.

Per Caramaschi òla legge sulle fusioni “è un esempio di iniquità per come ha messo sullo stesso piano le Camere di Commercio più efficienti ed efficaci, come quella di Reggio Emilia, e quelle senza alcun peso nel territorio e magari in costante perdita, stabilendo semplicemente il parametro del numero di imprese iscritte (e magari chiuse, ma mai cancellate dagli elenchi) per determinare chi fosse chiamato o meno ad accorpamenti”.

“La stessa riforma ha determinato un taglio drastico delle risorse derivanti dal contributo camerale, che con il 2017 giungerà al 50%; il risparmio medio annuo per le imprese reggiane è pressochè insignificante (circa 50 euro all’anno) di fronte ai milioni di investimenti che verranno a mancare e che già stanno mancando sul bilancio 2016 per sostenere il credito, l’innovazione tecnologica, lo start up d’impresa, l’internazionalizzazione, la promozione del territorio e dei suoi prodotti, eventi e istituzioni culturali, la formazione, la ricerca”.

“Dobbiamo allora parlare di questi aspetti e, soprattutto – sottolinea il presidente di Confcooperative – crediamo necessario parlare della funzione della Camera di Commercio come asset di sviluppo per i prossimi anni, evitando che tutto si riduca ad una questione di “tesoretto” da spendere oggi senza una prospettiva e senza tracciare un futuro nel quale queste risorse potrebbero essere non solo utili, ma essenziali per il sistema economico locale, l’occupazione, la promozione d’impresa”.

“Giungere ad accorpamenti con risorse da spendere nel territorio di attuale competenza e con idee buone sulla valorizzazione delle funzioni e del patrimonio dell’Ente camerale è sicuramente meglio – aggiunge – dell’arrivare poveri e senza idee ad un confronto che sarà tutt’altro che semplice”.

“L’ultimo decreto del Governo  assegna più peso alle Camere di Commercio nel settore del turismo, ma toglie dalle loro competenze, ad esempio, tutto il capitolo della ricerca e dell’innovazione e, conseguentemente, i rapporti con Università e centri di ricerca, ma anche la possibilità di interventi a sostegno delle “.

Da qui l’appello a tutti i soggetti rappresentati in Camera di Commercio (associazioni d’impresa, banche, professioni, sindacati), istituzioni e politica “per definire un’azione comune sul come tutelare il futuro dell’Ente e le sue funzioni a sostegno del tessuto imprenditoriale”.

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