Fascismo: stato sociale o dittatura?
Un libro di destra fa di nuovo imbestialire il Pd di Cadelbosco
Dibattito a Villa Argine: torna Edda Negri Mussolini

16/9/2016 – Sabato 17 Settembre 2016, alle ore 17, presso il Ristorante il Favo in via Gramsci 10, Villa Argine, Cadelbosco  di Sopra , presentazione del libro “Fascismo: stato sociale o dittatura?” di Martina Mussolini, Andrea Piazzesi ed Edoardo Fantini.
Intervengono  gli autori Eduardo Fantini ed Andrea Piazzesi: Martina Mussolini, bisnipote del Duce, è morta in gennaio a soli 46 anni, stroncata da un male incurabile, pochi mesi dopo aver dato il libro alle stampe. Presenteranno l’iniziativa Luca Tadolini del Centro Studi Italia e Letizia Iori dell’Associazione Minerva.fascismo
Per l’occasione torna a Cadelbosco  Edda Negri Mussolini insieme alla giornalista Emma Moriconi: in maggio avevano presentato nel salone del ristorante Gemmi  il loro libro “Donna Rachele mia nonna”. Nell’occasione la sindaca di Cadelbosco aveva dichiarato in modo sprezzante che il libro sarebbe stato collocato nella sezione “orrori del fascismo”. Il giorno stesso Edda Negri Mussolini, tampinata dagli informatori del partito,  era andata in biblioteca consegnando una copia di Donna Rachele mia nonna, ma chiedendo espressamente che fosse collocata proprio nella sezione “orrori del fascismo”.
Ma anche per la presentazione di “Fascismo: stato sociale o dittatura?” Il Pd cadelboschese ha levato la sua voce esprimendo “sorpresa e profonda amarezza” per “l’ennesimo tentativo di revisionismo storico camuffato da revisionismo storico camuffato da evento culturale qui a Cadelbosco di Sopra”.

“Crea profondo dispiacere vedere che in queste terre c’è gente che vuole ritornare a professare la loro distorta visione della storia, partendo da temi apparentemente lontane. Sia chiaro – aggiunge il Pd –  non siamo per la censura o altro ma per la vera e reale lettura della storia che qui da noi ha lasciato un segno indelebile”. Il tono alla fine diventa ammonitore e velatamente minaccioso: “Non sottovalutiamo questo fenomeno silenzioso, ammiccante e strisciante, noi continueremo la nostra funzione di vigilanza perchè la storia ha già dato le sue sentenze, senza se e senza ma”.

Farebbero meglio, comunisti e post comunisti di Cadelbosco, ad occuparsi davvero della loro storia, in particolare delle pagine nere, e a chiedere perdono in ginocchio per il centinaio di morti ammazzati in quella zona dai partigiani dopo la guerra: una strage degli innocenti paragonabile a quelle compiute dai nazisti nell’appennino tosco emiliano. Sarebbero più credibili anche nella loro protesta e nella loro “amarezza”.

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