Cibo, sesso e libertà
Convegno sulle cucine dell’amore nella città più suina che ci sia
Tra gli ospiti Gianni Vattimo, Maurizio Maggiani e Philip Corner

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Una scena de La Grande Bouffe

30/9/2016 – Amore, sesso e cucina: da quando la donna accende il fuoco e può decidere a quale ora mangiare, la pulsione sessuale e quella alimentare sono le facce della stessa medaglia.

La Grande Bouffe di Ferreri, con Tognazzi, Mastroianni e Philippe Noiret ha segnato l’apoteosi di questo principio. Sul fatto che cibo e letto procedano da sempre in convergenze parallele, tutti sono d’accordo. E Reggio Emilia, con la sua cucina suina e ottimista, e il sesso altrettanto suino come vuole un’orgogliosa tradizione,   è in sé paradigma universale di tale verità.

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Luigi Veronelli

Ecco perchè le Cucine del popolo di Massenzatico – il laboratorio sperimentale di matrice anarchica fondato nel 2001 con la spinta determinante del grande Luigi Veronelli (che, pochi lo sanno, prima di diventare il fondatore della moderna critica enogastronomica, negli anni cinquanta diede vita insieme a Lelio Basso alla rivista “Questioni del socialismo”) – non potevano trovare tema più allettante e appropriato per il convegno internazionale, da oggi 30 settembre al 2 ottobre, indetto nel quindicesimo anno di vita del movimento.

Il tema è appunto “Le cucine dell’amore” declinato in sei lingue e secondo i  filoni dei cibi afrodisiaci, affettivi e della solidarietà.

Il programma, almeno sulla carta, è sfavillante: intervengono fra i tanti il filosofo Gianni Vattimo, lo scrittore Maurizio Maggiani, Philip Corner, Carla Chelo e  Pietro Bevilacqua che ricorda Veronelli. Storici, studiosi e giornalisti. Ci saranno il Barone Rosso della Lunigiana, la Cuoca Rosso-Nera, il poeta maudi Stefano Enea Virgilio Raspini, Paolo Pasi, Isabelle Felici, Alberto Capatti, le cucine reggiane, balcaniche e gitane (ci sarà il ragout di istrice del Sherlock Holmes cinematografico?), lo zabaione della nonna e l’immancabile Veglione Rosso con menù del 1906 (cappelletti e bolliti).

Non mancheranno approfondimenti anche su antiche ricette reggiane: una è una variante povera dei cappelletti, che in secoli passati venivano prodotti anche con carni più umili come quella di piccione. La seconda è l’acqua d’orz, l’acqua d’orcio, amatissima bevanda rinfrescante a base di liquirizia che per secoli si poteva bere nel centro cittadino, e che domenica 2 ottobre sarà di nuovo assaggiabile a Massenzatico.

Conclusione domenica sera, come di prammatica,  al canto dell’Internazionale.

“La cucina dell’amore è da intendersi afrodisiaca, affettiva e solidale – scrivono appunto le Cucine del Popolo in un testo proemiale –  La prima punta alla seduzione e rientra nei preamboli di un rapporto sessuale; la seconda coinvolge la sfera sentimentale, qualsiasi età, e si traduce in un dono tanto più gradito in quanto disinteressato e spontaneo; la terza aggrega attorno alle grandi idealità utopiche le componenti sociali escluse dai privilegi alimentari gestiti dai potentati della gastronomia.

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani

In questi tre modi, il convegno affronta il far cucina finalizzato a relazioni personali, familiari e sociali, con una caratteristica precisa: il soggetto che opera nello scegliere gli ingredienti, nel cuocerli e nel presentarli, ha una relazione intima con essi e con il loro destinatario, anzi parla e comunica con il cibo, meglio che con la parola, dando vita a percorsi collettivi di liberazione”.

Ed ecco il programma del convegno, suscettibile di cambiamenti anche all’ultimo momento.

Le Cucine dell’Amore // 2016

VENERDI’ 30 SETTEMBRE

12.00   presentazione della biblioteca Cucine del Popolo

CIRCOLO ARCI CUCINE DEL POPOLO // via Beethoven 78/e, Massenzatico di Reggio Emilia
13.00   aperitivo senza frontiere con le delegazioni internazionali
18.30   Veronelli negli anni ’50, con Pietro Bevilacqua
19.00   inaugurazione del convegno (presso il Teatro Artigiano)
19.30   A tavola!, con Carla Chelo
20.00   rinfresco dell’utopista a cura del Barone Rosso della Lunigiana
21.00   Solidarietà e lotta, Pietro Braglia Coordinamento Esodati
21.30   Gli amori difficili, concerto di Fabio Bonvicini e Francesco Benozzo

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Philip Corner

Sabato 1 ottobre

CIRCOLO ARCI CUCINE DEL POPOLO // via Beethoven 78/e
9.45     distribuzione dello zabaione della mamma
10.00   Gli Spavaldi dell’affetto, con Cecio
11.00   laboratori, esperimenti, invenzioni
12.00   Pillole d’amore e canzoni, con Paolo Pasi
13.00   pranzo dell’Internazionale, a cura della cuoca Rosso-Nera
14.00   Pericolo giallo, performance

TEATRO ARTIGIANO // via Beethoven 90
15.30   Gli amori degli anarchici, con Maurizio Maggiani
16.00   Convegno di studi storici su Le cucine dell’amore
intervengono:
  Massimo Montanari, Alberto Capatti, Alfredo Gonzales, Silvia Fabbi, Isabelle Felici, Lara Rangoni
20.00   Veglione Rosso con menù socialista del 1906
(prenotazione obbligatoria! cappelletti + bolliti = 20 euro)
22.00   avvisi e ricordi
22.30   Lo Sputnik del sentimento, con Stefano Virgilio Enea Raspini
23.00   The songs we love, Recital d’amore per soprano e chitarra classica, con Daniela Veronesi voce ed Hernán Diego Loza chitarra
24.00   degustazione

DOMENICA 2 OTTOBRE

CIRCOLO ARCI CUCINE DEL POPOLO // via Beethoven 78/e
9.45     distribuzione dello zabaione della mamma
10.00   laboratori, esperimenti, invenzioni
11.00   Amori e disamori del mangiare reggiano, con Stefano Scansani
13.00   pranzo con le cucine dei popoli: balcaniche, gitane e reggiane
14.00   I fumi proletari, happening collettivo
19.00   “Brindisi della libertà” – “Fluxus” “Contemporary Folklore” canto in gruppo e performas “PH2”, con Philip Corner e R. Phoebe Neville
20.00   gnoccata sociale
22.00   concerto di Alessio Lega
24.00   Chiusura del convegno sulle note de

Saranno inoltre presenti il gruppo di pedagogia libertaria, maghi, cartomanti, indovini, banchetti, libri…

LE CUCINE DELL’AMORE: UN PROEMIO

Testo delle Cucine del Popolo

La cucina afrodisiaca parte da un presupposto: gli ingredienti hanno un potere suggestivo e stimolante, coinvolgono il partner e suscitano in lui un piacere che è preliminare a un gioco sessuale. Essa quindi comporta un preciso rito, con due persone, con un menù a sorpresa, con un arredo scelto e intimo. La sorpresa è fondamentale. Anche se un piattone di paccheri può disarmare il partner maschile o femminile, sospingendolo verso una lenta digestione e un dolce sopore, il cibo deve esprimere la novità del rapporto, stimolare la curiosità, favorire la conversazione. Spesso queste finalità sono espresse da ingredienti costosi, da piccole porzioni, da abbinamenti singolari: ostriche che sembrano vive, beccacce
dal sapore persistente, coinvolgente, salmone rosa, un rosa nudo. Le bevande alcooliche non giocano un ruolo determinante, anzi è il simbolico champagne che ha sempre dominato, anche se oggi non mancano vini meno ovvi, da seduzione. La competenza di chi invita e lascia parlare il cibo è fondamentale.

La cucina d’amore è invece dono, senza contropartita immediata. Si fonda su una conoscenza sentimentale intuitiva o profonda di colui e di coloro che la ricevono; come la precedente è un atto unilaterale e spontaneo ma senza altro scopo che quello di stimolare la gratitudine. Una relazione di parentela, l’amicizia, l’affetto sono all’origine di piatti che appartengono alla memoria sia di colui/colei che offre sia
di quanti ricevono. È possibile che la novità entri nella scelta degli ingredienti di un piatto, ma essa opera in un patto di reciproca gratificazione in cui chi l’ha preparato gioca un ruolo disinteressato, chi lo riceve deve semplicemente apprezzarlo. Mamme e padri, amiche e amici, compagne e compagni al momento del pranzo o della cena si ritrovano davanti a un cibo che parla il linguaggio di chi l’ha preparato e di chi lo consuma. Il piattone di paccheri o una gialla polenta possono essere gesto d’amore, mentre ostriche e tartufi suonerebbero fuori posto. Va da sé che una ricetta non basta per descrivere la cucina dell’amore ma essa richiede un’indagine preliminare di chi offre e di chi riceve e serberà forse un ricordo durevole.

Infine la cucina solidale che abbraccia il popolo tutto. Essa rappresenta, fin dalla nascita del socialismo, un laboratorio di sperimentazione legato alla gastronomia povera e diffusa, locale e generale, che ha saputo unire i suoi momenti più significativi, alle scadenze del movimento operaio.
La tavola proletaria, a partire dalla Prima internazionale dei lavoratori, è stata una forte realtà sperimentale e irregolare con le cucine comuniste, socialiste e libertarie; con gli spazi sociali, mutualistici e cooperativi; con i presidi del conflitto, della lotta e della resistenza; con i luoghi aggregativi delle bettole, cameracce e osterie. Proprio lì si sono manifestati i legami più stretti fra vino, cibo, ideali, fratellanza e affetto.

 

 

 

 

 

 

 

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