Cavriago Sotto il busto di Lenin il Comune rosso antico paga i precari con i voucher
E non si vergogna

15/9/2016 – Il sistema di pagamento con i voucher comprati in tabaccheria è nato per far emergere il lavoro occasionale dalla palude del “nero” e garantire un minimo di copertura previdenziale anche ai lavoratori più che precari. Ma come sempre accade in Italia, l’occasione fa l’uomo ladro e i voucher sono diventati un mezzo per accrescere a dismisura il precariato, dribblando anche le forme contrattuali più elastiche, per far lavorare le persone a tariffe stracciate e senza alcuna tutela. Tant’è vero il sistema sarà riformato al fine di arginarne gli abusi.

E siccome a Reggio ci reputiamo i primi della classe e non ci facciamo mai mancare niente, ecco che i voucher fanno la loro comparsa persino in un Comune. E non un comune qualsiasi: parliamo di Cavriago, città di Nilde Iotti e di Giuseppe Dossetti, dove il rosso è ancora rosso antico, e il busto di Lenin – l’unico in Italia – veglia severo e venerato sulle sorti luminose e progressive del paese.

busto-lenin

Per farla breve, si è saputo di un bando di selezione per due figure da adibire all’Ufficio tributi del comune di Cavriago. tali figure, che dovranno essere particolarmente qualificate stando ai requisiti richiesti dal bando, saranno pagate proprio con i voucher dal valore di 10 euro lordi ciascuno. E non è uno scherzo.

Il caso è denunciato dalla Cgil di Reggio Emilia con una lettera aperta al sindaco di Cavriago firmata dalla segreteria provinciale del sindacato Funzione Pubblica.

I sindacalisti si dichiarano “sconcertati”: “Riteniamo sbagliata questa scelta, improntata allo stile low cost, della Giunta sulla quale non possiamo esimerci dall’ esprimere un giudizio assolutamente negativo sul piano dell’ opportunità politica e di quella amministrativa – scrivono nella lettera al sindaco cavriaghino – Sul piano politico osserviamo che la Giunta che Lei presiede avrebbe potuto, pur nel rispetto dei vincoli finanziari vigenti e di merito, contro cui la CGIL e la FP-CGIL si sono sempre battute raccogliendo un milione e mezzo di firme per un referendum abrogativo del lavoro accessorio, orientarsi verso soluzioni diverse che avrebbero potuto assicurare ogni tutela ai due lavoratori (malattia, ferie, copertura previdenziale, maternità etc.) e garantire loro una retribuzione adeguatamente proporzionata alla qualità ed alla quantità della prestazione lavorativa richiesta come la Costituzione repubblicana vuole”.

Utilizzare lo strumento normativo più “povero” oggi a disposizione “non solo costituisce uno svilimento del lavoro materiale che sarà prestato ma, a ben vedere, costituisce principalmente uno svilimento del lavoratori in quanto persone che sono, per un evidente fatto naturalistico, indissolubilmente legate al loro lavoro””.

Il busto di Lenin a Cavriago

Il busto di Lenin a Cavriago

Svilire il lavoro pagandolo con un “pugno di riso” significa svilire la persona stessa che quel lavoro svolge.

“Sul piano dell’ opportunità amministrativa il nostro giudizio è altrettanto negativo – scrive la Fp Cgil –  escondo la procedura individuata dalla Giunta non si costituirebbe, nel caso di specie, alcun rapporto giuridico tra le due figure in fase di selezione e l’ Ente comunale,  con la conseguenza di mettere a disposizione di soggetti totalmente estranei alla P.A. e per ciò senza alcun obbligo di riservatezza una serie di dati sensibili, quali quelli direttamente ed indirettamente connessi alle posizioni tributarie dei Cittadini del Comune di Cavriago.

Suggeriamo a Lei ed alla sua Giunta – conclude la lettera –  di rivedere la decisione adottata e di esplorare altre modalità di reclutamento del personale a tutela dei Lavoratori, della Cittadinanza e che sia in linea con il patrimonio storico e politico del Comune di Cavriago”.

Ma forse non sanno, gli amministratori sinistri di piazza Zanti, che ai tempi del Lenin vivo e vittorioso, per molto meno si finiva a penzolare da un lampione della Moscova. Oggi, per loro fortuna, siamo nell’Italia democratica nata dalla Resistenza che non riesce neppure a mandare in galera chi truffa gli anziani. Figuriamoci i giovani.

(p.l.g.)

 

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *