Affaire Saharawi, servizi marocchini in azione
La rete Racmi spara su Silvia Prodi e minaccia proteste sotto la Regione

13/9/2015 – La Racmi (sedicente rete delle associazioni della Comunità Marocchina in Italia) spara ad alzo zero nei confronti della consigliera regionale del Pd Silvia Prodi, bloccata dai servizi segreti marocchini a Laayoune (el Aaiun) insieme a Caterina Lusuardi e Fabiana Bruschi dell’associazione Jaima Saharawi e rimpatriate a forza all’aeroporto di Bologna. La Racmi minaccia una manifestazione di protesta sotto la sede della Regione §Emilia-Romagna e bolla le tre esponenti del movimento di solidarietà col popolo Saharawi come “arruolate in un’agenda ben precisa di propaganda sterile e in una campagna di zizzania provocazione”.

Silvia Prodi

Silvia Prodi

Il comunicato non è stato scritto in Italia, come dimostrano gli strafalcioni tipici di un traduttore Google usato male, a conferma che il Racmi, lungi dall’essere un’organizzazione autonoma, ha a che fare con le autorità di Rabat e che nello scenario emiliano si muovono in tutta evidenza informatori dei servizi nordafricani. Chi altri, del resto ha piotuto “soffiare” la notizia della partenza da Reggio del terzetto non ufficiale guidato da Silvia Prodi verso i territori Saharawi occupati?

Il Racmi – si legge dunque  in una nota diffusa dall’Ansa –  ha “appreso con grande preoccupazione l’antipatia di alcune persone dell’Emilia-Romagna bloccate all’aeroporto di Layoun e espulse verso l’Italia che si pretendono ‘paladini dei diritti umani’ ma in realtà sono arruolate in un’agenda ben precisa di propaganda sterile e in una campagna di zizzania e provocazione”. “Stiamo valutando – scrive il Racmi – manifestazioni di protesta davanti alla Regione Emilia-Romagna dopo che una consigliera ha tentato ingerenza in un paese straniero abbigliandosi falso titolo di monitoraggio dei diritti umani”. Il comunicato, testuale, è così.

Silvia Prodi è la figlia di Quintilio e nipote dell’ex premier e presidente Ue Romano Prodi, che sino al gennaio 2014 è stato  presidente Gruppo di lavoro Onu-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Lei stessa è membro dell’intergruppo regionale sui Saharawi. La sua missione, pur non ufficiale, era stata segnalata all’ambasciata italiana, quindi non vi era nulla di clandestino nè di irregolare.

Ieri intanto il consiglio comunale di Reggio Emilia ha approvato un documento urgente del Pd sul rimpatrio forzato subito da Prodi, Lusuardi e Bruschi, sottolineando che nel 2000 il comune di Reggio ha firmato un patto di amicizia con la Wilaya di Smara, e che sono 2w50 i patti di amicizia tra enti locali italiani e altrettante tendopoli Saharawi, e di questi 15 sono attivi in provincia di Reggio Emilia.

Il documento impegna il sindaco “a chiedere ufficialmente spiegazioni rispetto a quanto accaduto; a continuare a sensibilizzate l’opinione pubblica sulla situazione del popolo saharawi; che si porti avanti il lavoro di promozione dei diritti umani svolto su numerosi fronti critici  internazionali, fra cui la situazione del popolo Saharawi”.

(Pierluigi Ghiggini)

 

 

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Una risposta a 1

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    13/09/2016 alle 21:05

    A quando i rimpatri forzati dei clandestini che arrivano a migliaia quotidianamente in Italia, grazie al buonismo imperante della sinistra al Governo (abusivo)!

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