Addio al presidente Ciampi, morto a 95 anni
Amava il Tricolore e Reggio Emilia
La visita del 2004, il suo discorso per la bandiera

L’ex presidente della Repubblica fu eletto il 13 maggio 1999. Un Record assoluto di velocita’: solo 2 ore e 40 minuti per far partire il settennato dell’ex Governatore della Banca d’Italia. Un solo scrutinio (prese 707 voti su 990 votanti). Sulla sua candidatura accordo trasversale tra Veltroni, Fini e Berlusconi. In precedenza era stato governatore della Banca d’Italia, presidente del consiglio nel 1993-94, poi ministro del Bilancio e ministro del Tesoro.

Carlo Azeglio Ciampi era particolarmente legato a Reggio Emilia per almeno due ragioni: qui è nata la moglie Franca Pilla (di soli dieci giorni più giovane del marito) e qui nacque il Tricolore, il 7 gennaio 1794,  al quale da Presidente dedicò ogni sforzo per rilanciarlo nel sentimento popolare come simbolo dell’unità degli italiani. E’ a Ciampi che si deve la legge che ha istituito il 7 gennaio come festa nazionale della Bandiera e consacrato il Primo Tricolore nato a Reggio nel novero dei vessili nazionali.

Da Presidente partecipò alle celebrazioni del Primo Tricolore il 7 gennaio 2004. Di seguito pubblichiamo il discorso celebrativo pronunciato nell’occasione.

Il cordoglio del Paese

“L’abbraccio del Governo alla signora Franca. E un pensiero grato all’uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l’Italia”, ha scritto  su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Mattarella,gli italiani non lo dimenticheranno

“Gli italiani non dimenticheranno il presidente Ciampi. Continueranno ad apprezzarlo, e a considerarlo un esempio di competenza, di dedizione, di generosità, di passione. Ai suoi familiari e ai suoi amici, accanto al ricordo incancellabile dei momenti più intimi, il privilegio e la responsabilità di tenere viva la memoria pubblica di Carlo Azeglio Ciampi. Sono certo che tutte le Istituzioni saranno al loro fianco e daranno loro il massimo sostegno”. Lo scrive il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ricordandone la figura di “grande italiano e grande europeo”.La morte del presidente emerito della Repubblica è avvenuta, come riferito dal consigliere Domenico Marchetta, capo dell’Ufficio del presidente Ciampi in Senato, in una clinica romana. Nelle scorse settimane era stato ricoverato per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo dicembre. I funerali si svolgeranno a Roma.

Ciampi e Romano Prodi

Ciampi e Romano Prodi

Papa Francesco: ‘Signorile discrezione, forte senso Stato’

Carlo Azeglio Ciampi “ricoprì le pubbliche responsabilità con signorile discrezione e forte senso dello Stato”. Lo sottolinea il Papa in un telegramma alla signora Franca. “Nel ricordare la sincera amicizia che legava questo illustre uomo delle istituzioni a San Giovanni Paolo secondo, elevo fervide preghiere di suffragio invocando dal Signore per la sua anima la pace eterna. Con tali sentimenti invio a lei e ai congiunti la benedizione apostolica”, conclude Francesco.

Boldrini, tutto Paese piange uomo delle Istituzioni 

“Tutto il Paese piange in queste ore la perdita di una grande figura di straordinaria integrità morale. Impegnato da giovane nella Resistenza antifascista, Carlo Azeglio Ciampi è stato uomo delle Istituzioni, alle quali ha dato prestigio in ognuno dei numerosi incarichi pubblici ricoperti”. Lo scrive la Presidente della Camera Laura Boldrini. “Di lui ricordiamo – scrive Boldrini – l’europeismo convinto che ha saputo coniugarsi ad una potente azione di rilancio dell’identità e dell’orgoglio nazionale; la capacità di mobilitare le energie profonde del Paese per obiettivi condivisi, come fu l’ingresso nella moneta unica; e soprattutto il modo imparziale e rigoroso con cui ha esercitato il ruolo di Presidente della Repubblica, accompagnato nel Paese dallo stesso larghissimo consenso con il quale era stato eletto al Quirinale. Alla signora Franca e ai familiari del Presidente giunga l’affettuoso abbraccio mio e della Camera dei deputati”.

Ma per Salvini “è uno dei traditori dell’Itali”a

“La morte è sempre una brutta notizia, di fronte alla quale si deve preghiera e cordoglio. Politicamente Ciampi è uno dei traditori dell’Italia e degli italiani, come Napolitano, Prodi e Monti. Come gli altri si porta sulla coscienza il disastro sulle spalle di 50 milioni italiani”: lo ha detto Matteo Salvini, commentando da Pontida la morter dell’ex presidente. “Politicamente parlando uno dei complici della svendita dell’Italia ai poteri forti”, ha aggiunto il segretario della Lega.

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE  CIAMPI A REGGIO EMILIA (7 GENNAIO 2004)

Signor Presidente della Regione,
Signor Presidente dell’Amministrazione Provinciale,
Caro Sindaco,
soprattutto Cari italiani, uniti nel Tricolore,

il Parlamento della Repubblica ha affidato alla ricorrenza del 7 gennaio il dovere di onorare la nostra bandiera, la bandiera delle nostre città, la bandiera delle nostre case, la bandiera delle forze armate italiane, che ha sventolato nelle guerre d’indipendenza; la bandiera che abbiamo amato e che, fortemente, amiamo.

Pochi giorni fa, abbiamo onorato – in occasione dell’85° anniversario della Vittoria – alcuni italiani che hanno combattuto per il Tricolore, per Trento e Trieste, nella nostra ultima guerra di indipendenza, e che sono nati soltanto pochi anni dopo che il primo Tricolore sventolasse sulla Capitale degli italiani, Roma. I ricordi dei nonni ai nipoti sono fondamentali per conservare una memoria vissuta della storia, non solo mediata dai libri che dilatano i tempi e ci fanno apparire lontano ciò che in realtà è vicino, ancora presente nelle nostre famiglie.

7 gennaio 2004: ilpresidente Ciampi a Reggio Emilia rende omaggio al Primo Tricolore

7 gennaio 2004: il presidente Ciampi a Reggio Emilia rende omaggio al Primo Tricolore

Il Tricolore è il simbolo moderno di un popolo antico, ricco di cultura, di tradizioni, di arte e di nobiltà d’animo, ma anche sofferente per secoli per la mancanza di una insegna che lo unisse, che rappresentasse la volontà di un destino comune.

Noi amiamo il Tricolore come i nostri padri perché il Tricolore, nato in questa città nove generazioni fa, ha rappresentato il riscatto, il risveglio, il miracolo di un popolo che, all’improvviso, diventa volontà comune. Risorgimento, è una parola bella che ci fa ancora sentire quanto breve sia il tempo che ci separa da anni tristi, nei quali eravamo divisi e, per questo, deboli come ci ricorda l’inno di Mameli, nella sua magnifica seconda strofa.

La bandiera verde-bianca-rossa è un simbolo vivo, attuale. L’ho visto esposto alle finestre di tante abitazioni mentre mi recavo alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, per assistere alle esequie dei caduti di Nassiryia, caduti per la Patria, caduti per un ideale di convivenza civile e di libertà che è radicato nel cuore degli italiani.

L’ho visto sventolare soprattutto in tante città di provincia e paesi, da Nord a Sud, da Marsala e Nuoro nelle Isole, a Brembilla in Lombardia. Esponiamo il Tricolore nelle nostre case. Custodiamolo con cura. Regaliamolo ai nostri figli. E’ importante che i sindaci, che hanno il privilegio di indossare la fascia Tricolore, lo possano donare agli sposi, quando celebrano un matrimonio.

Poco prima di Natale ho affidato al Ministro dell’Interno i volumi della Costituzione della Repubblica da consegnare ai nuovi cittadini italiani al momento del loro giuramento.

Sono 11.000 le persone che ogni anno diventano, per loro scelta, italiane. Ogni volta che uno di loro giura fedeltà alla Repubblica e al Tricolore è una festa per la comunità nazionale. Dobbiamo far loro sentire il nostro affetto, la nostra gioia. Per questo è un bene che il funzionario della Repubblica che raccoglie il giuramento doni loro la Costituzione e un Tricolore. La cerimonia di giuramento dei nuovi cittadini italiani è un momento importante della vita della nostra comunità che, forse, dobbiamo celebrare con maggiore intensità.

Una Nazione che – grazie ai valori iscritti con lungimiranza nella Costituzione – riesce a integrare, come cittadini, persone venute da Paesi e culture diverse, perché esse desiderano condividere il nostro modello di vita, i nostri diritti e i nostri doveri, è una comunità viva, forte, unita, che per questo sa rinnovarsi e allargarsi.

E’ tradizione che il giorno del Tricolore vengano conferite – insieme al 2 giugno e al 12 ottobre – le onorificenze della “Stella della Solidarietà” dedicate agli italiani all’estero, agli italiani nel mondo. A loro vada il pensiero di noi tutti.

L’Italia vive nelle istituzioni che tengono insieme la comunità italiana nel mondo, forte di 120 milioni di persone, ma che non sarebbe comunità senza le tante associazioni nazionali e regionali, senza il lavoro di scuole italiane come quelle di Rosario in Argentina, di Buenos Aires, di Montevideo, di San Paolo nel Brasile, di Pola e Fiume, che ho avuto la fortuna di visitare. A loro va il mio saluto.

Molto possono fare i Comuni, le Province, le Regioni d’Italia per rafforzare questi legami che sono determinanti per il nostro futuro, per lo sviluppo della nostra economia, per la dignità della Nazione.

Proponiamoci di fare di più per la costruzione della Comunità degli italiani nel mondo, di impegnarci di più nella diffusione della lingua e della cultura italiana, di riannodare con pazienza i fili dell’affetto e della simpatia con le seconde e le terze generazioni.
Care cittadine e cittadini di Reggio,
esattamente cinque anni fa, il 7 gennaio 1999, ero qui con voi in questa Sala, come ministro del Tesoro. Ieri sera mi è stata mostrata una fotografia di allora. Posso dire che non sono venuti meno questi cinque anni, complessi, non facili, diversi, ma al tempo stesso belli e bellissimi che sto vivendo con voi.

Questo mio peregrinare per visitare tutte le province italiane è per me un modo sicuramente inatteso di conoscere a fondo la mia Patria. Non la conoscevo bene la nostra Patria, essendo portati spesso a ritornare quasi sempre negli stessi luoghi che ci ricordano momenti belli; ma credetemi visitando sistematicamente l’Italia ci si rende conto di quanto l’Italia sia veramente una nazione. Ci sono delle differenze – pure evidenti di tante realtà e tradizioni locali che dobbiamo conservare gelosamente – ma vi è’ un comune sentire. Di questo dobbiamo essere fieri, di questo dobbiamo farci forza e continuare insieme – proprio in un giorno come questo, il giorno dell’unità – a ripetere, non per retorica, ma per intima convinzione: Viva il Tricolore. Viva la nostra Bandiera. Viva l’Italia. CARLO AZEGLIO CIAMPI

IL SINDACO VECCHI: ERA UN AMICO DI REGGIO EMILIA

“Molto si può dire, nel ricordare il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, un padre dell’Italia moderna, della nostra Repubblica e dell’Europa unita.

Abbiamo l’onore di ricordarlo, con commozione e gratitudine, prima di tutto come uno di noi: un amico di Reggio Emilia. C’è tanto della nostra città nella sua vita, basti pensare che la signora Franca, sua consorte, è nata qui e qui ha mantenuto legami profondi e discreti, nello stile riservato e umanissimo che ha contraddistinto questa coppia così cara all’Italia.

Soprattutto, lo ricordiamo come uno di noi nel profondo e convinto antifascismo, nell’essere uomo di libertà, giustizia e democrazia, uomo delle Istituzioni servite nel segno del bene comune, di un’unità nazionale costantemente aperta all’Europa e al mondo. Ciampi è stato erede e testimone di quella cultura politica azionista, che portò un contributo fondamentale all’antifascismo e alla costruzione della Repubblica italiana.

Due volte Ciampi è venuto a Reggio Emilia in visita istituzionale, per un unico motivo, la festa del Tricolore, di cui la nostra città è stata culla nel 1797: la festa che egli contribuì a fare nazionale nella Giornata della Bandiera.

La prima volta, il 7 gennaio 1999, nel 202° anniversario del Primo Tricolore, quale ministro del Tesoro e del Bilancio, a pochi giorni dall’Euro, la moneta unica che lo vide tra i costruttori, con coraggio, tenacia e fiducia nel futuro, leggendola come strumento di piena cittadinanza e appartenenza politica, prima ancora che economica.

La seconda volta nel 2004, per il 207° anniversario, quale presidente della Repubblica. Disse fra l’altro in questa occasione: “Noi amiamo il Tricolore come i nostri padri, perché il Tricolore, nato in questa città nove generazioni fa, ha rappresentato il riscatto, il risveglio, il miracolo di un popolo che, all’improvviso, diventa volontà comune (…). Custodiamolo con cura. Regaliamolo ai nostri figli”. E ancora: “Una Nazione che – grazie ai valori iscritti con lungimiranza nella Costituzione – riesce a integrare, come cittadini, persone venute da Paesi e culture diverse, perché esse desiderano condividere il nostro modello di vita, i nostri diritti e i nostri doveri, è una comunità viva, forte, unita, che per questo sa rinnovarsi e allargarsi”.

Credo che in queste parole pronunciate a Reggio Emilia vi siano in sintesi elementi qualificanti del pensiero e dell’azione istituzionale di Carlo Azeglio Ciampi: il riscatto pieno e compiuto della dignità di una Nazione democratica e della sua Bandiera, definitivamente liberate dalle ombre della vecchia retorica totalitaria e restituite all’identità libera degli italiani; la responsabilità personale e collettiva di fronte alla libertà; la comunità – sia essa locale, nazionale, internazionale – come luogo della dignità delle persone; la Costituzione che, egli diceva, “è stata e rimane la mia Bibbia laica”.

Tanto ci lega a Carlo Azeglio Ciampi. La sua esemplarità, il suo pensiero continueranno ad accompagnarci”. Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia

 

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Una risposta a 1

  1. Massimo Rispondi

    17/09/2016 alle 14:42

    Ora aspettiamo sulla riva del fiume I GIORNI di Napolitano e Prodi

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