Quo vadis Iren?
Debito monstre di 3 miliardi, meno costi per materie prime
ma bollette più alte

Alessandra Guatteri

Alessandra Guatteri

di Alessandra Guatteri*

6/8/2016 –  Quelle che vengono definite da IREN “performance particolarmente soddisfacenti per il primo semestre 2016”, a noi sembrano invece risultati particolarmente mediocri, che mostrano tutte le criticità di un piano industriale che non ha a cuore l’ambiente e le persone.

Cerchiamo di tradurre in maniera rapida ai cittadini che pagano le bollette quello che sta succedendo. Iren è un’azienda che si sostiene operando in un mercato in cui le tariffe non seguono l’andamento dei prezzi delle materie prime. Come ammesso nel comunicato stampa del gruppo IREN, nei primi sei mesi del 2016 ” il prezzo medio dell’energia elettrica e quello del gas hanno subito cali a doppia cifra rispetto ai primi sei mesi del 2015.”.

Il costo delle materie prime cala in doppia cifra e le nostre bollette se non aumentano rimangono uguali. Quindi, i risparmi ottenuti dall’azienda non vengono riversati sull’utente finale. Così si fa presto a continuare a erogare dividendi!

Occorre, inoltre, sottolineare che l”azienda senza allargamento del perimetro di consolidamento avrebbe avuto un trend stazionario.

Lo shopping di IREN, infatti, è continuato.

Gli acquisti hanno portato ricavi e margine. IREN ha investito in inceneritori acquistando la maggioranza di TRM (l’inceneritore di Torino che contribuisce per circa 25 milioni al margine operativo lordo del semestre) e in nuovi clienti da spremere , acquistando ATENA, multiutility di Vercelli che ha portato 54.000 nuovi utenti per il comparto energia (il resto del gruppo ne ha portati solo 21000 in più).

Lo shopping però costa, infatti è aumentato l’indebitamento finanziario netto che è passato dai 2.169 milioni di euro del 31.12.2015 ai 2.554 milioni di euro del primo semestre 2016 peggiorando il rapporto IFN/EBITDA tanto caro agli analisti finanziari e agli azionisti. Se a questa cifra aggiungessimo le tanto discusse posizioni indicate a bilancio dello scorso 31.12.15 come crediti finanziari (OLT, Comune di Torino e Iren Rinnovabili) allora l’indebitamento finanziario netto supererebbe la cifra allarmante di 3.000 milioni  di euro.

Il risultato di tutto ciò è che gli oneri finanziari netti sono aumentati del 36%. Nei primi sei mesi del 2016 IREN ha pagato 241,9 milioni di euro di interessi passivi netti, contro i 216,6 del primo semestre 2015.

L’indebitamento finanziario a medio e lungo termine, inoltre,  è passato da 2 mila 645,3 milioni di euro al 31/12/2015 ai 2 mila 985,1 milioni di euro del primo semestre 2016. In pratica siamo a 3 miliardi di debiti a medio lungo termine.

Ritornando ai costi che calano e alle bollette che aumentano, la quantità di energia elettrica venduta è diminuita del 11% tuttavia la marginalità della area di business Energia (che detiene gli impianti di produzione di energia elettrica) è cresciuta grazie ad una contingenza di mercato in cui a fronte della drastica riduzione del gas metano utilizzato per la produzione di energia elettrica, non è seguita una equivalente diminuzione del prezzo dell’energia elettrica garantendo alla società facili guadagni dovuti al fatto che i minori costi di produzione dell’energia elettrica non sono scaricati sui cittadini/utenti che continuano a pagare l’energia elettrica ai valori di quando la materia prima era più costosa.

Una manifestazione contro le politiche di Iren

Una manifestazione contro le politiche di Iren

Nel settore dei rifiuti, gli investimenti più significativi sono stati concentrati nell’impiantistica per l’incenerimento dei rifiuti, tuttavia i numeri mostrano che l’area di business Ambiente (che gestisce i rifiuti) cresce meno dell’apporto netto derivante dall’allargamento di perimetro per acquisizioni esterne. Gli inceneritori di IREN, infatti, pur beneficiando dell’effetto positivo del  decreto Sblocca Italia (un aiutino del governo)  che ha concesso loro di aumentare la quantità di rifiuti trattati, sono stati penalizzati dalla drastica  riduzione del valore dell’energia elettrica prodotta, che ha contribuito a ridurre la redditività prevista dai rispettivi business plan.

IREN investe in inceneritori chiudendo le porte alle prospettive di innovazione necessarie per ridurre gli impatti ambientali sui territori di riferimento e necessarie per garantire un primato di settore all’azienda in chiave prospettica per garantire, pertanto, capacità e  competitività future e primati nel settore specifico.

Auspichiamo almeno che, nonostante che le ragioni industriali obblighino a saturare il grande inceneritore di Torino, l’azienda non rinunci a stabilire primati nella raccolta differenziata dei rifiuti dei Torinesi oggi ferma al 43% contro il 68% raggiunto dalla stessa azienda in Emilia. 

E l’acqua? Possiamo notare che con la nuova divisione in business unit, i proventi del servizio idrico integrato vengono uniti a quelli derivanti da energia elettrica e gas. Non esiste più il dato disaggregato. Possiamo solo sottolineare che l’area di business in questione, che si chiama IRETI, contribuisce ai ricavi per il 18,4% e al margine operativo lordo per il 35,6%.

In tutto questo il cittadino che era il socio principale di una multiutility locale che gestiva servizi per il territorio cosa c’entra? Niente. O meglio, è molto utile per consentire di spartire poltrone e dividendi, pagando le bollette.

*Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle, comune di Reggio Emilia.

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