Ora i “profughi” nel reggiano sono più di mille
Ne arriveranno ancora e saranno “spalmati” in tutti i comuni

4/8/2016 – I profughi dei barconi hanno superato quota mille in provincia di Reggio Emilia. In pochi mesi il numero è praticamente raddoppiato e, visto come vanno le cose, è destinato a crescere a vista d’occhio. La cifra, per l’esattezza,  è di 1.011 richiedenti asilo alla data di martedì  2 agosto, 660 dei quali ospitati nel comune di Reggio Emilia: sono in massima parte uomini adulti provenienti da Nigeria, Gambia e Guinea.

Il loro status è ancora incerto, perché in base alle statistiche solo una piccola parte di loro riuscirà a ottenere lo status di vero profugo. Nel frattempo vengono assistiti a spese dello Stato: a Reggio Emilia la rete di accoglienza è coordinata dalla cooperativa Dimora D’Abramo, che ha una storica esperienza in materia, e comunque è legata politicamente all’area dossettiana e al Pd. Secondo i calcoli approssimativi della Lega Nord, il business si avvicinerebbe ai 14 milioni di euro l’anno.

 

La cifra clamorosa degli oltre mille immigrati dei barconi è emersa nel corso di una riunione a palazzo Allende oggi pomeriggio del tavolo di coordinamento tra Provincia e Comune di Reggio Emilia, Unioni dei Comuni e rete di accoglienza. Una riunione convocata dal presidente Giammaria Manghi per convincere i comuni riottosi (una ventina) a ospitare la loro quota di clandestini, proprio di fronte alla ennesima, nuova ondata di arrivi che porterà inevitabilmente a aumentare la quota a carico dell’Emilia, e quindi anche di Reggio.

Ma la sola idea fa imbestialire il Carroccio che attraverso il commissario provinciale Matteo Melato fa sapere di essere pronta alle “barricate” se non si metterà un freno a questa situazione.

D’altra parte neppure i sindaci sprizzano entusiasmo, a causa dei problemi creati da una parte degli ospiti (tutta l’Italia ha parlato della rivolta della pasta “scotta” inscenata da un gruppo di pachistani in Questura a Reggio) , tant’è vero che una ventina di Comuni (di fatto la metà della Provincia) sino ad oggi non hanno richiedenti asilo, mentre l’altra metà non è disposta ad ospitarne altri. Una situazione particolarmente critica è quella di Reggio capoluogo dove Dimora d’Abramo, Caritas e parrocchie danno vitto e alloggio a oltre il 60% di tutti i clandestini spediti provvisoriamente nel reggiano.

Dove sistemare i richiedenti asilo? La riunione in Provincia

Dove sistemare i richiedenti asilo? La riunione in Provincia

In serata, l’ufficio stampa di Manghi ha fatto sapere che la riunione è servita a una “maggiore armonizzazione delle presenze dei rifugiati su tutto il territorio provinciale”.  Inoltre i richiedenti asilo, in accordo con le Prefettura, saranno impegnati i lavori sociali: i soliti lavoretti, definiti pomposamente “cittadinanza attiva”.

Il comunicato finale dell’incontro, oltre a fornire i dati aggiornati sulla presenza dei 1. 011 richiedenti asilo, sottolinea che i rappresentanti degli enti locali hanno ribadito “l’impegno ad affrontare, ognuno per la sua parte, questo doveroso compito di accoglienza, confermando le tradizioni della nostra provincia: solidarietà da un lato, intesa e collaborazione tra istituzioni dall’altro”.

In sostanza “i Comuni si impegneranno a collaborare attivamente nei confronti della rete di accoglienza agendo soprattutto sulle principali criticità riscontrate fin qui, in particolare in termini di equa distribuzione territoriale” .

L’indicazione da parte dei sindaci di eventuali nuove strutture o locali idonei dovrebbe favorire le cooperative incaricate dell’ospitalità, che proprio per la riottosità di alcuni comuni – che di fatto hanno opposto sinora una resistenza passiva a farsi carico di una quota di clandestini –  ora si trovano in difficoltà a gestire la situazione. “I Municipi – sottolinea il comunicato – potranno inoltre beneficiare di un filo diretto con il sistema di accoglienza, attivabile in qualsiasi momento in caso di necessità o criticità sollevate dalla cittadinanza”.

Insomma, la linea della solidarietà è passata, sia pure obtorto collo e non senza mugugni da parte di alcuni sindaci che non hanno nessuna voglia di affrontare le rimostranze dei  concittadini che li hanno votati. “Si tratta di una disponibilità importante, per nulla formale –  si è affrettato a dichiarare il presidente Manghi – Un maggiore coinvolgimento dei Comuni reggiani è non soltanto necessario a superare le difficoltà evidenziate dal sistema di accoglienza nel reperire disponibilità di immobili; serve soprattutto a collegare il sistema stesso alla cittadinanza per mezzo dei sindaci, i quali sono sempre i primi a essere chiamati in causa dai cittadini nel caso di problemi”. Quanto alla necessità di un maggiore coordinamento anche in merito alla distribuzione geografica dei rifugiati, il presidente Manghi ha ribadito come “armonizzare le presenze numeriche dei diversi comuni, evitando concentrazioni troppo elevate al punto di diventare difficilmente gestibili,  è l’unica via percorribile per dare una risposta locale efficace ad un problema tanto complesso su scala nazionale e internazionale”.

Non solo. D’intesa con la Prefettura, e sempre con l’impegno dei Comuni che dovranno favorire la collaborazione tra le reti locali del volontariato e le cooperative incaricate dell’ospitalità, “si cercherà inoltre di favorire il più possibile l’utilizzo in progetti di cittadinanza attiva dei rifugiati, nell’attesa – mediamente non breve – del riconoscimento giuridico dello status”. “E’  altrettanto importante anche per gli stessi profughi  – ha concluso il presidente della Provincia – incentivare il più possibile una loro presenza attiva sul territorio , all’interno delle comunità che li ospitano”.

Attualmente i richiedenti asilo impegnati in attività di volontariato sono 105, 23 dei quali a Reggio Emilia:” di concerto con la Prefettura, i Comuni puntano a incrementare questi numeri in maniera significativa”.

Tuttavia la questione assume aspetti spinosi, specialmente quando nei tirocini e nei lavori socialmente utili non c’è più posto per i reggiani, giovani e anziani, come è emerso col drammatico caso dell’uomo di 58 anni che si è presentato sotto il Municipio con una bottiglia di alcol e un accendino in mano, deciso a darsi fuoco perché il lavoretto da duecento euro al mese ai Musei civici era finito. La strada è tutta in salita.

All’incontro di oggi, oltre ai rappresentanti della rete di accoglienza coordinata dalla  Dimora d’Abramo, sono intervenuti l’assessore Serena Foracchia per il Comune di Reggio Emilia e – per le Unioni – i sindaci Enrico Bini (Unione montana), Paolo Colli (Val d’Enza), Fabrizio Corti (Tresinaro-Secchia), Massimo Gazza (Bassa reggiana), Lucio Malavasi (Pianura reggiana), Andrea Tagliavini (Colline matildiche) e Tania Tellini (Terre di mezzo).

LEGA NORD: DATI ALLARMANTI SUI PRESUNTI PROFUGHI. “SIAMO PRONTI ALLE BARRICATE”

“I numeri usciti dalla riunione tra provincia e enti locali sono alquanto allarmanti – scrive il commissario provinciale della Lega Nord di Reggio Emilia, Matteo Melato –  Dall’ultimo dato diffuso, che parlava di circa 600 presunti profughi sul nostro territorio, siamo arrivati ad avere circa 1100 persone ospitate negli alberghi con gli ultimi arrivi; circa 500 persone in più, un aumento esponenziale che non può che incrementare dato la politica che continua a perseguire il PD. Di questi finti profughi circa 600 sono solo su Reggio Emilia” una gestione folle”, afferma Melato.

“La Lega Nord lo dice da diverso tempo e gli ultimi dati del Viminale lo testimoniano, circa il 90% delle persone ospitate sono clandestini, quindi noi stiamo ospitando a spese nostre soggetti che non dovrebbero neanche essere sul nostro territorio:  questa è un’offesa – aggiunge -non solo a tutti i cittadini reggiani in difficoltà ma anche per gli immigrati regolari che si sono dati da fare per entrare regolarmente in Italia rispettando tutte le leggi.

E’ proprio il dato economico a destare  scalpore: per ogni persona ospitata lo stato destina alla cooperativa che lo gestisce circa 35 euro, e  il conteggio è presto fatto. Per queste persone, solo sul territorio reggiano, lo Stato spende 14 MLN di euro all’anno circa, di cui 13 MLN per mantenere clandestini, una follia pensando agli ultimi dati sulla povertà diffusi dall’Istat che parla di circa 4 milioni di italiani in povertà a cui lo Stato da poco o nulla.

Oltre al dato economico c’è anche il problema dell’utilizzo di queste persone in attività lavorative – aggiunge Melato – Il Sig. Manghi la definisce “cittadinanza attiva”, un termine fuorviante per non parlare di lavoro vero e proprio come già sollevato in passato dalla Lega Nord con i lavoratori impiegati alla festa del PD senza i dovuti corsi o DPI. Il presidente della Provincia ora parla anche di ospitalità in luoghi privati in altri 20 comuni, oltre che nelle cooperative, questo è un vero e proprio business, la Lega Nord è pronta alle barricate se questa situazione dovesse continuare. La Lega Nord chiede da tempo un cambio deciso delle politiche di accoglienza con lo stop immediato dell’ospitalità sul territorio reggiano in quanto questo provoca problemi sociali e di sicurezza con i casi ormai noti di risse, aggressioni, proteste per il vitto e alloggio.”

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *