“Motivi penali e di antimafia”: il Tar di Catania contro Lodetti Alliata, costruttore del Park Vittoria
Niente risarcimento di 14 milioni per la revoca del parcheggio Sanzio

3/8/2016 – “La reale possibilità di procedere alla esecuzione del parcheggio risultava aleatoria ed ancorata ad una situazione incerta ed in divenire”, e ciò a causa delle “vicende di natura societaria, penale, di prevenzione, antimafia” .

Fanno davvero pensare le motivazioni con cui il Tar di Catania ha respinto il ricorso di Catania Parcheggi e della Final Spa, società del principe Filippo Lodetti Alliata  che reclamavano dal comune etneo un risarcimento di 14 milioni di euro per la revoca della concessione e la mancata realizzazione del parcheggio Sanzio.

Filippo Lodetti Alliata

Filippo Lodetti Alliata

E’ soprattutto quel riferimento alle “vicende di natura societaria, penale, di prevenzione e antimafia”, a far correre il pensiero alle vicende e ai retroscena del parcheggio interrato di piazza della Vittoria, realizzato proprio dalla Final di Lodetti Alliata (grazie al mutuo di salvataggio di un pool di banche) e su cui, oltre a indagini della Dda, è in corso un’inchiesta per rischio di crollo della procura di Reggio Emilia.

Inoltre, come si ricorderà, l’a.d. di Final e Reggio Emilia Parcheggi era incappato nell’inchiesta sugli appalti dell’Expo di Milano, ma per la Giunta freggiana, quella non fu  una causa sufficiente per revocare la concessione di piazza della Vittoria.

La sentenza è stata pubblicata nei giorni scorsi da Argo, giornale on line di Catania, che a suo tempo aveva inviato un esposto alle autorità competenti ottenendo l’intervento dell’Anticorruzione.

Scrive Argo: “Il progetto, come sostenuto nell’udienza dello scorso marzo dall’avvocatura comunale, nella persona di Rosario Russo, era stato pensato per utilizzare denaro pubblico nell’interesse di un privato, con un un apporto irrisorio di capitale da parte di quest’ultimo.

Il rendering del parcheggio Sanzio di Catania, la cui concessione a Lodetti Alliata è stata revocata dal comune

Il rendering del parcheggio Sanzio di Catania, la cui concessione a Lodetti Alliata è stata revocata dal comune

Non solo il finanziamento della Regione, ma anche una concessione lunga 60 anni e -ciliegina sulla torta- la realizzazione di un’area commerciale da cui ricavare altri profitti. Una vera e propria speculazione privata operata su un’area pubblica centralissima e di gran pregio, di fatto sottratta ai cittadini e ceduta per lunghissimo tempo ad amici degli amici”.

Aggiungono i “Cento occhi di Catania“: “La scelta delle imprese a cui affidare la realizzazione del progetto era avvenuta infatti senza trasparenza, favorendo imprenditori collegati alla mafia o implicati in episodi di corruzione e turbativa d’asta, da Mariano Incarbone a Filippo Lodetti”.

Per favorire gli ‘amici’, il Responsabile Unico del Procedimento Tuccio D’Urso aveva ignorato le valutazioni espresse, sui progetti in gara, dalla Commissione di valutazione appositamente creata.

E questo elemento è stato riconosciuto dalla sentenza del Tar catanese.

I giudici fanno esplicito riferimento al fatto che “il RUP nell’esercizio delle sue funzioni di selezione dei progetti, avrebbe disatteso le risultanze dei documenti di gara, manifestando – in violazione del principio di imparzialità – un orientamento preconcetto favorevole al progetto collocato all’ultimo posto della graduatoria, poi dichiarato vincitore”.

Il cantiere del Park Vittoria un anno fa, ai tempi dell'allagamento

Il cantiere del Park Vittoria un anno fa, ai tempi dell’allagamento

Ed entrano anche nel merito imputando al RUP, D’Urso, non solo “l’omessa ponderazione dell’eccessiva durata della concessione”, l’eccessiva quantità di spazi commerciali previsti ma anche la “permanente e gravosa restrizione della importante arteria (via Raffaello Sanzio) contemplata nel progetto in esame.”

Infondato per il Tar anche un altro motivo di ricorso: il fatto che l’annullamento fosse intervenuto troppo tardi, al di là del “termine ragionevole per l’esercizio dell’autotutela” previsto dalla legge.

I tempi previsti, secondo i giudici – che fanno riferimento a precedenti pronunciamenti del Consiglio di Stato- devono essere “rapportati all’aspettativa di stabilità maturata dal privato”. Nel caso della convenzione relativa al parcheggio, che nella sentenza viene definita “dormiente”, “la reale possibilità di procedere alla esecuzione del parcheggio risultava aleatoria ed ancorata ad una situazione incerta ed in divenire”.

E cio, appunto,  a causa delle “vicende di natura societaria, penale, di prevenzione, antimafia” che non potevano lasciare prevedere imminenti prospettive per la realizzazione dell’opera.

Ma a Reggio Emilia, a quanto pare, un simile problema non si pone.

 

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Una risposta a 1

  1. Esther Rispondi

    05/08/2016 alle 06:48

    E a Reggio Emilia non si sono poste il problema neppure le coop che erano nell’ATI che si era aggiudicata la gara d’appalto, dal momento che hanno immediatamente fatto largo a sua maestà il principe, e ovviamente tenendo la famosa schiena dritta si sono talmente inchinate da permettere alla società palermitana che di fatto aveva perso la gara, di infilarsi al loro posto ed accollarsi senza alcun diritto l’onere di tutto l’appalto. Misteri della famigerata”schiena dritta” reggiana? Misteri che il giornalista Antonio Amorosi definirebbe di coop connection? O misteri dettati dagli insufficienti anticorpi di una fantomatica resistenza al noblesse oblige? E l’avvocato Coli, servitore di due padroni: comune di Reggio e società della famiglia Alliata Lodetti- Iasoni, come spiega il capestro del project financing per la cittadinanza reggiana???

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