Interdittive antimafia
Il Tar respinge la richiesta di sospensiva della coop Costruttori di Muto

31/8/2016 –  Il Tar di Parma ha confermato, nell’udienza di ieri, la validità delle interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Reggio Emilia a carico della Costruttori società cooperativa di Toano (ora trasferita in provincia di Mantova) e della R.E.A. costruzioni di Reggio Emilia, e ha respinto per entrambe la richiesta di sospensione cautelare.

La Costruttori soc. cooperativa fa capo a Gaetano Muto, figlio dell’importante costruttore mantovano Antonio Muto, coinvolto nell’inchiesta Pesci – ramo lombardo dell’inchiesta Emilia – e mandato assolto in  luglio dal tribunale di Brescia dall’accusa di associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste. Nel maggio 2015 la Costruttori aveva ottenuto l’iscrizione alla whit list quattro mesi dopo l’esplosione delle inchieste Aemilia e Pesci, tuttavia  nel febbraio, cinque mesi prima dell’assoluzione di Antonio Muto,  di quest’anno il prefetto Ruberto ha  disposto la revoca dall’elenco.

Ieri il Tar ha respinto la richiesta di sospensione cautelare. Per il giudice amministrativo nel provvedimento del prefetto Ruberto risulta “adeguatamente motivato il pericolo di infiltrazione mafiosa alla luce dei rapporti sussistenti tra la società ed il sig. Antonio Muto , socio non lavoratore della stessa, nonché del rapporto di convivenza del figlio ed amministratore unico Gaetano Muto con il primo, il quale, al momento dell’adozione del provvedimento di revoca della iscrizione nella white list, risultava rinviato a giudizio” “in concorso con noti esponenti di autonoma articolazione della ndrangheta operante in Emilia Romagna”.

Il Tribunale amministrativo rileva come  “la sentenza di assoluzione di primo grado non possa viziare il provvedimento impugnato in quanto rappresenta una circostanza sopravvenuta”. Inoltre “per giurisprudenza consolidata, condivisa dal Collegio”  la revoca della iscrizione nella whit list “non richiede l’accertamento di responsabilità penali essendo sufficiente la ricostruzione di un quadro indiziario che induca a ritenere possibile che le scelte dell’imprenditore costituiscano un veicolo di infiltrazione delle organizzazioni criminali, quadro indiziario che nella fattispecie, ad una sommaria delibazione, propria di questa fase del giudizio, risulta integrata da elementi fattuali significativi quali la contiguità tra l’odierno amministratore della società ed il padre di questi, socio della impresa e convivente con il primo”.

Di conseguenza, è stata respinta la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento del Prefetto, e il ricorrente è stato condannato al pagamento di ottocento euro di spese.

Anche nel caso della R.e.a costruzioni è stata respinta la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento con cui la Prefettura reggiana, il 25 maggio 2016, ha negato l’iscrizione alla white list delle aziende che possono operare nel “cratere” del terremoto in Emilia.

Il Tar “considerata l’ampia discrezionalità che caratterizza l’azione dell’Amministrazione nella materia”, ha valutato che, “a un primo sommario esame, la misura adottata, avuto riguardo agli elementi assunti a presupposto della stessa, non pare affetta da evidenti profili di incongruità e irragionevolezza”. Da qui l’ordinanza con cui la cortre ha respinto la richeista di sospensiva della Rea. Il Tar dovrà poi pronunciarsi nel merito dei provvedimenti.

 

 

Condividi

Una risposta a 1

  1. Lynsey Rispondi

    25/04/2017 alle 00:05

    Stay with this guys, you’re helnipg a lot of people.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *