Fatture false e riciclaggio in Slovacchia per 24 milioni di euro: indagati a Guastalla un nomade e un ex assessore
Imprenditori reggiani sotto inchiesta

9/8/2016 -Sono  37 sino a questo momento gli imprenditori delle provincie di Bergamo, Brescia, Mantova, Vicenza, Venezia, Padova, Treviso, Trento, Reggio Emilia, Modena, Pordenone e Verbania coinvolti in una grossa operazione antiriciclaggio condotta dalla Guardia di Finanza di Sarnico (Bergamo). Otto gli indagati a vario titolo per le ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta, distruzione od occultamento di contabilità e riciclaggio, nell’ambito dell’operazione “serial withdraval” (prelievi seriali)  avviata nel 2014 e che  ha portato alla scoperta di un giro illegale per 24 milioni di euro, attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture false soprattutto nel commercio dei metalli.

Fra gli indagati Daris Suffrè di 43 anni e Marco Bagni di 57 anni, entrambi di Guastalla, che avrebbero avuto un ruolo chiave nel complesso meccanismo del riciclaggio. Suffrè vive in un campo nomadi, mentre Marco Bagni, avvocato con studio in via Beccaria (posto sotto sequestro preventivo) , è molto conosciuto a Guastalla perché è stato assessore all’istruzione e vicepresidente dell’Ipab. Inoltre ha guidato la Pallacanestro Guastalla. Oltre a metà dell’ufficio, le fiamme Gialle gli hanno sequestrato 8 euro da un conto corente e 3,50 euro da una Postepay.

Bagni, indagato per riciclaggio, fa sapere di essere estraneo all’inchiesta, e di non aver mai emesso fatture e di non essere affatto ricco, anche se nei suoi confronti si parla di prelievi per conto terzi effettuati all’estero per circa 13 milioni di euro.

soldi

Il denaro, secondo le accuse, veniva distratto dai conti di numerose società del nord Italia, veniva girato su conti correnti aperti in banche nella Repubblica Slovacca e li, grazie ad innumerevoli prelievi di contanti, se ne perdevano le tracce.

Al centro della frode la “C.M.B. GROUP” S.r.l. di Grumello del Monte (Bergamo), gestita da D.B., 60enne di Clusone, che aveva il compito di emettere fatture false nei confronti di numerosi imprenditori i quali, col pagamento di tali fatture, prelevavano ingenti somme dalle casse societarie.

Il denaro così distratto veniva poi girato su conti correnti esteri intestati a due «cartiere» di Bergamo e Guastalla, operazione finanziaria che avveniva contabilmente quale pagamento di fatture false.

Le «cartiere», intestate a G.F.C., 77 anni, di Clusone e D.S., 43 anni,  di Guastalla  dopo aver svolto il proprio ruolo di emittenti di fatture false per milioni di euro e di trasferimento delle somme all’estero, sono state  abbandonate senza presentare alcuna dichiarazione e facendo sparire la contabilità.

In questo modo i destinatari delle fatture false – grossi imprenditori lombardi, veneti, trentini, emiliani, friulani e piemontesi operanti nei settori dell’industria meccanica, della fabbricazione di mobili metallici, di minuteria metallica, di radiatori e caldaie,di porte e finestre metalliche e altro – potevano trasferire ingenti somme di denaro all’estero.

Qui i conti così alimentati -venivano costantemente svuotati tramite quotidiani prelievi di denaro contante, che poteva quindi essere rimesso nella disponibilità degli imprenditori stessi, previo un compenso per il “servizio” fornitog dall’organizzazione.

Un ruolo determinante nel riciclaggio del denaro era in capo a M.B., 57enne di Guastalla, e P.L.S., 50 anni, di Sale Marasino (Brescia), che facevano avanti e indietro dalla Slovacchia per prelevare i contanti (sono stati individuati prelievi per importi superiori ai 13 milioni di euro) e concludere quindi il “servizio”.

Un 57enne di Guastalla è stato indagato insieme ad altre sette persone, resesi responsabili, a vario titolo, dei reati di dichiarazione fraudolenta, distruzione od occultamento di contabilità e riciclaggio, nell’ambito di un’operazione antiriciclaggio portata a termine dalla guardia di Finanza di Sarnico (Bergamo).

All’interno della stessa operazione sono finiti nei guai anche i 37 titolari delle società che hanno beneficiato della frode fiscale ed hanno trasferito i soldi all’estero, segnalati ai reparti della Guardia di Finanza territorialmente competenti.

L’operazione della Finanza è arrivata a scoprire il riciclaggio di milioni di euro provenienti da emissione e utilizzo di fatture false nel settore del commercio metalli. Il denaro, distratto dai conti di numerose società del nord Italia, veniva girato su conti correnti aperti in banche nella Repubblica Slovacca e lì, grazie ad innumerevoli prelievi di contanti, se ne perdevano le tracce. Un giro di fatture false per complessivi 24 milioni di euro, più iva per 4,4 milioni di euro, finalizzate, oltre che all’evasione delle imposte, ad un massiccio trasferimento all’estero del denaro ed al conseguente riciclaggio.

Al centro della frode una società di Grumello del Monte, gestita da un 60enne di Clusone, che aveva il ruolo di emettere fatture false nei confronti di numerosi imprenditori i quali, pagandole, prelevavano ingenti somme dalle casse societarie. Il denaro veniva poi girato su conti correnti esteri intestati a due “cartiere” di Bergamo e Guastalla (Reggio Emilia), operazione finanziaria che avveniva contabilmente quale pagamento di false fatture che le “cartiere” a loro volta emettevano alla società di Grumello del Monte. Le “cartiere”, dopo aver svolto il proprio ruolo di emittenti di fatture false per milioni di euro e di trasferimento delle somme all’estero, venivano abbandonate senza presentare alcuna dichiarazione e facendo sparire la contabilità.

Nel meccanismo erano inseriti anche un autotrasportatore bergamasco, con il compito di emettere falsi documenti attestanti il trasporto della merce indicata nelle citate fatture, un commercialista con studio a Bergamo, che forniva il proprio apporto “professionale” nell’organizzazione della frode ed un piemontese residente all’estero, che fungeva da “intermediario” tra chi emetteva le fatture fittizie e chi le utilizzava.In tal modo, le ingenti somme di denaro trasferite all’estero potevano essere rimesse, in contanti, nella disponibilità dei destinatari delle fatture false (tutti grossi imprenditori lombardi, veneti, emiliani, friulani e piemontesi), previo un ovvio compenso per il “servizio” fornito.

Le complesse indagini svolte dalle Fiamme Gialle del Sebino (sviluppate anche tramite l’analisi di tabulati telefonici e accertamenti bancari, in Italia e all’estero) e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bergamo, Antonio Pansa, hanno permesso di accertare un giro di fatture false per oltre 24 milioni di euro (finalizzato sia all’evasione delle imposte, sia un massiccio trasferimento all’estero di denaro ed al conseguente suo riciclaggio). L’operazione si è conclusa con il sequestro preventivo “per equivalente”, disposto dal Gip del Tribunale di Bergamo Ciro Iacomino, di conti correnti, abitazioni, uffici, terreni, autovetture, motoveicoli, quote azionarie, polizze assicurative e altri investimenti di natura finanziaria, riconducibili agli indagati.

 

 

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