Unigreen: perché restare 14 ore fuori casa per 150 euro al mese?
Fiom: proposta indecente il trasferimento a Cremona

15/7/2016 – Vertenza Unigreen:  dopo il ripensamento del gruppo Maschio Gaspardo, che ha chiesto di tornare al tavolo della trattativa, la Regione ha convocato un nuovo incontro tra le parti per lunedì 18, alle 15, nella sede della Provincia di Reggio Emilia.

Lo stabilimento di Roncocesi continua ad essere occupato: lavoratori e sindacati non accettano la chiusura di un stabilimento che va bene  e ha un mercato, da sacrificare in nome dei problemi finanziari del gruppo.

Lo striscione Unigreen in testa al corteo dei metalmeccanici

Lo striscione Unigreen in testa al corteo dei metalmeccanici

“Dall’azienda ci aspettiamo proposte diverse e una disponibilità reale a cercare una soluzione che mantenga il lavoro a Reggio – fa sapere la Fiom di via Roma – I lavoratori hanno già bocciato la proposta aziendale e la bocceranno di nuovo se non cambierà di sostanza”.
Dopo aver proposto il trasferimento delle produzioni in Friuli (che avrebbe significato il licenziamento dei lavoratori reggiani), ora la Maschio Gaspardo chiede ai lavoratori della Unigreen di lavorare a Cremona.
Ma per il sindacato  anche questa è una proposta “indecente”. Perchè andare tutti i giorni a Cremona “per i reggiani significa uscire di casa alle 6 del mattino e tornare non prima delle 19,30, sempre che non trovino  traffico in autostrada”. sostiene la Fiom.
“Chiedere ad un genitore di stare 13/14 ore fuori casa significa sconvolgere la vita ad una famiglia – sottolinea Marcello Vita della Rsu Unigreen – Torneremmo a casa solo per dormire. Come si fa a non pensare che sia un modo per farci desistere e dimettere in pochi mesi?”.
Inoltre “ad accentuare la preoccupazione e l’incertezza  ci sono le dichiarazioni dell’amministratore delegato che ha già comunicato che anche la produzione dello stabilimento cremonese verrà a sua volta spostata in provincia. E’ impossibile accettare un trasferimento sapendo già che tra poco ce ne sarà un altro che probabilmente aumenterà la distanza da casa”.
L’azienda propone una indennità di circa 150 euro netti al mese,  “ma il problema non è retributivo- afferma  Ciro D’Alessio della Fiom – Il  diritto ad una vita dignitosa che non si può comprare con qualche soldo in più”.
Come se non bastasse la Maschio Gaspardo farebbe guidare i pulmini per le trasferte agli stessi lavoratori, ma “nessun lavoratore si prenderà mai la responsabilità della vita di dieci colleghi guidando per oltre un’ora su autostrade trafficate e dopo una lunga giornata di lavoro” .
“In questi anni molti lavoratori sono rimasti senza lavoro e hanno fatto sacrifici per sostenere le proprie aziende in crisi,  ma qui stiamo parlando di un’azienda che non è in crisi – sottolinea  Simone Vecchi della Fiom reggiana – Questo stabilimento ha un buon margine operativo, ha un portafoglio ordini migliore della media di settore, ma l’azienda risponde esclusivamente alle banche e logiche finanziarie. Lo scopo è far dimettere i lavoratori, risparmiando cosi costo del lavoro, ed aumentare i margini che andranno alle banche”.

“I lavoratori hanno dato mandato alla Fiom di proseguire la lotta fino al raggiungimento dell’accordo. Abbiamo la solidarietà degli stabilimenti di Morsano e Campodarsego e oggi molti lavoratori di Cremona sono persino venuti a Roncocesi, se l’azienda continuerà a fare proposte irricevibili si moltiplicheranno le nostre visite nel padovano”.

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