Unigreen, rotte le trattative: chiusura confermata, l’occupazione va avanti
Dove sono gli industriali reggiani?

14/7/2016 – Drammatica rottura del tavolo negoziale in Provincia sulla sorte dello stabilimento Unigreen di Roncocesi (Reggio Emilia), che il gruppo Maschio Gaspardo intende chiudere l’unità produttiva. L’occupazione, dunque, continua.

Nell’incontro con la Fiom e i delegati dei lavoratori l’azienda la proprietà   ha confermato di voler chiudere lo stabilimento reggiano e di spostare la produzione a Cremona.  Il piano iniziale prevedeva il trasferimento in Friuli. Unica concessione, il rinvio del piano da settembre a giugno. Conmunque, il gruppo Maschio Gaspardo ha dichiarato che non tornerà al tavolo se non cesseranno occupazione e presidio col blocco dei cancelli.

Lo striscione Unigreen in testa al corteo dei metalmeccanici

Lo striscione Unigreen in testa al corteo dei metalmeccanici

“Una decisione che continua a non apparire supportata da una condizione di crisi reale -denuncia la Fiom reggiana – L’azienda ha presentato alle istituzioni e alle organizzazioni sindacali un resoconto economico dal quale si evince uno stato di “buona salute” dello stabilimento che si vuole dismettere”.

L’azienda vuole ridurre i costi e vuole farlo spostando la produzione – afferma il sindacalista Simone Vecchi – A un nostro a ricercare delle soluzioni per ottenere la stessa riduzione di spesa attraverso un recupero di efficienza, una riorganizzazione del lavoro e un nuovo stabilimento, i dirigenti della Maschio Gaspardo  hanno comunque dato una risposta negativa”.

Ci è stato anche comunicato che non vi saranno ulteriori incontri se non cesseremo lo sciopero e il presidio. I lavoratori uniti hanno però deciso in assemblea che lo sciopero proseguirà e l’obiettivo della lotta rimarrà quello di mantenere i posti di lavoro sul territorio”.

Nell’incontro sono state spiegate le ragioni oggettive che impedirebbero ai dipendenti lo spostamento su Cremona: spiegazioni che l’azienda non ha preso in considerazione, ribadendo soltanto la possibilità di un differimento del trasferimento da settembre a gennaio prossimo,  che ovviamente non cambia lo stato delle cose – continua il sindacalista –. La sensazione diventa quella che si tratti di un licenziamento mascherato davanti al quale i lavoratori non hanno intenzione di arrendersi. Nei prossimi giorni – ha concluso Vecchi – proporremo nuove forme di mobilitazione coinvolgendo anche gli stabilimenti nelle altre Regioni”.

Insomma, la vertenza è a un puntomorto, ma i lavoratori vanno avanti della lotta, e , anzi, preannunciano azioni ancora più intense: del resto ne va del loro futuro, e non accettano che un’azienda che funziona debba essere chiusa per i problemi finanziari accumulati altrove. Intanto ai lavoratori Unigreen è arrivata anche la solidarietà del presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e del presidente della Provincia, Gianmaria Manghi.

Va rilevato invece il persistente silenzio delle associazioni imprenditoriali, che assistono senza battere ciglio a un’operazione che impoverisce il tessuto economico reggiano provocando non pochi danni alle stesse imprese che lavorano nell’indotto Unigreen. Se ci sono, al di là delle chiacchiere sui massimi sistemi, battano un colpo.

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