Stress test, la sentenza
Dramma Mps: è la peggiore in Europa. Unicredit nelle ultime 10 con Deutsche Bank
Bene Intesa, Banco Popolare e Ubi

30/7/2016 – I risultati degli stress test su 51 banche europee, diffusi ieri sera da Francoforte, sono drammatici per Banca Montepaschi, la maglia nera in Europa. E’ l’unica ad avere sotto lo zero (-2,44%) il  coefficiente di solidità patrimoniale Cet 1 nello “scenario avverso”, vale a dire nell’ipotetica situazione peggiore in cui sidovessero incrociare un baslzo in avanti delle spread , un altro crollo dei valori immobiliari e l’esplosione dei crediti in sofferenza. Nel 2015 la soglia minima era del 5,5, sotto la quale sarebbero scattati provvedimenti immediati della Bce.

La sede della Bce a Francoforte

La sede della Bce a Francoforte

In questo scenario tre delle cinque banche italiane sotto esame passano abbastanza bene gli stress test europei, anche se tutte sotto la soglia del 10,5 fissata per ilsistema italiano: sono Intesa San Paolo, la migliore, Banco Popolare e Ubi Banca. Ma Mps e Unicredit sono fra i 10 istituti peggiori, insieme alle tedesche Deutsche Bank (per la quale è da tempo scattato un warning perl’elvatissimo livello dititoli derivati in portafoglio)e Commerzbank.  Unicredit e Mps sono fra i 10 peggiori.

L’annuncio dell’aumento di capitale e della maxi-cessione di crediti deteriorati, annunciati ieri in extremis dal cda Montepaschi (mentre sono sul tavolo offerte di JP Morgan e di un pool di fondi americani coordinato da Corrado Passera col sostegno di Ubs) dovrebbe frenare l’impatto della bocciatura sul valore di Borsa. Ma certo, per la gloriosa banca senese – la più antica del mondo, distrutta dalla politica di oggi – si preparano altri giorni di passione.

 

Situazione  diversa per Unicredit, che nello scenario avverso è al 7,10% a ma si colloca comunque al quarto peggior posto fra i 51 istituti europei per capitale su base transitoria, e alla sesta peggiore nello scenario avverso. Si atttendono decisioni tempestive dal nuovo Ceo Jean-Pierre Mustier, e certo neppure la fondazione Manodori di Reggio Emilia, che ha gran parte del patrimonio inchiodato in titoli Unicredit, può permettersi di andare in vacanza. Dovra fare sentire la sua voce di azioni di rilievo,  che rappresenta gli interessi di un’intera città.

Si rivela  in buona salute Intesa Sanpaolo, che rispetterebbe le condizioni della vigilanza anche nello scenario avverso (10,21% di CEt1) e a maggior ragione in quello base (12,80%).

Se la cava bene, a sorpresa dopo recenti e discusse indiscrezioni, il Banco Popolare (9,05% nello scenario avverso). Tiene bene Ubi (8,85% nello scenario peggiore).

Intanto, via libera all’aumento di capitale da 5 miliardi di Mps. Lo si legge nel piano approvato dalla banca. Il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 5 miliardi di Mps è stato firmato ed è condizionato al buon esito del deconsolidamento degli Npl e dell’attività di pre-marketing. Lo annuncia la banca, precisando che le banche sono JpMorgan e
Mediobanca (Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners) e Santander, Bofa Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs (Co-Global Coordinators e Joint Bookrunners).

IL COMMENTO DELLA BANCA D’ITALIA

“Nonostante la severità dell’esercizio e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane comprese nel campione EBA mostrano una buona tenuta. Per queste banche (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e UBI Banca) l’impatto ponderato sul capitale (CET1) derivante dallo scenario avverso è pari a 3,2 punti percentuali a fronte del 3,8 per cento della media del campione EBA. Comprendendo anche il Monte dei Paschi, l’impatto sarebbe, in termini ponderati, di 4,1 punti percentuali.

– Il Monte dei Paschi di Siena, che supera il test nello scenario di base, mostra nello scenario avverso un risultato negativo. Le condizioni del Monte dei Paschi di Siena sono da tempo all’attenzione dell’SSM. Dal novembre del 2013 il gruppo è sottoposto a un piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione europea, tuttora in corso, durante il quale sono stati conseguiti risultati notevoli, sul piano della razionalizzazione organizzativa e dell’abbattimento dei costi.

– Circa la metà della complessiva riduzione di capitale registrata dal Monte dei Paschi è attribuibile alla diminuzione del margine di interesse; la restante parte è dovuta all’incremento delle deduzioni patrimoniali e delle perdite su crediti e alle svalutazioni sui titoli di Stato detenuti nel portafoglio AFS. Per due terzi circa l’impatto a conto economico è dovuto alla riduzione del margine di interesse. In particolare, l’entità dello shock idiosincratico (pari a 220 punti base), commisurato al rating di partenza della banca (B-), è di gran
lunga superiore a quello previsto per banche con rating migliori (25 punti base, per le banche con rating AAA), specie se si considera che tale shock produce i suoi effetti per tre anni consecutivi.

– Il Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi ha oggi deliberato un piano che prevede la cessione dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza e un aumento di capitale fino a 5 miliardi, che consentirà di incrementare significativamente gli accantonamenti sui
restanti crediti deteriorati. Per effetto di tale operazione, la banca deterrà prestiti deteriorati – ma non in sofferenza – in linea con quelli medi del sistema bancario italiano. Il patrimonio di Vigilanza della banca si manterrà sugli attuali livelli e la redditività potrà risentire di miglioramenti sia sul fronte dei costi della provvista e del credito sia su quello del rendimento dell’attivo e della liquidità”.

(approfondimento dal sito della Banca d’Italia)

UNICREDIT: VALUTEREMO ULTERIORI MISURE

Nella nota con cui Unicredit rende noti i risultati dello stress test l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier sottolinea che la banca lavorerà con la vigilanza della Bce “per capire fino a che punto azioni manageriali credibili possano compensare parte dell’impatto dello scenario avverso”. Unicredit collaborerà con l’Ssm anche “per valutare l’impatto dei risultati su piani di capitale forward looking di UniCredit e la sua capacità di soddisfare le necessità di fondi propri” nonché “per determinare se siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale di UniCredit”.

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