Strategia dell’inconcludenza? Confcooperative strattona il sindaco e Unindustria: “Tornate sulla terra e rispettate chi lavora”
“Basta con gli appalti senza regole. E l’innovazione deve essere per tutti”

30/6/2016 – Molte chiacchiere e visioni elevate, ma distanza dai problemi urgenti di oggi. Con parole educate però chiare il nuovo presidente di Confcooperative di Reggio Emilia, Matteo Caramaschi, stronca il dibattito – su iniziativa della Gazzetta di Reggio – che ha preso corpo tra il sindaco Luca Vecchi e il presidente di Unindustria Mauro Severi. Dibattito non conflittuale, ma  duplice faccia della stessa medaglia, dopo che col suo discorso all’assemblea annuale degli industriali Severi ha chiesto ai poteri locali un “Piano Strategico”, e soprattutto ha  rivendicato per Unindustria un ruolo privilegiato nell’attuazione dei grandi progetti: dalle ex Reggiane a Mancasale; dall’Arena Grandi Eventi alla Reggia di Rivalta; dai Chiostri di San Pietro al completamento del Campus San Lazzaro sino al piano del centro storico e la gestione del Centro Onco Ematologico.

Da sinistra: Mauro Severi, Lisa Ferrarini e il presidente di Confindustria Vincenzo Bocci all'assemblea di Unindustria al Valli

Da sinistra: Mauro Severi, Lisa Ferrarini e il presidente di Confindustria Vincenzo Bocci all’assemblea di Unindustria al Valli

Si riaffaccia insomma la vecchia idea della “cabina di regia”, ma in una versione ristretta. Ed è proprio ciò che sembrano temere gli attori economici e sociali di Reggio:  non ci stanno ad essere esclusi da un asse privilegiato, una logica oligarchica, tra piazza Prampolini e via Toschi.

Da qui l’invito, piuttosto perentorio, del presidente di Confcooperative:  “Allarghiamo il dialogo sul futuro della città sia in termini di soggetti coinvolti sia di temi, uscendo dalle visioni molto alte e generali che rischiano, poi, di essere smentite da inconcludenza e distrazione sulle cose già oggi necessarie, urgenti e possibili”.

Matteo Caramaschi

Matteo Caramaschi

Matteo Caramaschi, insomma, non è Giuseppe Alai e lo fa sapere senza giri di parole. Ed è singolare che l’invito a uscire dalla logica dei salotti, rivolto dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia alla platea degli industriali reggiani che hanno gremito il teatro Valli per l’assemblea annuale, venga raccolto più che da Severi, dal presidente della centrale cooperava “bianca”.

Il principale rischio individuato da Caramaschi è, appunto, l’inconcludenza dietro all’enunciazione delle visioni “pur ineccepibili” di cambiamento e di innovazione.

  “Un confronto sul futuro della città – scrive il numero 1 di largo Gerra – in cui sentiamo usare le parole che sono i fatti quotidiani delle imprese cooperative (l’occuparsi di persone, di comunità, di lavoro, del benessere degli individui e delle famiglie, di relazioni solidaristiche e d’impresa), ma che ci pare emblematico della difficoltà di tradurre in fatti concreti le ineccepibili visioni. Si parla di umanizzazione, di territorio, di economia sociale come fattori di competitività, poi  non ci troviamo agli stessi appuntamenti minimi e concreti in quelle direzioni”.
“In tema di lavoro, ad esempio – spiega il presidente di Confcooperative – come è possibile parlare di qualità del lavoro e di innovazione in totale assenza di accordo serio e rigoroso (che chiediamo da anni) fra committenti (spesso gli industriali) e fornitori di servizi (spesso cooperative) sulla giusta retribuzione ai lavoratori della logistica, delle pulizie, del facchinaggio?”. “Le cooperative associate che vogliono applicare i giusti contratti – sottolinea  – confermano che a Reggio non si trovano appalti per chi rispetta queste regole, e così vincono imprese, cooperative e non, tanto low cost quanto fasulle. C’è un mondo industriale e istituzionale disponibile a parlarne?”.
E ancora: “In materia di relazioni e distretti,  si parla di ecosistema socioeconomico e sussidiarietà circolare, quando invece per la gara dell’economia globale, nel decennio che ha preceduto l’attuale crisi,  si sono seguite strade che hanno rotti i legami di filiera produttiva tra imprese grandi, medio-piccole, artigianali, senza riguardo a relazioni di sistema e territorio. Tutto questo quando ancora non c’era da fronteggiare un’emergenza, ma, semmai, si è pensato solo a massimizzare profitti”.

 “Analogamente e sempre a titolo d’esempio – aggiunge Caramaschi – possiamo giustamente parlare dei successi di Reggio Children e delle migliaia di persone che ogni anno attrae da tutto il mondo, ma allora si dovrà pur parlare anche di come dare sollievo alle cooperative educative che, pur orgogliose di collaborare nella gestione delle scuole dell’infanzia reggiane, sono sempre più chiamate a farlo con risorse inadeguate che mettono a rischio la loro tenuta”.
“Ugualmente – osserva il presidente di Confcooperative – potremmo parlare di REI (Reggio Emilia Innovazione) chiedendoci quando effettivamente – e non sulla carta – diventerà luogo di trasferimento di innovazione tecnologica per tutti; potremmo parlare più concretamente di Crpa, eccellenza di ricerca da tutelare con l’interesse di tutta la città e della quale, invece, non sentiamo parlare o, ancora, di Tecnopolo per valutarne funzioni, esiti e prospettive, ma per questo occorre che le alte visioni e le ineccepibili visioni si misurino meglio con il possibile e con ciò che ciascuno è disponibile a mettere in campo in termini di responsabilità e progetti condivisi”. 
“Come Confcooperative – conclude Caramaschi – ci auguriamo allora che il dibattito sul futuro della città si allarghi per temi concreti e per prospettiva, che significa, ad esempio, parlare dello sviluppo di tutto il territorio provinciale, di cui il capoluogo è parte e può essere traino se rinuncia ad esserne l’ombelico o il concentrato in termini di servizi e opportunità, rischiando di impoverire, invece che servire, il resto del territorio e i suoi centri più distanti dal capoluogo”.

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