La ndrangheta colpita nei patrimoni
Sequestrata la casa di Roberto Turrà, condannato a 9 anni e 6 mesi nel processo Aemilia

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8/7/2016  – Nei giorni scorsi la Polizia di Reggio Emilia, con l’ausilio degli ufficiali giudiziari, ha eseguito un sequestro preventivo, disposto dal Tribunale, a carico dell’imprenditore edile Roberto Turrà, 42 anni, originario di Cutro ma reggiano a tutti gli effetti. E’ attualmente in carcere, condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione nel rito abbreviato del  processo Aemilia.

I beni sequestrati consistono nell’appartamento di 4 vani e mezzo dove vive la famiglia di Turrà, in via Franklin 8, un garage in città e alcuni oggetti di pregio tra orologi e monili. Il valore complessivo è di 180 mila euro.

La polizia in via Franklin

La polizia in via Franklin

 

Proprio in via Franklin, nel dicembre 2013, Roberto Turrà fu gambizzato con due colpi d’arma da fuoco. Nel 2006 era stato accusato di aver messo una bomba sulla finestra di conoscente, per ragioni economiche. Inoltre lui e il fratello riuscirono a recuperare un escavatore, secondo gli inquirenti, grazie all’intervento di Nicolino Sarcone e di Nicolino Grande Aracri.

Con questa operazione – ha spiegato  dottor Antonio Stavale, responsabile del nucleo misure di prevenzione della Questura – “andiamo avanti nell’attività  volta a contrastare e acquisire i patrimoni accumulati illegalmente dalla ndrangheta, e in particolare dal clan Grande Aracri. Perchè certi personaggi  l’arresto e un certo periodo in carcere lo mettono in conto, mentre il sequestro dei patrimoni  costituisce per loro un’amara sorpresa”.

Il dottor Antonio Stavale e la dottoressa Abbate

Il dottor Antonio Stavale e la dottoressa Abbate

 

Il sequestro a carico di Roberto Turrà è stato effettuato d’intesa con la Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Ciò dopo aver vagliato i “requisiti oggettivi e soggettivi”: da un lato i precedenti giudiziari, tra cui una condanna per rapina in concorso, violazioni delle norme possesso di armi e anche lesioni personali; dall’altro la “sproporzione tra beni di proprietà (o detenuti) e i redditi dichiarati, quasi inconsistenti”.

Da qui la proposta di sequestro inoltrata dal questore Isabella Fusiello al Tribunale di Reggio Emilia, che ha deliberato nelle scorse settimane, e infine l’esecuzione del sequestro di pochi giorni fa.

GUARDA IL FILMATO http://www.poliziadistato.tv/c_prHAkoRO95

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