Via libera al comune unico S. Ilario-Campegine-Gattatico
La legge regionale approvata in commissione
A sorpresa Gattatico capoluogo
Nome da scegliere tra Campidenza, Pianure Matildiche e Tannetum

6/7/2016 – Approvata dalla commissione Bilancio, affari generali e affari istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli, la proposta di legge regionale in merito all’istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Campegine, Gattatico e Sant’Ilario d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, di cui è relatore Yuri Torri di Sel. Relatore di minoranza è Gabriele Delmonte (Ln). Hanno votato a favore degli articoli che compongono il progetto di legge i gruppi Pd e Sel, mentre si sono astenuti i gruppi Ln, M5s e Fdi-An.

Alla proposta di fusione dei tre Comuni reggiani è allegata la proposta referendaria che si compone di due quesiti, quello relativo all’istituzione di nuovo Comune e quello sulla sua denominazione, da scegliere fra: a) Campidenza; b) Pianure Matildiche; c) Tannetum (nome romano di Taneto di Gattatico, dove sorgeva una città).

Al progetto di legge è stato presentato dall’assessore al Riordino istituzionale, Emma Petitti, un emendamento, approvato a maggioranza, che, su proposta dei tre Comuni, individua la sede del nuovo Comune in quella del Comune di Gattatico.

Per Gabriele Delmonte (Ln) la proposta di legge d’iniziativa della Giunta, appena depositata, finalizzata a modificare i criteri di valutazione del voto referendario previsti dalla legge regionale in materia di fusioni di Comuni, rischia di avere ricadute sul percorso di fusione in questione.

Igor Taruffi (Sel), ricordando come la necessità di modificare la legge regionale vigente sulle fusioni di Comuni fosse stata manifestata trasversalmente da tutti i gruppi assembleari, ha risposto a Delmonte che “le modifiche, se approvate, avranno effetto solo per i processi di fusione a venire e non si applicheranno a quelli in corso”.

Tommaso Foti (Fdi-An) ha contestato la risposta di Taruffi, evidenziando come la sovrapposizione legislativa, senza la previsione di norme transitorie di raccordo, sia inevitabile e presti il fianco a possibili ricorsi.

Per Andrea Bertani (M5s) il progetto di legge della Giunta, ancorché opportuno, “spariglia le carte in tavola anche per quanto riguarda la valutazione del risultato dei referendum consultivi connessi con i progetti di legge di fusione in corso”.

FUSIONI DEI COMUNI: NUOVO PROGETTO DELLA GIUNTA REGIONALE

6/7/2016 – Maggiore peso al volere dei cittadini espresso nei referendum consultivi, l’introduzione anche della fusione per incorporazione, la garanzia per le amministrazioni locali di non perdere i finanziamenti disponibili se la fusione avviene nell’ambito di grandi Unioni di Comuni e la possibilità di ridefinire gli ambiti territoriali ottimali.
Sono le principali novità previste nel progetto di legge varato dalla Giunta regionale con lo scopo di  favorire i percorsi di fusione e unione dei Comuni in Emilia-Romagna, testo che semplifica le norme regionali in materia e che ora passa all’esame dell’Assemblea legislativa.
In particolare, la proposta  introduce disposizioni sui referendum consultivi nei Comuni; disciplina le fusioni per incorporazione (in attuazione della legge 56/2014); introduce modalità di armonizzazione degli strumenti urbanistici dei Comuni preesistenti alle fusioni e, infine, regola l’Osservatorio regionale delle fusioni quale organismo di presidio a cui partecipano automaticamente rappresentanti di tutti i nuovi Comuni nati da fusione.

Per quanto riguarda i referendum consultivi, le nuove norme prevedono esplicitamente che il progetto di legge di fusione tra più Comuni non possa essere approvato dall’Assemblea legislativa regionale qualora il ‘no’ prevalga sia fra la maggioranza degli elettori dei territori interessati sia nella maggioranza dei singoli Comuni, mentre si stabilisce che debbano esprimersi i Consigli comunali nel caso, invece, siano discordanti la volontà espressa dalla maggioranza complessiva dei cittadini e quella espressa dalla maggioranza dei Comuni.

Il progetto introduce anche aggiornamenti alla legge regionale n.21/2012, con la quale è stato disposto l’ultimo riordino territoriale, per sostenere i processi di fusione che si verifichino all’interno di grandi Unioni di Comuni, favorendo la prosecuzione dell’attività associativa dell’Unione senza che la stessa sia penalizzata nell’accesso agli incentivi finanziari durante la complessa fase di avvio del nuovo Comune, nella quale, in buona sostanza, non verranno persi i finanziamenti.
Con riguardo agli ambiti territoriali ottimali, viene poi regolata la possibilità, anche per l’anno 2016 (come già avvenuto nel 2015), di ridelimitare quelli composti da almeno 10 Comuni su concorde richiesta di almeno due terzi degli stessi motivata dall’esigenza di creare ambiti maggiormente coesi e più rispondenti alle finalità del riordino; vengono anche dettate norme speciali derogatorie nel caso di fusioni con il proprio ambito territoriale ottimale.

Le fusioni in Emilia-Romagna
Il primo gennaio 2016 sono nati in Emilia-Romagna 4 Comuni da fusioni, al posto dei 10 preesistenti: Ventasso (Re), Alto Reno Terme (Bo), Polesine Zibello (Pr) e Montescudo-Monte Colombo (Rn). Questi si sono aggiunti ai primi 4 nuovi Comuni unici istituiti in precedenza: Valsamoggia (Bo), Fiscaglia (Fe), Sissa Trecasali (Pr) e Poggio Torriana (Rn).
Grazie alle fusioni in Emilia-Romagna vi sono attualmente 334 Comuni (erano 348 nel 2013). Ad oggi sono 6 gli iter legislativi di fusione in corso (che coinvolgono 16 Comuni in totale) e oltre 50 gli Enti in cui sono stati avviati dibattiti per nuovi processi di fusioni.

Contributi
Ammontano a 10,8 milioni (di cui 3,1 della Regione) i contributi totali a disposizione nel 2016 per tutti gli 8 Comuni nati da fusione.
Inoltre, sono previsti 15,8 milioni (di cui 8 regionali) anche per le Unioni dei Comuni in Emilia-Romagna./ BG

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4 risposte a Via libera al comune unico S. Ilario-Campegine-Gattatico
La legge regionale approvata in commissione
A sorpresa Gattatico capoluogo
Nome da scegliere tra Campidenza, Pianure Matildiche e Tannetum

  1. Giacomo Giovannini - Grande Reggio - Progetto Reggio Rispondi

    06/07/2016 alle 13:32

    A leggerla così sembra che tra un astruso acronimo ed una dizione latina si voglia indirizzare l’elettorato su dizioni (pianure matildiche) che sanno freddamente di unioni di comuni.
    Perchè non semplicemente Taneto?
    ma soprattutto chi sono gli artefici di tali amenità toponomastiche?

    • Fausto Poli Rispondi

      07/07/2016 alle 07:23

      Se mi permette, conviene che pensiate ai problemi di Reggio Emilia. A cominciare da far sciogliere il Comune di Reggio per andrangheta.

  2. Fausto Poli Rispondi

    07/07/2016 alle 07:22

    Ma e’ semplicemente Tannetum, il nome della frazione in epoca Romana. Quanta cultura !

    • Pierluigi Rispondi

      07/07/2016 alle 07:52

      Come al solito fa le pulci agli altri, e non capisce.

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