Monumento megalitico con scanalature e coppelle
Eccezionale scoperta del Cai nella valle del Tassaro

9/7/2016 – La valle del Tassaro, nel Comune di Vetto, non cessa di riservare sorprese. La valle, area Sic (Sito di interesse comunitario), è uno degli ambienti naturali più belli dell’Appennino emiliano, frequentato da amanti della montagna, visitatori della rocca di Crovara e dei borgi circostanti, ed escursionisti che percorrono i bellissimi sentieri tracciati dal Cai reggiano. Anche il Comitato Scientifico del Cai ne fa spesso meta delle sue ricerche: l’area offre molti spunti per rintracciare documentazioni che abbracciano un vasto arco temporale.

Durante una recente escursione del Comitato Scientifico è stata fatta un’interessante scoperta: su una parete di arenaria lunga una decina di metri e alta quattro, inclinata di circa 45°, ed+ orientata in base all’asse elio termico, vi sono sette canalette, scolpite per tutta lunghezza nella roccia, per una profondità di 10 cm x 10, quasi equidistanti e intervallate da piccole conche artificiali. La roccia incassante è costituita da arenaria a grana fine, compatta, che si immerge in direzione ovest.

Il monumento megalitico con scanalature e coppelle allineate scoperto dal comitato scientifico del Cai Reggiano nella valle del Tassaro

Il monumento megalitico con scanalature e coppelle allineate scoperto dal comitato scientifico del Cai Reggiano nella valle del Tassaro

Sulla superficie rocciosa, oltre alle solcature, sono anche state rilevate incisioni riconducibili a piccole vasche, coppelle ed altri segni problematici. Un monumento megalitico ricco di incisioni rupestri, come quelle del monte Bego o della Val camonica.

La roccia, sottolinea il Cai reggiano,  era completamente coperta di muschio e nascosta dalla vegetazione ed è stato arduo liberarla. Tutt’attorno alla parete di arenaria che reca le solcature, sono stati rilevati muretti a secco, allineamenti di rocce ed altri elementi testimoniali che concorrono a manifestare il particolare interesse del sito.

Avuta una visione d’insieme del luogo, sono cominciate le ipotesi sull’uso e sull’età delle incisioni, ma senza risultato. Sono anche stati intervistati gli anziani del luogo nella speranza di antiche memorie, ma con risposte troppo vaghe.

A cura del Comitato Scientifico del Cai sono state quindi avviate delle ricerche specialistiche, chiamando alcuni esperti per poter giungere ad una migliore interpretazione di queste enigmatiche sculture, che possono aprire nuovi interessanti scenari culturali nella media montagna reggiana.

Non si può escludere che si tratti di un osservatorio arcaico, con menhir astronomicamente allineati. I canali e le coppelle potrebbero costituire un calendario lunare sulla pietra. Ma sono solo ipotesi: è necessaria una campagna di ricerche, in primo luogo di tipo archeoastronomico, mettendo a confronto il sito con altri simili in Europa.

Intanto complimenti al comitato scientifico del Cai per la scoperta di eccezionale rilievo.

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