Minacce a Catia Silva,il Pd ora presenterà le sue scuse?

10/7/2016 – Nessuna chiamata di solidarietà, nemmeno una telefonata di scuse per Catia Silva da parte del Partito Democratico, a ogni livello.

L’esponente leghista del Carroccio, oggi responsabile legalità a livello regionale, ha subìto minacce, intimidazioni e danneggiamenti per anni a causa delle sue denunce dei legami tra mafia, politicanti e amministrazione a Brescello (e infatti il consiglio comunale è stato sciolto per condizionamento mafioso); e per anni il Pd ha contribuito attivamente a relegarla in un isolamento politico, anche quando da consigliera comunale fu affrontata e minacciata pubblicamente da Salvatore Grande Aracri,  figlio del capo clan di Brescello e nipote del boss cutrese Nicolino Grande Aracri.

Gianluca Vinci, Catia Silva e Matteo Melato

Gianluca Vinci, Catia Silva e Matteo Melato

In questi giorni il Gup di Bologna ha rinviato a giudizio Alfonso Diletto (condannato nel rito abbreviato del  processo Aemilia) per l’ipotesi di tentata violenza privata e Salvatore Grande Aracrie altri tre per minacce nei confronti di Catia Silva, in relazione ai fatti avvenuti tra la fine del 2009 e il Marzo 2010. Il processo sarà celebrato a Reggio Emilia in ottobre.

Ma dal Pd nessun segno di vita, a conferma che questo partito – dopo aver coperto per anni una situazione intollerabile a Brescello, e aver ritardato per sedici mesi le dimissioni dell’ex sindaco Marcello Coffrini – non è in grado nemmeno di fare una sana autocritica. Ma non c’è da meravigliarsi, visto che governa ininterrottamente Brescello da 70 anni, che ha consegnato la cittadina di don Camillo alla dinastia Coffrini,  avvocati di fiducia degli enti locali reggiani  , e ha lasciato che le metastasi della ndrangheta arrivassero a invadere l’amministrazione locale.

Non c’è capacità di autocritica, ma neppure senso di vergogna. Perciò ha gioco facile il commissario provinciale della Lega Nord, Matteo Melato, che all’indomani del rinvio a giudizio dei 5 cutresi di Brescello, a denunciare il silenzio dei democrat reggiani. Tanto più che in quasi tutti i consigli comunali, con una scusa a con l’altra, si sono rifiutati di condividere i documenti in solidarietà con Catia Silva.

“Quello di Catia Silva è stato un lavoro coraggioso – scrive Melato – e il movimento le è sempre stato fianco in questi mesi organizzando anche una marcia antimafia nella cittadina di Don Camillo e Peppone. Tuttavi la battaglia per estirpare le infiltrazioni nel nostro territorio non finisce qui”,  avverte Melato.

Il rinvio a giudizio è una di quelle notizie per le quali “tutte le forze politiche dovrebbero esprimere soddisfazione, in quanto il pericolo mafia è un problema che tocca tutti i cittadini”. Ebbene “in questi mesi, attraverso i nostri consiglieri comunali, in tutta la provincia avevamo fatto presentare un ordine del giorno in cui si chiedeva alle giunte di esprimere solidarietà alla nostra consigliera Catia Silva ma , a parte rare eccezioni, tutte le giunte del Pd avevano respinto l’ODG presentato adducendo varie giustificazioni. E oggi come allora, dopo i rinvii a giudizio, dal Pd in nessuna sua carica, è arrivata a Catia Silva o alla Lega Nord una chiamata di solidarietà o di scuse per l’errore compiuto a suo tempo tempo” Un grave errore politico, conclude Melato, e per questo  “la battaglia di Catia Silva e della Lega Nord non si fermerà e proseguirà per le liberare le nostre terre.”

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